1. andare in ricognizione per periferie romane. per valutare collegamenti, luce, atmosfera, e vedere la fattibilità di prendere casa in ognuno di questi angolini di città. vedere se mi ci vedo, immersa per le strade di uno o dell’altro quartiere. ché questo mi ha stufata, non mi va più, voglio cambiare aria. in linea del tutto teorica: la pratica è (quasi ufficialmente, a ‘sto punto) rimandata a settembre.
2. passare qualche ora al negozio di tamara. a spettegolare, ridere delle assurdità di certi annunci immobiliari, stupirmi della grevità della ggente.
3. entrare nel trip della cucina della domenica pomeriggio e preparare il polpettone di tonno, la salsina di yogurt e basilico, il frappè di pesche col gelato al limone.
4. pulire e lavare i pavimenti, piegare e stirare i panni, mettere ordine in giro per casa cercando di fare ordine anche nel cervello – e non sapendo se è più difficile l’una o l’altra cosa.
5. guardare la serie di romanzo criminale lavorando la sciarpa all’uncinetto tunisino. romanzo criminale è figo e la sciarpa è arancionissima, cicciona, morbida e quasi pronta.
6. tornare al lavoro e dover rifare tutto un layout per cause non imputabili a me. oh rrrrabbia.
(rinfresca. passano i giorni. aumenta la stanchezza, ma si avvicinano le ferie. se dio vuole. insomma.)
(sìì, sì, ok, vado a dormire.)