giugno 30, 2010 at 08:38 · Filed under Senza categoria
lei è graziosa, biondina, coi capelli sempre tagliati corti e le magliette coi pupazzetti. ha un sorriso aperto e vivace, con due belle labbra arricciate, e uno strano accento che strascica le n e fa suonare tutto un po’ nasale. è dolce, affettuosa, alla mano; è una persona attenta e curiosa. non credo di averla mai vista di malumore.
lui è, beh, lui è alto, secco e con le orecchie a sventola, e di carattere nervoso. la calma non è decisamente il suo forte, la pianificazione nemmeno, ma curiosamente arriva sempre dove ha deciso che deve arrivare. evidentemente, il metodo funziona.
lui è quello con cui una volta ho litigato a colpi di scopa perché mi aveva strappato il giornale. quello che per giocare faceva la lotta con mia sorella e ancora oggi, come dimostrazione d’affetto, un pugnetto su un braccio ogni tanto glielo dà. è quello che una volta cadde dal tavolo a faccia in giù con tutto il seggiolone; che a tre anni fece vergognare mio padre tirando giù dei cristoni da camionista mentre gli sistemavano il braccino fratturato; quello che portava il cravattino e gli occhiali rotondi da ipermetrope e che chiedeva la biretta, proprio così, con una r. quello con l’accento gallurese, quello della foto con la divisa da cuoco coi bottoni staccabili il primo anno di alberghiera, quello che passò un’estate mummificato per le abrasioni dopo essere caduto con la moto, e a cui cambiavo le bende con la connettivina mentre – indovinate un po’? – imprecava come un camionista. ma sempre meno che a tre anni.
lui è mio fratellino, insomma, e sottolineo ino – ed è cresciuto. e l’altro giorno in chiesa sembravano due bambini vestiti per la comunione, e invece no, erano proprio due sposi. due sposi felici con un sorriso da qui a qui.
e io ripensavo a tutte queste cose, a come ognuno di questi ricordi sia talmente vicino che sembra di parlare dell’altro ieri, e c’era la musica struggente del violino e del fagotto e tanta gente che li guardava proprio come li guardavo io, e quando ho visto mio padre con le lacrime agli occhi mi è venuto un groppo alla gola, ed ecco.
una volta non piangevo per le cose felici.
mi sto facendo proprio anziana.
giugno 14, 2010 at 00:32 · Filed under Senza categoria
quindi siamo al 13 giugno. siamo al 13 giugno e il calendario del mese, su questo blog, è intonso. male, molto male. nel frattempo:
ha iniziato a essere estate quasi per davvero (manca il mare, e la cavigliera, ma il caldo c’è e anche le scarpe aperte, la finestra aperta la notte, il piacere di stendere i panni la sera, al fresco, coi rumori che viaggiano da lontano).
ho compiuto e festeggiato i miei 32 anni, godendomi la presenza del mio pi per cinque giorni di fila (lusso, signora mia, lusso!), lui che gira per le stanze, che mi abbraccia prima di dormire, e le nostre cene coi vini presi a cantine aperte, le polpette al sugo e il fritto di calamari, e i film di pomeriggio, ridere per stronzate, fare i turisti, essere ospiti a cena a casa poppi per la prima volta. essere felici.
ho smesso per vari motivi di cercare coinquilini, non ho smesso invece di cercare casa. il sogno vero sarebbe qualcosa vicino al lavoro. e poi, il resto l’ho già detto (e si scontra con grigie realtà di monolocali piano terra con affaccio strada livello sguardo e grate alle finestre e una luce orribile e neanche un micro poggiolo dove stendere due mutande, ma non smetto di sperare in qualcosa di meglio).
continuo a fare colazione a casa, col latte fresco e i cereali e col telegiornale di sky in sottofondo; e l’esperimento in più, iniziato da poco, è pesare i cibi, contare le calorie, misurare l’olio dell’insalata col cucchiaino, annotare tutto quello che mangio – insomma quello che la gente normale chiama dieta, interpretato nella solita maniera autistica in cui io interpreto le cose quando mi prende la fissa. il che contrasta palesemente con l’aver organizzato una cena coll’amighetti a base di cuscus e bruschette e cheesecake proprio ieri, ma andava fatta e diciamo che era la parentesi sgarro.
poi continuo (ho ripreso) a fare pupazzini all’uncinetto, cagnolini e fragole e spicchi di mela coi semini, mentre guardo film e puntate di telefilm, con gnappo ai piedi del letto, disteso lungo lungo sulla direttrice dello spiffero d’aria fresca.
e dò il flatting sui listelli di legno del bagno, cerco di tener pulito e in ordine, chiudo a chiave la porta, abbasso le persiane prima di andare a dormire, chiudo il gas, controllo che la macchia di umido non diventi troppo umida; ma tra me e questa casa è decisamente arrivata la crisi, io ci sto sempre più a disagio e lei mi risponde sputando giù qualunque cosa stia appeso ai muri con qualunque metodo. chiodi su muro, colla su piastrelle, adesivo su carta da parati, tasselli, tutto; tutto si stacca e viene giù rovinosamente. è un segno, no? eh.