Archive for ottobre, 2009
ottobre 29, 2009 at 20:03 · Filed under Senza categoria
rimetto in ordine le mie faccende. sbrigo questioni burocratiche di piccolo e medio taglio, mi accerto, verifico, cortese e sorridente, che sia tutto a posto. (se sorridi si sente anche al telefono. se sei gentile con gli altri aumenta esponenzialmente la possibilità che gli altri siano gentili di rimando, almeno finché non hanno qualche motivo personale per essere gratuitamente feroci. perfetto, grazie mille, buona giornata.)
mi armo di santa pazienza e rimetto a posto tassellini fastidiosamente spostati. ho l’animo dell’archivista, mi prende così, ho bisogno d’ordine.
sogno una casa mia dove potermi rifugiare, con un armadio abbastanza grande per il cambio di stagione, muri che non respingono qualunque cosa ci appenda, e un letto con una rete che regga, tenga dritta la schiena, e un giorno l’avrò – la casa e gli armadi e la rete e tutto, e siccome sarà tutto molto in ordine non sarà una tragedia se le due piazze del letto saranno occupate soltanto da me.
sogno un giorno in cui sarò in grado di prendere tutto con filosofia, almeno con molta più filosofia di adesso, tutto, anche la pressione della gente, che è il mio grande mostro spaventoso da che ho memoria di me.
sogno tanto, e tutte cose molto dolci. forse, è già qualcosa.
ottobre 26, 2009 at 08:49 · Filed under Senza categoria
le buone notizie dal fine settimana sono che le arance iniziano già ad essere buone per la spremuta del sabato mattina dopo la piscina. e poi che esiste, e si conferma quanto di più vicino io conosca al paese delle meraviglie, l’open baladin con le sue 43 birre diverse e i suoi panini alti due aperture di mandibola.
le notizie cattive, o quantomeno neutre con sbigottimento, sono che esiste un sacco di gente che sembra scollegata dalla vita vera. gente educata, sorridente, formale e opportuna ma che tutt’a un tratto parte con discorsi da libro di filosofia sull’amore come sentimento nobbbile e sul sesso brutale e istintuale, come due categorie del tutto teoriche e assolute e mutuamente esclusive, come se nella vita non ci fossero sfumature intermedie, anzi come se la vita non fosse fatta quasi per intero di stadi intermedi e misture fra assoluti. ascoltarli senza parole mentre inscatolano il reale, pezzo per pezzo, dividendolo in compartimenti rigidamente separati tra loro, è disarmante.
altra buona notizia è che il plum-cake ‘sta settimana ha cotto meglio della scorsa (ma non ancora benissimo); cattiva notizia è che l’ho rifatto, dato che non lo dovrei mangiare – ma dovevo finire lo yogurth.
cattiva è il rientrare a casa di venerdì sera piangendo in macchina mentre ascolto benvegnù, chiedendomi quanto di quello che faccio tutti i giorni è piacere vero e quanto è coazione a ripetere, e chiedendomi il fine ultimo di tutto quanto (e non rispondendomi) e sentendomi sola e così via, solita lagna.
buona è crollare addormentata prima di avere il tempo di scrivere tutto questo in un noiosissimo post-lamentela come troppi ne scrivo, ché proprio non se ne sente il bisogno.
in fondo è solo tensione nervosa che cala di botto.
ottobre 22, 2009 at 07:53 · Filed under Senza categoria
piove ed è pioggia che inzuppa, ma non lava. inzuppa malumori che si gonfiano in gola e rimangono incastrati lì senza più scendere.
piove ed è giornata tiepida, luce cangiante, suono che riverbera. se avessi dato retta avrei dormito fino a mezzogiorno. o sarei stata sveglia a guardare fuori dalla finestra, da sotto il piumone. coperta fin sopra il naso. invece doccia, maglietta coi pupazzi, stivali grigi, ombrello dentro la borsa, negramaro in cuffia e pedalare.
e mi piace che per colazione mi aspetta l’ultima fetta di plumchetto con le gocce, e che non mi contraggo per il freddo, e mi piace come mi stanno i capelli e il residuo di buonumore da cena coll’amighetti. non mi piacciono invece gli atteggiamenti da terza media e l’invidia – che in sardo si chiama tingia, tigna, il che rende molto meglio l’idea, e che io direzionerei un po’ più accuratamente: invidiare me è tutta energia sprecata, vi assicuro.
ottobre 15, 2009 at 19:03 · Filed under Senza categoria
per esempio, trovare la macchina con lo sportello piegato perché hanno cercato di aprirla è una cosa che lì per lì ti fa molto girare i coglioni. lì per lì e anche dopo, per un pò, per diverse ore, anzi guarda, facciamo pure per tutta la giornata. poi, in affiancamento durante la giornata, sopraggiungono lo scazzo, le bestemmie per il dover proseguire il manutenzione-tour anche col carrozziere dopo i freni e le lampadine dei fari, la speranza di non dover cambiare tutto lo sportello perché costerebbe più di quanto costa la macchina intera, e che nel frattempo che la porto dal carrozziere non piova; poi un pò di sconforto e in ultimo la voglia di un paio di stivali nuovi – per consolazione, sì, che però ora, con tutte le spese che bussano alla porta, non è consigliato, e quindi niente di fatto.
le botte di incazzo per le rispostacce di alcuni colleghi-ex compagni di gruppo di lavoro, invece, quelle hanno una parabola che sviluppa in fretta con un picco di veleno tale che, se non ci fosse di mezzo la legge – questo fastidioso impedimento, già – farebbe scattare una coltellata a metà pancia (io, almeno, non le tiro alle spalle), ma dati i problemi di cui sopra ripiega sull’idea di un feedback verbale altrettanto odioso ma più tagliente (della frecciata, non della coltellata), che tuttavia alla fine viene per troppa diplomazia trattenuto anch’esso, ma tenuto in caldo per la prossima occasione, senza ulteriori sconti stavolta, perché il bonus sii-superiore-e-abbozza è definitivamente esaurito. il livello di veleno, in questi casi, dopo il picco si mantiene costante per giorni, settimane, secondo i casi anche mesi, dopodiché inizia a diminuire lentamente ma senza mai azzerarsi fino ad adeguata stoccata di rivincita.
poi c’è il rodimento di culo latente, quello da stanchezza, troppi intoppi nelle cose da fare tutti i giorni, raffreddore che arriva e così via. è il più innocuo, costante moderato con picchi verso il basso, e perciò facile da neutralizzare momentaneamente. bastano una battuta stupida del capoccetta, qualche commento divertente alle mie sventure gettate in pasto alla piazza sui socialcosi, un piatto di bucatini melanzane e salsiccia o di gnocchi al salmone o un sushi+yaki soba, i mazzy star o i port-royal o i black era, le parole crociate concentriche, guardare chi ha imcastrato peter pan con mia sorella, un profumo buono che mi rimane sulle dita e che mi ricorda cose, le pause davanti al computer del mio mago che, anche quando si tratta solo di qualche minuto di silenzio, sono sempre come una coperta calda avvolta intorno alle spalle. qualche sorriso, un bel respiro, e passa la paura.
ottobre 11, 2009 at 14:50 · Filed under Senza categoria
gli spunti, le citazioni, le foto che mi piacciono, i link interessanti ormai li butto sul tumblr. i libri che leggo, su anobii, dove non recensisco mai niente e non commento e mi limito a dare stelline, solo stelline, lamentando ogni volta tra me e me la mancanza di un livello intermedio tra “bello” che a volte è troppo generoso e “così così” che già tradisce delle riserve e un filo di disapprovazione. su twitter finiscono gli status brevi, il più delle volte rimbalzati da friendfeed dove trovo spunti di riflessione e discussioni a cui al 90% non partecipo. foto su flickr, ultimamente perlopiù fatte con l’iphone e polarizzate, che è un giochino che mi piace molto, come catapultare negli anni ’70 ogni banalità che mi passa davanti agli occhi. la musica era su last.fm e ora, per mancanza di connessione dall’ufficio, è più facilmente su blip.fm, una traccia per volta, carpita per caso o capitata in mezzo ai pensieri e volontariamente lanciata nel flusso infinito della musica del mondo, colonna sonora di una vita. le liste desideri di kaboodle sono morte, medito sempre di resuscitarle ma non lo faccio mai perché non ho la giusta applicazione per l’iphone, ed è un peccato perché desidero una marea di cose, più di quante riesca ad appuntarmene – libri, dischi, gonne di jeans e stivali col tacco comodo, il cappotto di lana grigia coi pallini rosa del negozio dietro l’ufficio. facebook non serve praticamente a niente, se non a giocare a pet society (io e lo gnappo virtuale non litighiamo mai, quello reale invece qualche unghiata ogni tanto me la tira), e a curiosare tra gli status degli altri, qualche commento ai contatti che ho solo lì, smorfie di disgusto su molte delle puttanate inutili che a volte trovo scritte, il gruppo di chi gli piace dormire a pancia in sotto e quello di quelli che da bambini giocavano a fare bu! da dietro gli angoli e quell’altro di quelli che tolgono il cetriolo dall’hamburger di mc donalds. facebook serve a sentirmi alternativamente molto stupida e molto superiore, ecco.
e al blog, a fronte di quest’incontinenza di attività che fluiscono verso altri luoghi, rimane poco, in effetti. come dicevo l’altro giorno al mio mago, diventa difficile, richiede uno sforzo intimista consistente, è il luogo dove faccio i conti con me stessa e a volte, aggiungo oggi, i risultati non sono dei migliori, anzi sono pessimi come quelli di ieri sera. a volte penso che andrebbe chiuso, per evitare che diventi la discarica di tutto l’umor nero che mi capita di avere. penso che andrebbe chiuso perché una volta ci scrivevo quello che provavo e oggi non provo più niente se non questa rabbia e questa desolazione intermittenti. qui dentro accadeva di amare, di incazzarsi, di essere deluse e di piangere e di ridere, succedeva di essere stanca o disillusa o incantata, succedeva di sperare e di sognare, e oggi non succede quasi niente. oggi la mia vita interiore è arenata e non so come disincagliarla, e la cronaca di tutto questo non è edificante e non è divertente. una volta si condivideva, oggi non c’è modo di condividere niente con nessuno. non a questo livello.
questo posto rimane aperto solo per il tributo che devo al suo essere la casa base. per il resto, non avrebbe più molti titoli.
ottobre 10, 2009 at 23:58 · Filed under Senza categoria
il mio fine settimana si riduce a una domenica a casa. il sabato se n’è andato davanti al computer dell’ufficio, e anche il venerdì sera fino a mezzanotte, e anche il giovedì sera fino alle nove se è per questo. sono anche contenta, raggranello un pò di soldi e a me il mio lavoro piace, e il tempo passa mentre rido alle battute assurde del capoccetta o chiacchiero con aRfio di famiglia, società, extension per i capelli – e poi tanto non ho niente da fare, così tanto vale che lavori, insomma, ecco.
ma è che quando cala la tensione e mi fermo e mi ritrovo faccia a faccia con questa enormità di niente da fare, mi sento all’improvviso grigia e triste e patetica. io e le mie gambe doloranti. io e la mia voce che non esce dalla gola, io che mi disabituo a parlare e a volte non focalizzo neanche più me stessa.
e rientro a casa alle sette e mezzo di sera con la sacca della piscina ancora nel cofano della macchina e faccio una spesa schizofrenica con tante verdure accanto a merendine di ogni tipo, e hanno finito la lettiera che costa poco, non ci sono affettati che mi piacciano, mi concedo i tè aromatizzati twinings nella confezione collections, con cinque gusti da assaggiare, bollenti e profumati, le volte che vorrò fare la sofisticata. e compro zuppe già pronte e contorni precotti da scaldare al microonde, kinder fetta al latte e crocchelle di pollo agli spinaci, con l’obiettivo dichiarato di non sporcare niente più di una forchetta, stasera, e con una domanda che aleggia vaga in testa e che scaccio come una zanzara, “se non ti prendi cura tu di te stessa chi lo farà per te?”, “shhhht, zitta, non voglio sentire” – e quando arrivo davanti al portone c’è ferma una macchina in moto e ci sale una tipa vestita carina, con una gonna forse, e di sicuro dei tacchi, e sono le otto ed è palesemente un’uscita a cena e io – io è così tanto tempo che non esco a cena con qualcuno che nemmeno mi ricordo com’è, mettermi una gonna e dei tacchi e farmi bella, così tanto tempo, che guardo la macchina e mi sembra una navicella spaziale, e loro due alieni arrivati da chissà quale strano pianeta.
e apro la porta di casa e dentro non c’è nessuno e il silenzio del corridoio vuoto mi rimbomba talmente tanto da farmi venire mal di testa, e mi sento terribilmente sola e senza senso.
e il bilancio non è per niente in attivo.
ottobre 3, 2009 at 00:10 · Filed under Senza categoria
non mi piace l’umidiccio che punge.
non mi piace il buio presto.
non mi piace la temperatura che oscilla dall’ancora parecchio caldo al fresco da felpina, e che non so mai con quanti strati addosso uscire, e che la roba autunnale mi sta di merda.
non mi piace avere la borsa ripiena di maglie, maglioncini e pashmine.
ma mi piace la mia collezione di pashmine.
non mi piace che i capelli stanno sempre uno schifo.
mi piace l’odore della pioggia che aleggia nell’aria, a volte, per ore prima che effettivamente inizi a piovere. o prima che non succeda assolutamente niente, spesso.
e quando piove, mi piace se sono dietro la finestra di camera mia a guardare, coi vetri aperti e la serranda a mezz’asta perché ancora si può, con la luce che entra celestina dopo essersi rifratta mille volte.
l’aria liquida che chiama musiche languide.
e certi tramonti terribilmente rosa dalle finestre dell’ufficio.
non mi piace la tosse in agguato a ogni angolo, e il vaccino per l’influenza.
mi piace da morire che a sorpresa, ad un colpo di vento improvviso, un albero qualunque ai bordi di una strada qualunque, piccola e mezzo buia e poco affollata, scuota le chiome in una nevicata di foglioline dorate. fitte e leggere e fluttuanti.
solo per me.