Archive for novembre, 2009
novembre 30, 2009 at 20:39 · Filed under Senza categoria
il vento carico di elettricità ha lasciato il posto a una pioggia fredda e pesante. sui marciapiedi sono spuntati laghi artificiali, torrenti in piena, paludi malariche, coccodrilli. e io non ho la musica adatta, che oggi doveva essere amara terra mia per una serie di collegamenti mentali che, vabbè, ora non spiego ma c’entra il fatto che siano stati colonna sonora di momenti molto belli e che dicano my rendez-vous c’est au centro del mundo, e che a me ogni tanto venga da pensare che ok, adesso prendo e vado a fare un giro a parigi, londra, barcellona, come se davvero fossero dietro l’angolo, come se davvero bastasse uno schioccar di dita.
- prendi fiato. -
e sono triste. di quella tristezza che ti ci crogioli dentro e che non è dolore, è mancanza di piacere, è l’entusiasmo che si ferma, zuppo e appesantito si accovaccia ai margini della mia vita finché non lo perdo di vista, finché non mi scopro incapace di distinguerlo in mezzo a tutto il resto. alle mancanze e al magone e al senso di solitudine che copre tutto come una cappa. è il solletico di un desiderio che non si avvera mai, quello di avere qualcuno che mi aspetta, qualcuno che mi cerca. che mi viene a prendere le sere in cui piove per portarmi al cinema o a bere una birra.
qualcuno a cui dire andiamo, facciamo i biglietti e partiamo. andiamo a londra, barcellona, parigi.
come se davvero fossero dietro l’angolo.
come se davvero, fosse tutto possibile.
novembre 30, 2009 at 09:12 · Filed under Senza categoria
indietro mi sono riportata pizzette di sfoglia e gelatine di vino, pane e pomodoro e il vento. un vento insistente e tiepido che potrebbe essere un maestrale non molto convinto o un ponente troppo convinto, non ci capisco, non lo so – ma in ogni caso è un vento elettrico, che ti scompiglia i capelli e ti fa stringere tra le spalle mentre tiri su col naso e l’aria pizzica tra gli occhi.
non ho avuto troppo tempo di riposarmi o di rilassarmi, ma non fa niente: l’obiettivo era saltare su un aereo e andare via, e l’obiettivo è raggiunto. vi porto i saluti degli orizzonti bassi e della distesa di tetti e strade vista dall’alto del costone della collina; i saluti del paese che si prepara al natale, dei suoi micro-mercatini dell’antiquariato con in vendita i peggio avanzi di cantina, della macchina che appende le luminarie, dei circoli culturali che fanno i loro esperimenti di ricerca vocale mentre passeggiano in centro il sabato mattina tra sguardi attoniti e risatine tra i denti; vi porto i saluti di negozi che aprono e chiudono nel giro di un anno, del poco rumore, delle miserie di famiglia e del senso del grottesco; la malinconia invernale sulcitana e la luce che entra lattea dalle finestre chiuse solo dopo essersi riflessa sul verde della macchia.
a volte sembra un’ubriacatura.
una sbronza triste che un po’ senti che ci voleva, e un po’ sei contenta che sia passata.
novembre 23, 2009 at 08:47 · Filed under Senza categoria
e allora cosa stai facendo?, mi rimproverava a. quando gli raccontavo che passavo le settimane aspettando il fine settimana. chissà cosa direbbe se sapesse che ora a volte non mi basta più neanche quello.
stamattina niente musica. ho come l’impressione che non mi ci stia nel cervello, di non avere abbastanza memoria per elaborarla. c’è un sovraccarico e il riavvio di questi due giorni non è servito a niente.
è trascorsa la settimana più lunga e pesante della storia, un carico imponente di stanchezza fisica e soprattutto mentale, le ali nere di un malumore generale a rendere ogni salita doppiamente ripida. ne inizia un’altra con cui spero di chiudere alcune cose, rimettere ordine in quelle che resteranno aperte, mettere a tacere il cervello che macina, i nervi che tendono le gambe. a fine settimana torno a casa, il weekend successivo, con relativo ponte, mi rifugio a bologna. ho bisogno di staccare, spegnermi per un po’, allontanarmi.
le quite good things di questa settimana sono le due fermate di treno insieme a m3rl1n0, la sera, per tornare a casa (che più che altro sono proprio una *very* good thing: lui sostiene che sono il momento migliore della giornata e io concordo, e anzi, se non ci fossero quelli e la pausa pranzo e il caffè di metà mattina e metà pomeriggio, troppe cose non varrebbero la pena); il negozio di filati di via santa maria ausiliatrice e i miei gomitoli di cotone colorato; i fiori ad uncinetto per le forcine di tamara; la crema per il viso del body shop; l’aver quasi finito la seconda tessera di lush; l’abbonamento rinnovato per il nuoto e l’aquagym; le signorine che ieri sera son tornate a casa con una ciotola di tiramisù per me, che mi aspetta in frigo fino a stasera, dopo la piscina, a mo’ di premio per il superamento di un difficile, difficile lunedì. ammesso che lo superi.
novembre 16, 2009 at 09:10 · Filed under Senza categoria
avevo iniziato a scrivere una roba lagnosa che traspirava ansia, dev’essere per colpa delle quattro ore scarse di sonno alle spalle, poi era troppo perfino per me e allora niente, ho salvato bozza e chiuso tutto e ricominciato da capo. meglio salutare l’inizio della nuova settimana con uno sguardo più leggero, elencare un pò di cose belle della scorsa, come fa la lu con le sue very good things, ché ce le ho anch’io le very good things, o almeno quite good things, e anche se troppe di quelle che vorrei mi mancano, eccole (quelle che ho, non quelle che mi mancano):
le due uscite infrasettimanali di martedì e mercoledì, a spezzare il ritmo e regalare un po’ d’aria fresca e della buona birra per allentare le tensioni, e l’aperitivo del cavoletto con l’amighetti e col mio mago preferito;
il libro di do-knit-yourself e la lenta nascita di un paio di guanti;
gli uncinetti tunisini in arrivo dagli states in set da 12 misure;
l’avere nel guardaroba due gonne corte e calze colorate, e il fatto che risulta perfino dignitoso metterle;
il telegiornale funky di sabato mattina con la bonino che balla donna summer;
il cotone celeste per gli amigurumi;
up in streaming ieri pomeriggio in compagnia delle ragazze;
le due gite in programma;
damien rice e O e l’esserne improvvisamente – e terribilmente in ritardo – innamorata, che lo canterei ad alta voce da dietro il muro sonoro delle mie cuffie, se solo fossi in grado di godermi le piccole gioie senza la punta d’amaro delle tante assenze e senza l’ansia di difendere le mie infinite roccaforti.
ricominciamo da qui.
novembre 11, 2009 at 08:39 · Filed under Senza categoria
io non vedevo l’ora che arrivasse, questo freddo. non vedevo l’ora di tornare ai maglioni di lana grossa e ai colli alti e ai collant lavorati e agli orecchini di feltro, non vedevo l’ora di sentirmi protetta, almeno da questo. di poter cominciare a pensare al natale, di sentire l’aria che pizzica nel naso, che gela le guance e le mani.
è tempo che intreccio lana e faccio wishlist, tempo di coccole e tè caldi, tempo di cose rassicuranti e suggestioni graziose. guardo la settima e ultima serie di una mamma per amica, ascolto lampo viaggiatore, organizzo le mie piccole trasferte invernali ché è troppo tempo, troppo tempo che sto ferma qui sospesa nel tempo davanti a uno schermo.
e presto le mie parole ai concetti altrui nel dire che -
le cose che sappiamo non avremo mai si trasformano sempre nei più ostinati dei desideri: l’irraggiungibilità, congelandole nella dimensione irreale del sogno, le sottrae per sempre alla fallibilità del quotidiano.
poi dite che non sono saggia. oh.
novembre 9, 2009 at 02:16 · Filed under Senza categoria
otto giorni di novembre e ancora non ho scritto niente. non mi ero neanche resa conto che ne fossero passati così tanti. il tempo vola, a volte, per destinazioni sconosciute e forse per nessuna destinazione ma vola, nondimeno.
ho fatto due giorni di malattia, un giorno di ferie per commissioni varie; cambiato la residenza, comprato una gonna, guardato tre film; letto un pò dell’ennesimo libro che forse sto per abbandonare, ma mi sentirei molto sconfitta a farlo, sarebbe il terzo di fila che mollo a meno di metà. è che tutto mi sembra insormontabile ultimamente, troppo impegnativo, lentissimo. forse ho bisogno di un buon saramago, di un gaiman, di qualcos’altro di marías. o forse è il momento giusto per mettermi a studiare qualcosa di utile, invece.
non leggo più neanche i giornali, da qualche settimana. mi mettono l’angoscia, mi sento come se respirassi con la testa in una busta di plastica. mi informo tramite tumblr, vivo su friendfeed, ascolto radio la mattina, leggo di straforo i titoli di city metro e leggo ma tanto parlano di un altro paese, e forse mi piace perfino meno di questo qua. lavoro tanto, mi resta poco tempo.
mi distraggo con l’uncinetto; ho fatto qualche timido tentativo di amigurumi, non va molto bene il filato, ne proverò altri; mi sono innamorata della maglia tunisina e ora ho voglia di sostituire i miei inadatti attrezzi con l’appropriato uncinetto tunisino, e di fare chilometri di maglia con lana grossissima e colorata.
continuo ad andare in piscina, mi diverte l’aquagym del sabato, il nuoto invece mi serve a darmi una disciplina, respirare quando c’è da respirare, spingere forte con le braccia, arrivare al fondo di una vasca lunga dopo l’altra. sono dimagrita, forse, anche, un po’. sono rientrata nella mia gonna da fatina creepy , e questo è un dato di fatto. mi entusiasmano molte cose, specialmente durante il giorno.
poi la sera l’aria diventa rarefatta e il tempo diluito e mi domando il senso delle cose e non lo trovo. e mi sento sola.
(e non dormo abbastanza.)