a imperitura memoria, e in ordine di tempo:
il mont doré con la moquettona antica rosso mattone e la stanza che sapeva di tupperware. la pioggerella stupida. le omelette. l’omino con le baguettes. i lattini al cioccolato e i sablé e le veritable écolier lu, bianco. il frappuccino starbucks. la giostra di amélie e il deux moulins, col nano. la princesse tam tam. il moulin rouge e les folies pigalle.
gli egizi al louvre, e la quiche lorraine. gli smaltini o.p.i. da séphora sugli champs elysées (can you tapas this? per me, e lincoln park after dark per tamanta). poulet tandoori da quick. il pavimento imbarcato del darcet, e la sua luce sombre. la crêpe alla marmellata davanti alla tour eiffel sbrilluccicante, il panorama splendido, il vento gelido.
il museo di scienze naturali, col pesce luna e il calamaro e il narvalo, e blatte grandi quanto una mano (sottovetro, grazie a dio). e i piselli di mendel. la rue mouffetard, i taralli a 2€ e 90. la crêpe con dentro tutto il commestibile dell’universo, vergognarsi davanti a nico di chez nico che ci ricorda silvio-lifting-bella figa. i dolci da boulangerie. la bionda senna. notre dame e l’hôtel de ville e i pattinatori sul ghiaccio. iwasinparis. le centre pompidou. la cartolina con le foto vintage, di me col fazzoletto e tamanta con la borsetta scicche che sceglie le arance al chiosco della frutta. i negozi dei cinesi e la libreria coi sigur ros e mazzy star; soit sage et mets pas tes doigts dans le nez. rock hair. la maison du thé. il locale delle lesbicone, e il kasher yiddish di chez marianne.
il funerale agli anfibi a place de la bastille. l’orangerie con le ninfee di monet. il musée d’orsay e l’orso bianco di gesso bianco. le specchiere art nouveau. le lavanderie a gettone dove asciugare i cappotti zuppi e rimetterseli caldi caldi, la chocolate viennoise di starbucks con la brioche façon pain perdu. il quarto giorno di rai uno, i 109 euro che percaritàdiddio, il pont alexandre, gli edicolanti che non hanno metallion, gli champs elysées la sera, il virgin store. fanfarlo. il palazzo publicis. i breaker davanti all’arc de triomphe.
e di come viaggiare con tamanta sia come viaggiare con se stessi, visto che pensiamo e diciamo le stesse cose negli stessi momenti davvero troppo spesso, e di come parigi sia sempre una cosa di rara bellezza e palpabile fascino. e di come condividere le cose renda tutto estremamente più sensato, e del riportarsi a paro coi conti.
(e poi sì, di certi messaggi molto belli di cui non vi racconterò, e di una certa voglia di una certa compagnia. di cui non vi racconterò, non ancora, non adesso. ma che ho tenuto al calduccio per tutto il viaggio, e continuo a tenere.)