e all’improvviso, senza sapere quando è successo né come né dov’ero io quando è successo, è marzo. rispuntano dagli armadi il giacchetto leggero da piccolo ammiraglio, le scarpe grigie di mezza stagione, rispunta il sole fuori dalle finestre in certe giornate che sarebbe da mollare tutto all’una e andare a leggere al parco fino a sera.
e tutto intorno a me i contorni del mondo brillano, scintillano lucidi come cosparsi di qualcuna delle polverine brillanti di lush, e questa volta no, non è la primavera. è qualcos’altro, qualcosa a cui non mi abituo e di cui continuo ad essere incredula. ché a tanta bellezza, tanta dolcezza non sono abituata, ma siete sicuri che sia tutto per me? che sia per me quella voce al telefono che si emoziona a sentire la mia, che siano per me i programmi, i sogni, le coccole, la voglia di quotidianità senza se e senza ma? no, perché guardate, io ero proprio quella dei se e dei ma, quella troppo impegnativa per, quella dei giri contorti per non ottenere mai niente – e allora ecco, se è uno sbaglio ditelo prima. prima che ci faccia la bocca (che poi ce l’ho già fatta), prima che mi abitui sul serio, prima che sia troppo tardi.
è tutto troppo bello, perfetto, naturale. ho per me il mio pescatore di asterischi, e non voglio lasciarlo andare via. mai più.
[il pescatore di asterischi]
3 commenti »
già siamo al “mai più”???? ah però ![]()
Hai visto Pitzi, hai fatto risvegliare la primavera!!
napoli, ungherese, ‘nduja, ventricina, soppressata, sartizzu, corallina. Siano benedette tutte le fette di salame del mondo :*
@candide: hah! un asterisco! l’ho visto!
@selkis: eh sì eh! ho sovvertito l’ordine delle stagioni con tutto questo sbilanciarmi (ma, come dire, vale la pena…).
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