Archive for febbraio, 2010
febbraio 22, 2010 at 09:28 · Filed under Senza categoria
c’è un buco a forma di te nel mio universo. uno a forma del tuo abbraccio dentro al mio letto, dentro al mio cuore. c’è una mancanza che non è più soltanto “mi piacerebbe che fossi qui”; una mancanza che è sapere chi sei, come sei fatto e come combaciamo perfettamente, e come gli spazi della mia esistenza siano perfetti per contenere te. e sentirli incompleti proprio per questo.
c’è la tua pelle che ha lasciato il suo odore nelle mie narici, la sensazione elettrica del suo tocco sui miei arti e sulla mia nuca, che formicolano ancora come in corto circuito.
e la sorpresa della scoperta di certi occhi che cambiano colore, di un certo sorriso in tre dimensioni, di un paio di mani caldissime che hanno la stessa forma delle mie, solo più grandi, più forti, più chiare. di pensieri che si toccano ai bordi senza averlo deciso prima.
e dell’esistenza di un universo di possibilità, di istanti futuri, di cose da fare e da vedere e di programmi. un universo, già, un universo nuovo. che nonostante il buco a forma di te, è un universo popolatissimo.
sono felice.
febbraio 19, 2010 at 09:03 · Filed under Senza categoria
per esempio mi sento formicolare un po’ le gambe. e le mani. ma ancora non quanto pensavo che sarebbe successo. e quanto ho fiducia che accadrà più tardi.
per esempio non riesco a mettere ordine alle frasi. nemmeno alle idee. butto là parole che no, non sono a caso, ma sono senz’altro le prime che mi trovo in fila per quei concetti; avanti, tu, tu e tu, venite qui, di corsa.
e anche questa giornata non aiuta, con lo sciopero, e il vento che piovono manici di scopa dai balconi, e questa luce gialla da filtro-jelly lomo, che pare che debbano venir giù tutte le sabbie del sahara, o il demonio in persona nella sua nube di zolfo.
è il momento di sovrapporre le pellicole e metterle a registro. far combaciare i segni, osservare i colori che vengono alla luce. e io ho – come dire – una paura fottuta. qualcuno mi trova un eufemismo per “una paura fottuta”, ché non è elegante?
febbraio 16, 2010 at 23:39 · Filed under Senza categoria
ho suonato a via vittorio emanuele orlando. la campanella ha rimbombato nella grande pancia di metallo, l’autobus vuoto si è fermato sobbalzando, con una frenata lunga e gli ammortizzatori di burro.
ho barcollato lungo il corridoio, le mani ingombre di troppe cose, ho cercato la staffa di metallo con quella con cui reggevo l’ombrello, un movimento brusco. ho schizzato una geisha. una geisha col kimono, seduta sul sedile del 36, col viso pittato di bianco e i capelli raccolti e la boccuccia rosso bordò. le ho chiesto scusa a mezza voce, mi ha sorriso di rimando. con le mani in grembo, e un po’ le scappava da ridere. sono scesa sorridendo anch’io, che un po’ scappava da ridere anche a me.
dovrebbe essere martedì grasso tutti i giorni.
febbraio 11, 2010 at 20:10 · Filed under Senza categoria
andare a visitare la moschea, possibilmente non capitandoci per puro caso di venerdì.
andare a vedere qualche mercato delle pulci.
girare per il cimitero di montmartre.
andare a vedere gainsbourg, in francese, e non capirci nulla ma con stile.
fare il costosissimo tour sotterraneo notturno della metropolitana, con accesso alle stazioni fantasma e orchestrine che suonano valzer rétro.
entrare da iwasinparis, comprare una marea di souvenir stupidi ma molto pop.
(neanche stavolta) comprare la grattugia di pylones a forma di tour eiffel.
leggere in tempo la rivista vivre paris, in modo da andare a cercare nelle loro stazioni del métro i musicisti intervistati, e riconoscerli come se fossero i personaggi famosi del mio piccolo mondo parallelo.
(cosa che invece ho fatto con la bigliettaia/ascensorista della torre, entusiasmandomi come una bambina per averla vista in foto sulla lonely planet – è lei, è lei!)
evabè.
febbraio 8, 2010 at 00:01 · Filed under Senza categoria
a imperitura memoria, e in ordine di tempo:
il mont doré con la moquettona antica rosso mattone e la stanza che sapeva di tupperware. la pioggerella stupida. le omelette. l’omino con le baguettes. i lattini al cioccolato e i sablé e le veritable écolier lu, bianco. il frappuccino starbucks. la giostra di amélie e il deux moulins, col nano. la princesse tam tam. il moulin rouge e les folies pigalle.
gli egizi al louvre, e la quiche lorraine. gli smaltini o.p.i. da séphora sugli champs elysées (can you tapas this? per me, e lincoln park after dark per tamanta). poulet tandoori da quick. il pavimento imbarcato del darcet, e la sua luce sombre. la crêpe alla marmellata davanti alla tour eiffel sbrilluccicante, il panorama splendido, il vento gelido.
il museo di scienze naturali, col pesce luna e il calamaro e il narvalo, e blatte grandi quanto una mano (sottovetro, grazie a dio). e i piselli di mendel. la rue mouffetard, i taralli a 2€ e 90. la crêpe con dentro tutto il commestibile dell’universo, vergognarsi davanti a nico di chez nico che ci ricorda silvio-lifting-bella figa. i dolci da boulangerie. la bionda senna. notre dame e l’hôtel de ville e i pattinatori sul ghiaccio. iwasinparis. le centre pompidou. la cartolina con le foto vintage, di me col fazzoletto e tamanta con la borsetta scicche che sceglie le arance al chiosco della frutta. i negozi dei cinesi e la libreria coi sigur ros e mazzy star; soit sage et mets pas tes doigts dans le nez. rock hair. la maison du thé. il locale delle lesbicone, e il kasher yiddish di chez marianne.
il funerale agli anfibi a place de la bastille. l’orangerie con le ninfee di monet. il musée d’orsay e l’orso bianco di gesso bianco. le specchiere art nouveau. le lavanderie a gettone dove asciugare i cappotti zuppi e rimetterseli caldi caldi, la chocolate viennoise di starbucks con la brioche façon pain perdu. il quarto giorno di rai uno, i 109 euro che percaritàdiddio, il pont alexandre, gli edicolanti che non hanno metallion, gli champs elysées la sera, il virgin store. fanfarlo. il palazzo publicis. i breaker davanti all’arc de triomphe.
e di come viaggiare con tamanta sia come viaggiare con se stessi, visto che pensiamo e diciamo le stesse cose negli stessi momenti davvero troppo spesso, e di come parigi sia sempre una cosa di rara bellezza e palpabile fascino. e di come condividere le cose renda tutto estremamente più sensato, e del riportarsi a paro coi conti.
(e poi sì, di certi messaggi molto belli di cui non vi racconterò, e di una certa voglia di una certa compagnia. di cui non vi racconterò, non ancora, non adesso. ma che ho tenuto al calduccio per tutto il viaggio, e continuo a tenere.)