Archive for luglio, 2010

[musica per animi inquieti]

piove. in pieno luglio. col cielo grigio e il vento che rovescia gli ombrelli e la temperatura ancora calda, appiccicosa. per mezz’ora è un giorno di primo autunno, dopo chissà, chi può dirlo. suggeritemi qualcosa da ascoltare in giorni così. qualcosa di sufficientemente inquieto, sinuoso, morbido. una colonna sonora per quando le foglie volano sui bordi dei marciapiedi, volano i capelli elettrici, sospesi per aria, e per un attimo un odore di terra che arriva da lontano fa desiderare altri paesi, altri luoghi, altre latitudini. e orizzonti bassi e luci cangianti e piedi scalzi infilati nella sabbia umida.
io ho le gambe rigide, stanche, la testa pesante. non un briciolo della leggerezza di spirito che vorrei. ho voglia di vacanza. di passare del tempo con pi, e non pensare ad altro.
conto i giorni, uno dopo l’altro.

[pillole di fine/inizio settimana]

1. andare in ricognizione per periferie romane. per valutare collegamenti, luce, atmosfera, e vedere la fattibilità di prendere casa in ognuno di questi angolini di città. vedere se mi ci vedo, immersa per le strade di uno o dell’altro quartiere. ché questo mi ha stufata, non mi va più, voglio cambiare aria. in linea del tutto teorica: la pratica è (quasi ufficialmente, a ‘sto punto) rimandata a settembre.

2. passare qualche ora al negozio di tamara. a spettegolare, ridere delle assurdità di certi annunci immobiliari, stupirmi della grevità della ggente.

3. entrare nel trip della cucina della domenica pomeriggio e preparare il polpettone di tonno, la salsina di yogurt e basilico, il frappè di pesche col gelato al limone.

4. pulire e lavare i pavimenti, piegare e stirare i panni, mettere ordine in giro per casa cercando di fare ordine anche nel cervello – e non sapendo se è più difficile l’una o l’altra cosa.

5. guardare la serie di romanzo criminale lavorando la sciarpa all’uncinetto tunisino. romanzo criminale è figo e la sciarpa è arancionissima, cicciona, morbida e quasi pronta.

6. tornare al lavoro e dover rifare tutto un layout per cause non imputabili a me. oh rrrrabbia.

(rinfresca. passano i giorni. aumenta la stanchezza, ma si avvicinano le ferie. se dio vuole. insomma.)

(sìì, sì, ok, vado a dormire.)

[cartolina - #2]

ciao. sono quella di quindici giorni fa. quindici? di più? boh, vabbè, diciamo quindici.
ciao, sono quella di ecc. ecc., vi ricordate di me? sono quella che non scrive mai perché ha da vivere la sua vita e quando vivi sei troppo concentrato a vivere per pensare a scrivere e tutte quelle puttanate lì, avete presente no? eh. puttanate, appunto. io ho sempre pensato in forma scritta e da lì a scrivere è sempre stato un attimo, e non è questo che è cambiato, se non per una leggera atrofia dovuta alla disabitudine, ma roba di poco conto, niente di così grave. invece la verità è che sono talmente concentrata a *rincorrere* che non ho tempo di sedermi davanti a una tastiera e, semplicemente, pensare in forma scritta e scrivere. e quand’anche ce l’ho mi divorano mille ansie che non mi lasciano respirare, non mi lasciano sentire, non mi lasciano pensare (e dunque).
ciao, sono quella che ha 32 anni e deve crescere. quella che non è più ora di sopportare coinquilini a caso e che forse la casa sarebbe opportuno comprarla, ma il dove e il come e il quanto sono argomenti spinosi e ci vorrebbe un po’ meno ansia e un po’ più ordine, un po’ più di lucidità e sangue freddo.
ciao, sono quella che presidia un fortino dal quale tutti sono andati via tranne me e il mio fido destriero. sono quella che non sarà mai a casa sua finché non l’avrà abbandonato anche lei. sono quella che voleva il basilico sul davanzale, vi ricordate?, e le piante grasse e i vasi a strisce lilla, e che invece non fa a tempo neanche a piegare e metter via il bucato ritirato dai fili, figurarsi come può fare a prendersi cura di qualunque altra cosa e soprattutto se andrà ad abitare più lontano. sono quella che si è inchiodata a contare soldi e ha un gran mal di testa, sempre, costantemente. e a questo punto dovrei ricordare che però ho persone accanto che mi compensano e mi fanno star bene, e dovrei inserire un bel menomaleché + listone di very good things. ma vi dispiace se le diamo per sottintese? giuro, ci sono e ne sono felice; ma adesso sono stanca, stanca, stanca. facciamo così, allora, eh? ok, dai.
ci sentiamo presto, promesso. sì, vi chiamo. fate da bravi, eh. ciao, ciao.

[ very good : quite bad ]

very good things della settimana scorsa, alla maniera della lu:
la settimana con due domeniche (e due lunedì, purtroppo, ma va be’). la giornata di pulizie, abbozzi di riorganizzazione; il gatto di fil di ferro finalmente in opera, ricoperto di collanine e braccialetti e orecchini, tutto in ordine ma non *troppo* in ordine. il pic-nic con gli amighetti, con omaggi annessi. freni e frizioni, lo spritz che pare avere solo 85 calorie, la maionese allo zenzero; una sangria rossa e una bianca; la passeggiata mano nella mano con pi fra le bancarelle sul lungotevere. il mare, anche se solo quello di ladispoli. la cenetta di pesce a casa. dodici ore di sonno, più pennichella; due film scemi, i baci, il gelato a campo dei fiori. gli abbracci che danno protezione.
quite bad things, che io ce le ho sempre:
la stanchezza cronica, arrancare su per una montagna di cose da fare che sembrano non finire mai. il rubinetto del lavello di cucina che s’è rotto un’altra volta. il social quando assume le dinamiche delle classi delle medie durante l’ora buca, o dei capannelli di pettegole a ricreazione al liceo. ora che mi ricordo ero un’asociale, alle medie e al liceo.