Archive for settembre, 2009
settembre 27, 2009 at 11:40 · Filed under Senza categoria
- stanotte ho sognato che cercavo casa a viale marconi.
- non è una brutta zona, viale marconi.
- no, infatti. devo averlo sognato perché è attaccato all’ufficio, e quando vedo cartelli affittasi da quelle parti sbavo perché già mi ci immagino, che scendo alle nove e venti per essere al lavoro alle nove e mezza…
- eeh…
- felice e contenta e col cestino della merenda in mano.
- seh, vabbè.
- di vimini!, perché se non è di vimini non mi piace. ah, e con un impermeabile rosa!
- guarda che è viale marconi, non un mondo fatato eh.
–
nel frattempo, nel mio magico mondo non fatato:
1 – piove dallo sciacquone del cesso. spero non si metta anche a lanciar fulmini perché sarebbe molto poco carino. ho predisposto un elaborato sistema per raccogliere le acque piovane, che consiste nel sistemare rapidamente una bacinella sul coperchio del water appena tiriamo l’acqua, così almeno non piove sul pavimento e non filtra di sotto e non facciamo danni ai vicini nel frattempo che aspettiamo di chiamare l’idraulico, che è una cosa che sono contentissima di fare (sarà già due mesi che non lo vediamo!), soprattutto dopo aver speso
2 – 240 euro di freni della macchina. e sì che aveva appena fatto la revisione, con specifica richiesta di controllare i freni regolarmente ignorata (domandiamoci com’è che le passano, le revisioni, e sorridiamo sereni all’idea). quando mi ha detto quant’era volevo togliermi la vita. guardi, faccia così, gliela regalo. io mi compro una bici, o un calesse. un risciò, magari, che con apposito cinese da traino a corredo, a conti fatti, credo mi costi qualcosa di meno e mi tiene anche compagnia.
3 – ho iniziato acquagym. sabato mattina alle 9.45. notare l’orario, prego, sì. un’impennata di buona volontà che per fortuna mi è venuta a luglio quando ho fatto l’iscrizione, perché se avessi dovuto aspettare adesso proprio zero. comunque è carino, quasi divertente. ora vediamo fino a quando mi dura la pazienza, e fino a quando mi piace l’idea di essere una pitzi-saltellante-in-acqua-di-sabato-mattina-presto (con apposita cuffia rossa col nome scritto a pennarello, anche qui). per ora mi piace la luce che entra dalle vetrate, e l’idea che mi rimane una bella metà di sabato mattina da sprecare in mille maniere diverse.
4 – fra giovedì e venerdì, tanto per vanificare quanto al punto 3, è iniziata la mia settimana-mangio-come-una-vacca. ancora non si è conclusa, se ne prevede la fine fra domani e martedì. nella prossima vita voglio rinascere sprovvista di ormoni.
5 – polpette ikea for lunch. appunto.
settembre 22, 2009 at 19:26 · Filed under Senza categoria
- ah, a proposito, mamma!
- eh
- che documenti bisogna fare per preparare un matrimonio?
- eh non lo so, non mi ricordo adesso. perché, vi dovete sposare?
- eh, sì.
- o_o’
- …
- è successo qualcosa?…
- ho scoperto che in svizzera se ti sposi paghi meno tasse.
- …
- …
- ah.
settembre 22, 2009 at 07:41 · Filed under Senza categoria
all’a. nuoto ci credono ‘na cifra. emma me l’aveva già detto, ma toccare con mano è sempre un’altra cosa. c’è un segnale di via libera per l’entrata negli spogliatoi, rigorosamente dieci minuti prima dell’orario di lezione (così hai tempo di star fermo nell’atrio ad ammirare i pavimenti a mosaico e le coppe e le targhe illuminate da sotto), cuffie tutte uguali un colore per ogni vasca (col nome scritto a pennarello sulla fronte ché se no è difficile memorizzare come si chiamano otto persone), il borsone omaggio con la scritta alma nuoto. i regolamenti appesi ai muri, avvisi che pregano di non perdere tempo in inutili lungaggini negli spogliatoi (tipo spalmare creme, fare tinte, effettuare depilazioni, specificano serissimi – azz, peccato, pensavo proprio di andare a fare il silkepil in piscina). i primi venti minuti della prima lezione se ne sono andati all’ascolto del discorso d’inizio anno del capo degli istruttori: siamo i più fAighi, siamo i più belli, ciabbiamo le master class di aquagym il sabato mattina (azz, la master class, nientemeno!), faremo le gare ma non quelle serie, così un po’ per giuoco, per stare un po’ tutti insieme una mattina (certo), siamo la piscina con la temperatura dell’acqua più alta in tutta italia, l’ha scritto repubblica che poi a me non mi va mica tanto bene perché non è che puoi venire e portar via i campioni dell’acqua così di straforo e senza avvisare, poi mi devi dire chi è che fa le analisi e quando e come e perché (ho un’idea: querelali, va di moda, poi è gravissimo quello che hanno scritto, io sono sconvolta).
comunque ecco, mi dovrò abituare: alla voce stridula dell’istruttrice, al fatto che non ci son bandierine a fine vasca e a dorso non sai mai quando sei arrivata, alle docce che non hanno pressione e a sciacquare il balsamo (inutile lungaggine) ci vuole una vita. di contro, la vasca lunga non è una tragedia, è tutto molto pulito, gli armadietti col lucchetto sono comodi, e andare e tornare a piedi in cinque minuti è impagabile.
della vecchia piscina mi mancherà l’istruttore architetto e il capo metallaro, e un pò anche il rumore degli scarpini sul pavimento della palestra di pallavolo al piano di sopra. mi mancherà il tratto in macchina al rientro con le strade vuote, sei minuti secchi di percorrenza e cantare da sola coi polmoni belli aperti dall’ora di nuoto. mi mancherà molto meno cercare parcheggio per mezz’ora le sere d’inverno in cui piove e nessuno esce e le macchine stanno parcheggiate pure dietro ai cassonetti.
di questa, devo ancora scoprire cosa mi piacerà a parte le strisce di mattonelle scure sul fondo della vasca e il fatto che fra il rientro dal lavoro e il momento di prepararmi ci sta una puntata di telefilm piena piena, e uno yogurth e un frutto e due chiacchiere con mia sorella e con tamara.
ad ogni modo: sono di nuovo in acqua. che meraviglia.
settembre 20, 2009 at 00:22 · Filed under Senza categoria
- un giro in centro di sabato all’ora di pranzo, prima che l’orda di ragazzini e militari abbia invaso via del corso
- un paio di jeans nuovi, chiari, strappati e a zampissima
- kiko cosmetics che ha i rossetti a due euro e cinquanta e gli smalti a tre e cinquanta
- le mie unghie rosso vermiglio anni ottanta
- il profumo del body shop al muschio bianco e iris. che assomiglia a le feu d’issey, ma più scrauso e soprattutto più a portata di tasca
- odio pieno dei colle der fomento (sìììì, lo so, ha quattordici anni quel disco, e sìììì, lo so, è coatto. mbè, che c’è?)
- le gilmore girls
- gli spinaci con la mozzarella
- gli stivaletti nuovi grigi presi alla stanza di lu
- (perfino) il rumore della pioggia fuori dalla finestra
[ehi, disclaimer, che ogni tanto ci vuole: non sono una musona e non sono sempre depressa, e nemmeno sempre incazzata come sembra dal tumblr. fra l'altro ho scoperto che a vedere tutti in fila i miei like si ha un'impressione molto diversa da quella che si ha a leggere quello che posto e ribloggo sul tumblr ufficiale. è strano, è carino. dateci un'occhiata se volete, stanno qua.]
[e buonanotte.]
settembre 17, 2009 at 08:00 · Filed under Senza categoria
le nove meno un quarto. è arrivato l’arrotino, si sente la voce registrata metallica e nel baluginare dei raggi del sole sullo specchio dell’asfalto bagnato non si capisce da quale traversa arrivi. arrota coltelli, forbici, coltelli da prosciutto e il mattino ha l’odore di già cominciato. ho dormito troppo, ripuntato la sveglia una volta di più del dovuto. in ritardo come al solito è una frase che non mi piace per niente, ma è quella da usare.
il call center appena aperto inghiotte i suoi studenti e precari per una nuova mattina di persecuzione telefonica, la lavagna coi turni decorata di bollini rossi e celesti. la rumena del negozio di casalinghi, quella a cui sulla serranda una notte di qualche mese fa hanno scritto con la bomboletta “rumeni” come se già da sola la parola fosse un’offesa, spazza serafica il marciapiede davanti alla porta. lenta e tranquilla, i movimenti sempre uguali a se stessi ogni santa mattina. al casalinghi concorrente due porte più in là sono in offerta ombrelli colorati e rose di stoffa, i fiori veri stanno altre due porte dopo, dove c’è l’indiano che mi ha regalato il lysianthus (morto, ma è normale perché era un fiore reciso).
dall’altro lato della strada, un ragazzo autistico lancia piccoli strilli nervosi mentre la sua assistente cerca di calmarlo. angelica invece dev’essere già andata a scuola. da poco la mamma mi ha detto che le sto simpatica. quando ci incontriamo per le scale mi sorride e mi mette le mani sulla pancia. mi osserva i capelli, le collane colorate, gli orecchini. cerca di prendere quello che ho per le mani, di solito le chiavi, con la catena che fa rumore e la tour eiffel e il polpo rosa e la chiavetta del caffè. devo essere una specie di grande parco giochi, per lei, al pari di tutto il mondo: si vede, ha gli occhi curiosi. mi domando come debba essere, laggiù dove si trova. cosa si provi a non poter comunicare ciò che si pensa, ciò che si prova, le domande che affiorano alla mente di una bambina di sei anni.
metro, stazione, treno. mi salvano cinque minuti di provvidenziale ritardo della fr1.
un’altra giornata uguale a ieri.
settembre 16, 2009 at 07:51 · Filed under Senza categoria
ho sognato anthurium. degli enormi anthurium arancioni – mamma, esistono anthurium arancioni?
mi sono sempre piaciuti gli anthurium. con quell’unico petalo rosso fuoco, come una calla ma più aperto, più spericolato. le calle sono sputtanate, e poi è troppo semplice amarle. così pure e candide e delicate, il loro bianco ruffiano che non si sbilancia. io invece quando mamma aveva il negozio mi incantavo a guardare gli anthurium, ecco. ah, e le strelitzie, e gli iris. fiori di carattere, prodotti di una natura irruenta, bizzarra. con petali strani lanciati in direzioni non ben controllate, linee che sembrano esplosioni di rabbia o piccole distrazioni. ah, e i lilium, poi. screziati di colori caldi, e coi pistilli che macchiano. li adoravo. ecco, se un uomo volesse conquistarmi dovrebbe fare così, regalarmi un bel mazzo di lilium, arancio screziati di rosso, grazie. e portarmelo personalmente, in spregio al pericolo di macchiarsi la camicina frankie garage. tanto poi so come smacchiarlo (no, niente salviettine alitalia).
quindi ho sognato anthurium, e ricordo solo un’immagine e nient’altro. poi in un altro frammento di sogno scollegato e nebuloso ho sognato il partigiano. secondo nella lista tra i fantasmi che vengono a farmi visita la notte, ma in realtà il più molesto, a voler fare una proporzione tra le sue presenze oniriche e la durata e importanza (irrisorie) dell’affaire in sé e per sé. comunque ecco, l’ho sognato e anche di lui non ricordo niente, un fermo immagine come quello degli anthurium. (il primo dei fantasmi invece è sempre molto più invasivo, oltre che assiduo, mi abbraccia e mi bacia e mi lascia addosso un senso di protezione e dolcezza infinito e una gran nostalgia – ma questo è un altro discorso, e oggi era giorno di altri sogni più sbiaditi, e nessuna protezione.)
piove. ho addosso righe grigie e nere, pupazzetti, forcine con fiori di panno. nella borsa, un quaderno e – lo dico piano, sottovoce – matite colorate. da qualche parte, qualcosa dovrà pur sfogare.
settembre 12, 2009 at 23:19 · Filed under Senza categoria
sono andata a fare shopping. e non ho comprato niente. nemmeno un paio di orecchini da quattro euro, nemmeno l’ennesima borsa da usare fino alla nausea e poi parcheggiare nel cimitero delle borse, sul servomuto sotto il davanzale della finestra. non ho comprato niente perché non ho deciso quale me stessa voglio essere. o magari ne avrei anche un’idea ma quello che veramente non so è quale me stessa posso plausibilmente essere. perché la sensazione è che sia sempre tutto sbagliato, che tutto suoni assolutamente assurdo e alieno al resto del mondo. un mondo che mi guarda da lontano con tanti saluti e i migliori auguri di tante belle cose, tante belle cose sempre lontano da chiunque, che nessuno vuol esserne partecipe mai.
e odio i sabati sera. odio tutto questo tempo libero e il telefono che non squilla mai e il buio e il silenzio tra le mura di casa. li odio soprattutto adesso, adesso che ha fatto il primo scroscio di pioggia dopo tre mesi ed è decisamente autunno, autunno con tutto quello che comporta, l’odore d’umido e il fresco e la voglia di tutto quello di cui viene voglia d’autunno, che neanche mi va più di elencarlo perché l’ho già fatto troppe volte e mi sono già venuta a noia da sola. e lo stupido biscotto della fortuna su facebook dice che dovrei condividere le gioie della vita e viene da prendere a calci qualcosa, ché qui non c’è niente da condividere se non buffi e conti in rosso e non c’è l’ombra di nessuno con cui condividere niente.
io misuro il mio tempo in puntate di telefilm (il sabato ne vale sette, è un bel bonus) e mi sento completamente inutile.
e sola.
[finirò a prendere il litio prima o poi, già lo so.]
settembre 11, 2009 at 07:53 · Filed under Senza categoria
la farmacia di via ponzio cominio ha rifatto i locali ad agosto. riapre in questi giorni tutta bianca immacolata e luminosa come il tunnel del trapasso. un vecchietto si ferma a far loro i complimenti, siete la più bella farmacia del quartiere adesso, dice. loro, le farmaciste, sorridono fiere di sé, del locale nuovo, del bianco immacolato.
sotto l’autoscuola invece, pochi metri prima del bar feccia (che è poi quello nuovo, aperto prima dell’estate, dove stazionano sempre tutti i soggetti più opinabili del quartiere compresi gli stessi ragazzini su cui sotto casa mia piovono le bottiglie), sotto l’autoscuola dicevo, ha misteriosamente preso fuoco un motorino. che a un certo punto gli dev’essere esploso il serbatoio, e ha tirato giù i mattoncini del muro a cui era poggiato e accartocciato l’insegna. ora il motorino (quel che ne rimane) sembra uno zoomer honda, l’insegna è un buco a forma di parallelepipedo e tutta la scena sembra una brutta copia di un quadro di call of duty. e non saprò mai chi ha dato fuoco al motorino e perché.
il verduraio sotto casa ha le uova fresche da bere, la mozzarella di bufala, i porcini, la romanella sfusa in un grande fusto di metallo in fondo al negozio. i pomodorini stanno a un euro e ottanta.
un tizio mi guarda in metropolitana, e anche uscendo dalla metro e su per le scale e dall’altro lato della strada una volta fuori. ha gli occhi chiari, il viso paffuto, i pantaloni larghi. tatuati su un avambraccio dei numeri romani (bleah). sull’altro, il nome antonella.
io ho scordato a casa l’autobiografia di malcolm x, ascolto non voglio che clara, ho le unghie rosso-bonbon e sono anche oggi sul filo del ritardo.
:: e poi via, come cary grant. ::
settembre 8, 2009 at 15:23 · Filed under Senza categoria
è che sono stanca oggi, stanchissima, e di malumore. con quattro ore di sonno all’attivo e una cospicua collezione di amarezze e gli ormoni che non aiutano, la mia giornata trascorre tra sorrisi tirati e lunghi sovrappensiero – e allora me ne sono andata. ho preso due ore e mezzo di permesso e sono andata via. dovrebbero bastarmi per arrivare in piscina entro l’orario di segreteria, passare a ritirare la ricevuta del certificato medico e andarmi a spiaggiare sul letto a un orario decente. come cena, la governante prevede insalata. oppure un muller mix, con gli anellini di cioccolato, oppure latte.
ed è strano essere per strada a quest’ora, somiglia un po’ a una specie di gita, c’è in giro un’altra luce, un altro ritmo, altri rumori. e mi sembra che mi guardino tutti, come se lo sapessero che io fuori a metà pomeriggio non ci faccio niente, come se fossi un’estranea, un’aliena. io che non ho niente da fare se non consegnare certificati, io che non ho nessuno a cui telefonare per dire “ehi, sono uscita due ore prima, andiamo a prendere un gelato?”.
come se mi si leggesse tutto in faccia, nonostante i ciuffi di capelli.
e fosse contagioso.
settembre 8, 2009 at 01:17 · Filed under Senza categoria
mia sorella è tornata dalle vacanze. poi andata a dormire fuori, poi tornata, poi andata via ancora. la sostanza non cambia: siamo sempre io e gnappo, gnappo ed io.
ho visto dario cassini a all’ombra del colosseo, clelia che suonava la sua chitarra, il concerto di frankie che è un fenomeno.
ho tagliato i capelli. scalati, cioè. con un’ombra di ciocche un pò corte sugli occhi, per cambiare faccia, per non vedermi sempre uguale alla stessa insulsa persona che non combina niente e le cui iniziative di socializzazione provocano facce infastidite e silenzi di tomba.
dormo poco. sogno molto. sogni che non sono capace di interpretare, che è meglio non interpretare, che sarebbe meglio non fare.
ho gli angoli delle labbra per lo più all’ingiù, e lo sguardo basso. non cerco di incrociare gli occhi delle persone, e soprattutto degli uomini – anzi il contrario, cerco di evitarli.
e non mi va niente. non faccio niente. ho le energie al minimo, alla tacca rossa della riserva.
trascorro il tempo libero in prolungate apnee di estraneamento dalla realtà. libri che si fanno divorare in un giorno, domeniche impiegate in lunghissime maratone di telefilm. riprendere contatto il tempo necessario a riavviare il router, cambiare ip, traslocare in un altro non-luogo la coscienza di me. e ricominciare da capo a fare finta che non esisto.
e poi ho mal di gola e arriva il fresco e non c’è odore di matite colorate, qui.
e ho voglia di un cappotto dentro cui affondare.