Archive for maggio, 2010
maggio 28, 2010 at 23:42 · Filed under Senza categoria
c’è un buco, esattamente al centro di questa casa. un buco quadrato di quattrometriemmezzo per quattremmezzo, con dentro avanzi di un trasloco e disordine e un tempo separato da quello del resto della casa, un tempo rimasto fermo a una settimana fa. una dimensione parallela. che dovrei ripulire e riordinare, dalla polvere e dalle cianfrusaglie da buttare e dai ricordi – renderla attraente per poi farle una foto e metterla sugli annunci, che qualcuno se la prenda. perché a me quel buco lì non piace mica, perché avverto tutto il peso e l’ingombro della sagoma vuota che è, perché mette ansia, e anche perché costa quattrocentoventicinque euro, certo.
e sono giorni così, comunque. un po’ tristi, ché un conto è quando in casa non c’è momentaneamente nessuno e un conto è quando rientri e chiudi già la porta a chiave perché sai che tanto nessuno deve tornare. è rimasto gnappo, per fortuna; ci facciamo una gran compagnia, passiamo le serate romantiche tête à tête, io cucino e lui mi osserva dal basso, io pulisco e lui si rannicchia in un angolo, io parlo al telefono con pi affacciata alla finestra e lui mi guarda con l’espressione di chi non capisce perché mai tutt’a un tratto parli da sola e abbia anche tutte quelle cose da dire. l’ho anche portato dal veterinario, gli dò gli integratori per fare il pigiamino lucido e compatto, gli ho comprato la ciotola per le crocchette con il dosatore, e la cassettina nuova per la lettiera. me ne prendo cura in maniera meticolosa, come cerco di curare la casa, a gesti rapidi e precisi, facendo rumore per sentirmi – sublimando forse il bisogno che ho di dare attenzioni, e quello di dare un ordine alle cose e un ordine a me stessa.
e nel frattempo continuo a cercare, una coinquilina per la stanza (e la cosa tragica è che non chiama mai nessuno), e una casa nuova per me (e la cosa tragica è che tutti i monolocali che ho visto finora erano minuscoli, bui e angoscianti). e poi lavoro tanto e dormo poco e sono nervosa e ho un’infiltrazione nel muro del corridoio e non so cosa mettermi per il matrimonio di mimmo e dovrei dimagrire e un bel giorno mi ritrovo che mi si spegne un attimo il cervello e salto una fermata di treno del tragitto che faccio tutte le mattine, scendo a quella dopo e sono incapace di capire come ho fatto, e di ricordare qualsiasi cosa da quando sono salita, e questo è decisamente un sintomo.
ho bisogno di riposo, di calma, di ordine, di un attimo di tregua. e delle coccole di pi, e di passare il compleanno con lui e stare bene.
e sì: fra tre giorni ho trentadue anni, e sono in mezzo al panico generale.
maggio 17, 2010 at 08:01 · Filed under Senza categoria
/incubo/ sogno la morte di mia madre. colpita alla testa da qualcosa che non so, un braccio meccanico, qualcosa di non meglio specificato. da un sogno colmo di dolore e in cui tutti piangono distrutti, mi sveglio talmente spaventata che non ho la forza di raccontarlo.
/sogno/ il sogno è al risveglio, nel bel mezzo della notte, accanto a un respiro cadenzato e regolare. è nel cercare e trovare un paio di braccia, le sue mani, la sua pelle calda. il sogno è nell’abbraccio che cinge, che protegge, che calma. nel sorriso che mi nasce sulle labbra, nel potermi accoccolare e rannicchiare, nel sentirmi avvolta. nell’essere in due, ed essere lì l’una per l’altro.
/incubo/ sogno anche la morte di mia sorella. che a fine sogno si rivela solo presunta, solo fatta credere per allontanarsi da tutti. ricordo il senso di abbandono, la delusione, l’amaro in bocca.
/sogno/ un fine settimana di riposo e coccole, la luce dalla finestra della stanza, la pioggia fuori che cade scrosciante. tre film, abbracciati insieme sul letto davanti allo schermo dell’imac. e le mozzarelle e l’insalata e la porchetta, un risotto venuto benissimo, biscotti alla nocciola. sauvignon e vermentino. fare la spesa insieme, preparare insieme da mangiare. ridere di gnappo che fa il gatto carino per un pezzo di porchetta. fare finta di essere — solo finta, purtroppo, solo finta.
/incubo/ poi sogno di avere un bagno enorme, grande e lucido come una sala da ballo, e pieno di gente, e di non riuscire a far uscire tutti per potermi fare una doccia e andare al lavoro. più cerco di cacciare tutti e più arriva gente nuova. e non trovo i miei vestiti, le mie scarpe, le mie cose, spostate da chissà chi. a fine sogno, dopo molta fatica, sono terribilmente in ritardo.
/sogno/ e due colazioni. col caffè e il latte fresco. bevuto bianco, freddo, dal bicchiere. cioè quello che una volta era la mia kriptonite. l’ho aggiunto alla mia colazione anche stamattina, un bicchiere di latte bianco. che addolcisce, che calma. che ti fa sembrare più vicino, ché ripetere i riti serve a far passare più veloce il tempo. iniziano altre due settimane da strappare pezzo per pezzo e masticare fino alla fine. fino a ritrovarti un’altra volta. qui, tra le mie braccia.
maggio 10, 2010 at 19:29 · Filed under Senza categoria
intanto, sono stanca. stanchissima, trascino il passo senza trovare lo scatto, se non quello di nervi, nei miei picchi di acidità periodica. è la primavera, è il caldo che non arriva, sono le tante cose da fare e gli incastri e il pensiero che non si ferma mai.
devo trovare una coinquilina. la tamanta se n’è andata a vivere col fiancé, mia sorella va via fra venti giorni e rimaniamo solo io e gnappo, che però non paga l’affitto. devo trovare una coinquilina e la disposizione d’animo per tornare a considerare casa mia il luogo dei giochi, un’oasi di pace, il posto dei sorrisi e del relax, e smettere di vedere le pareti che grondano amarezza. dovrei dare un bel colpo di spugna e andare avanti con un’alzata di spalle, ricolorare gli spazi bianchi, riempire quelli vuoti. raccogliere i pezzetti di cocci da terra e rimetterli insieme, o toglierli di mezzo. è difficile, ma lo farò. passerò oltre e forse sarò un po’ più triste, ma sarò di nuovo in piedi.
e posso ricominciare da un mucchio di cose, dai plum cake a forma di scritta “cake”, dal gatto di fili di metallo a cui appendere orecchini e collanine, da una foto di parigi da attaccare al muro. dal cambiare l’ordine dei mobili, cambiare panorama.
in fondo, alle novità si tratta solo di abituarsi.
maggio 10, 2010 at 07:52 · Filed under Senza categoria
giorni 7 e 8 – marunouchi e akihabara.
sono rimasti da raccontare gli ultimi due giorni, che già un po’ sbiadiscono e si sfocano nella memoria. scanditi dalla birretta serale all’ace’s, che diventa rito quotidiano, gli ultimi due giorni vanno via tra shopping di souvenir (di nuovo da tokyu hands, di nuovo ad asakusa con secondo giro di ramen) e gli ultimi giri culturali. il palazzo imperiale, in programma per il giorno 7, salta causa giorno di chiusura settimanale – potevamo non beccarlo preciso? – e, rimandato al giorno dopo, lascia spazio ad una sfavillante e frenetica akihabara, un susseguirsi ininterrotto di negozi di elettronica e di giocattoli, manga, action figure, pupazzetti e gadget di tutti i tipi. della serie, portatemi via. in tutto questo riesco anche nel mio intento di portarmi via il mio tero tero mozu, che si palesa alla stazione di tokyo dopo lunghissima e infruttuosa ricerca, bello come il sole, tinto coi colori da kimono, ricamato a mano con le lettere giapponesi sulla faccia, uno spettacolo. soddisfazione generale.
per il giorno 7, un discorso a parte merita il museo ghibli: bello, bello, bello in maniera imbarazzante. non semplicemente una raccolta di schizzi preparatori, ricerche iconografiche e materiali di backstage dei lungometraggi – che già sarebbero ampiamente valsi il prezzo del biglietto – ma il paese delle meraviglie di un genio dell’animazione: sparsi tra le sale trovano posto piccoli plastici e illusioni prospettiche, macchine animate ed effetti di luce, piccoli meravigliosi corti animati in loop. volevo andare a vivere davanti alla giostrina coi pipistrelli e i totoro che saltano la corda, o alla lanterna cinese del robot e del volo di gabbiani. meraviglia.
il giorno 8, nonché l’ultimo prima della partenza, ci decidiamo finalmente ad alzarci prestino (più prestino del solito) e ad andare a vedere il mercato del pesce di tsukiji. esperienza ruvida e un po’ truculenta, ma da fare. gli ormai leggendari carrellini elettrici che sfrecciano a due centimetri dal tuo culo sono una realtà che confermiamo, e anche gli sguardi truci dei pescatori che fanno a pezzi tonni e altre robe enormi con gran spargimento di sangue. la colazione di sushi post-mercato, anche se la colazione vera era stata già fatta, nun c’aregge – ed è definitivo: non la faremo mai.
dopo è il turno del giro ai giardini del palazzo imperiale, bellissimi e – va da sé – curatissimi, giro che finisce prestissimo, essendo svegli dalle 5, per lasciar spazio a un intero pomeriggio di – indovinate un po’? – shopping. l’ultima illuminante scoperta è che la mia japanese cheese cake, da sempre classificata come ricetta-che-non-mi-usciva, in realtà usciva esattamente come deve essere. grande soddisfazione, mi riprometto di rifarla.
poi valigie, ultimo okonomiyaki con ultima biru, e l’indomani rientro. saliamo in aereo senza neanche l’ombra del thrilling dell’andata, e le dodici ore di traversata non passano mai più. ma questo, ce lo siamo già detti.
maggio 4, 2010 at 07:57 · Filed under Senza categoria
bene: ho inaugurato l’usanza della colazione a casa. yogurt bianco, fiocchi di frumento col cioccolato, caffè, un bel bicchiere d’acqua. manca del succo di frutta, un po’ di frutta fresca e più o meno ci siamo. ho fatto anche le faccendine, attaccato una lavatrice, rimesso gli asciugamani puliti sulle staffe. fare tutte queste cose prima di uscire di casa dà un senso strano di calma, e l’impressione di avere un sacco di tempo a disposizione. bè, la scoperta è che non ce l’ho – e infatti sono almeno 10 minuti in ritardo. in fin dei conti devo solo affinare la tecnica – che in italiano vuol dire: alzarmi 10 minuti prima. ce la posso fare.
riorganizzare il presente: devo sistemare gli armadi, pulire camera, ricomprare il detersivo. trovare il modo di impiegare le sere in maniera non completamente infruttuosa, soprattutto da giugno, dato che pare non farò a tempo a iscrivermi ai corsi estivi in piscina. potrei fare un sacco di uncinetto. guardare la seconda serie di in treatment, o riguardarmi una mamma per amica, che fa sempre tanta compagnia. pedalare. scrivere e leggere molto di più. approfittare per un bel ciclo di massaggi, da giugno ad agosto. o tutto questo insieme. potrei fare un sacco di cose; vedremo se le farò, ma le intenzioni le ho tutte.
intanto mi gusto ancora il sapore dolce del fine settimana col mio piccolo. la cascata delle marmore e il museo della carta, le stradine tutte curve e il finire infognati in pieno centro storico di un buco di paesino, il concertone (one, vabè…) a perugia e il kebab e una guinness e mezzo. le coccole e le risate e il senso di protezione.
ho desideri da esprimere, un occhio da disegnare al daruma. piccole gioie da conservare come pietre preziose. e sono fortunata, ecco.