[fragile]

c’è un’aria bianchiccia e pesante che si attacca alla faccia come uno straccio bagnato; un freddo inospitale e inutile davanti al quale oppongo colli alti e stivali di pelle, cappelli a fungo e manicotti a strisce grigie. c’è un vago fastidio di cose materiali che non vanno come vorrei, o non *abbastanza* come vorrei, un sordo malcontento sullo sfondo, da sfogare in acqua stasera con due bracciate e due gambate in più, con due boccate d’aria in meno.
e poi c’è chi mi dice che i miei occhi ultimamente sono luminosi e sorridenti, e che sono una bella carica di positività. ci sono date appuntate sul calendario una via l’altra, un duemiladieci che si muove dopo un duemilanove immobile e stagnante, paletti da raggiungere uno dopo l’altro. c’è voglia di andar via in mille posti diversi, voglia di vedere altri orizzonti, altri cieli, le stelle; e c’è un desiderio, piegato piccolo piccolo in un angolo di cuore, o di ragione o di qualunque cosa stia al confine fra l’uno e l’altra; ed è quello, che mi fa brillare gli occhi e illuminare il viso e perdere ogni tanto a guardare una nuvola, un angolo di stanza, un riflesso sul muro, ed è quello che mi fa salire il rosso alle guance mentre certi silenzi si impadroniscono dell’etere, in certe lunghissime telefonate in cui il tanto dire finisce nel non dir niente.
è quello di certo, perché sono sempre le cose più delicate, incerte, tremolanti, sempre le cose più timide, le più belle da custodire. come piccoli segreti fragili che quasi, da un momento all’altro, si teme spariscano come sogni a occhi aperti.

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