Archive for giugno, 2009
giugno 30, 2009 at 01:24 · Filed under Senza categoria
caaaldo, caldo, caldissimo. caldissimo pure adesso, alle due di notte.
la pelle bruciacchiata appena dal sole di questa (micro)vacanza, tiro tardi davanti al computer senza che mi venga voglia di dormire. mentre il paese tace, alla luce della mia abat-jour avvengono (micro)detonazioni di accendini surriscaldati dalla lampadina, con il loro carico di (micro)detriti sparati via, forcine, braccialetti, limette di cartone, bastoncini d’incenso. con la puzza della loro (micro)fuga di gas. intanto, per ammazzare il tempo, ché quando sono qui mi sembra tutto molto diluito e molto giocoso, intrattengo una (micro)corrispondenza con un tizio visto in un video su qoob, così solo per dirgli che l’ho visto e l’ho fatto finire sul tumblr, in fondo perché no – quando ti va di fare e/o comunicare una cosa, anche la più stupida, non farlo sarebbe veramente uno spreco, afferma, e io sono sempre stata molto d’accordo con questa (micro)lineaguida, anche se raramente si riesce a seguirla, ma tant’è. in più l’omino assomiglia a carlo, è una versione più robusta e più marcata di carlo, e perciò aveva un’aria familiare.
fino a domenica sarò ancora qui, nel mio (micro)esilio, a fare una (micro)scorta di mare, riposare, leggere, rilassarmi. compiere azioni eversive del mio (micro)equilibrio statico, tratteggiare discussioni, lanciare (micro)segnali, comunicare in forma morse dal qui dentro al là fuori.
ci sentiamo in questi giorni per aggiornamenti.
giugno 20, 2009 at 19:31 · Filed under Senza categoria
(sellerio, otto euro.)
il libraio c’è il mercoledì e il sabato sicuri, e sicuri non c’è il lunedì e il venerdì. da verificare gli altri. non porta anelli all’anulare sinistro, cosa che mi era rimasta da controllare; porta al lobo dell’orecchio destro un piercing di legno di cocco, ha gli occhi verdi molto a mandorla, la bocca a cuore. ricorda a memoria la posizione di ognuno dei libri che con le sue braccia lunghe ha sfilato dagli scatoloni e sistemato sugli scaffali.
si ricordava satta. “sei quella della letteratura sarda”, ha detto subito, senza lo sguardo di chi viene sorpreso tutt’a un tratto dal ricordo. sostiene che dovrei leggere niffoi, che è duro ma se mi è piaciuto satta allora mi piace anche lui. e poi, ah sì, anche quello che ha chiesto la signora è bello, “domani nella battaglia pensa a me”, anzi devo farti leggere qualche spagnolo, dice. io ho un vuoto di memoria imbarazzante, non mi ricordo se ho letto spagnoli – argentini sicuro sì (è lo stesso, dice), cortazar, borges… metto in lista anche marìas, và, prima o poi lo compro, intanto faccio la tessera.
ora, prima di spendere sei miliardi in libreria (che è comunque solo qualche spicciolo in meno di quanto spenderei normalmente): suggerimenti su come spiegargli che il numero di telefono che ho lasciato per la tessera si presterebbe tanto volentieri a un uso non-professionale?
giugno 19, 2009 at 23:40 · Filed under Senza categoria
#1 _ ho preso un colpo d’aria. di vento, di freddo, quel che sia. sì, adesso. avantieri notte, per la precisione. sì, col caldo porco che ha fatto, che vi devo dire. mi son svegliata ieri con la gola che gridava vendetta e il naso smoccioloso, e ancora sto così. in un momento a ridosso delle ferie, e in cui non fa neanche piacere starsene a casa sotto le coperte. un tempismo invidiabile. evabè.
#2 _ sono ripassata alla libreria del mio libraio preferito. non c’era. al suo posto c’era un tizio coi capelli a gallo cedrone, non c’è piaciuto per niente. troppi dipendenti quel posto, troppi turni, come si fa così? comunque: ci ripasso domani. la quantità di persone che turnano mi fa sperare che quantomeno non ribeccherò gli stessi di oggi che mi guarderanno come una pazza che non ha nient’altro da fare che andare a perdere tempo là dentro. sarà già qualcosa…
#3 _ già che ho fatto una tappa a trastevere andata a vuoto, mi son fatta una passeggiata. come i vecchietti, dice mia mamma, la passeggiata serale prima di rientrare a casa, per la pressione. già. mi sono concessa la prima grattachecca della stagione, con tanto di ciliegine dentro, uno scambio di battute col grattacheccaro burlone e uno di convenevoli con la grattacheccara anziana, uno sguardo alle vetrine, uno ai muri dove ho incontrato bob dylan e una sant’agata un pò spiritata, e un affaccio verso il fiume dove ho visto una romantica passeggiata con le ombre lunghe del tramonto e un muraglione sanguinante – e i chioschetti delle rive del tevere finalmente aperti.
#4 _ ho voglia di shopping, di pantaloni corti, di gonne da portare con le scarpe basse, di camiciole leggere. pochi soldi, di contro. a pranzo in compenso ho risparmiato un sacco: non trovando un costume di ricambio che mi vestisse come dio comanda. che meraviglia.
#5 _ leggo che tu sia per me il coltello e mi sale a galla tutto l’immenso bisogno di un interlocutore. l’interlocutore che non ho, quello che mi indovina e che indovino e di cui voglio conoscere tutto e a cui voglio raccontare tutto di me, fino alle cose più nascoste. quello che a volte ho pensato di aver trovato, quello che finora non ho mai potuto avere fino in fondo. ho fame di comunicare, e mi sento imbavagliata.
#6 _ crollo accasciata dalla settimana di lavoro e dal raffreddore con tutto il suo corollario di meraviglie. e buonanotte.
giugno 17, 2009 at 08:26 · Filed under Senza categoria
soccombo. l’intento iniziale è sempre quello di trovare qualcosa da raccontare anziché fare la lagna. che so, l’orologio del bagno che perde la speranza di vederci rispettare dei tempi e va indietro, poi avanti, poi segna degli orari a caso. i vagoni vecchi della metro A che dentro ci fa un caldo che si sviene. i miei colleghi che danno ogni giorno da una a n prove della propria stronzaggine, le ferie imminenti, boh. qualcosa.
qualcosa per non raccontare dei fantasmi che popolano la mia casa d’estate, entrando sotto forma di rumori lontani e indefiniti dalle finestre aperte, sulle lingue di penombra che filtrano nelle stanze, baluginando tra i riflessi di luce. qualcosa per non raccontare delle sere in cui mi si spalanca la terra sotto i piedi e mi sento nel vuoto, e mi sembra di vivere tutto sbagliato e di fare tutto al contrario, e inveisco contro di me per le mie infinite forme di stupidità e contro il mondo perché non tocca il mio universo che rimane sempre isolato e sospeso nel nulla. qualcosa per non raccontarvi della rabbia e del fiato corto di certi momenti, per non raccontarlo neanche a me, magari. far finta che non capiti mai di voler cancellare tutto con un colpo di straccio e cominciare qualcos’altro. in qualche altro modo. con un’altra me stessa.
invece soccombo perché non trovo le parole adatte e non c’è niente di memorabile da raccontare e allora faccio la lagna, ecco. oppure cedo al silenzio e aspetto che passi, sempre più spesso. rischiando la setticemia dei sentimenti, e di morire per troppo sangue marcio.
che palle.
giugno 15, 2009 at 00:33 · Filed under Senza categoria
mani e piedi fatti dalla mani(pedi)cure, ultimo regalo di compleanno. unghie marron scuro uguali a sempre, ma più carine educate precise meno smangiucchiate. cazziatone perché le tengo male: sì ma che ci va a fare una se no dalla mani(pedi)cure?
gay pride anche quest’anno. un pò più manifestazione, un pò meno festa. caramba-pride a largo argentina mentre, un senso d’agitazione per la gola, raggiungo sorella e relativa dolcemetà allungando il passo. guardiadifinanza-pride dietro le transenne che chiudono la corsia agonale, ‘n se pò passà, c’è ‘r ghépràidd. i pericolosi sovversivi del ghépràidd, già.
domenica mattina con sveglia presto. pulizie di mattina prima di uscire di casa. poi mare, il primo della stagione. relax al sole, un bagno ultrarapido, ustione alle piante dei piedi ché non si sa come fa la sabbia di ostia a essere così incandescente. dimenticarsi di mettere la crema protettiva sulle braccia. arrossarsi solo le braccia, genio del male. tramonto con bacardi breezer e sirtaki sulla spiaggia (poveri danzatori di sirtaki tutti bardati così sotto il sole).
ho finito il libro di satta. domani vado a importunare il libraio del mio cuore.
giugno 8, 2009 at 08:27 · Filed under Senza categoria
#uno; sono castana. volevo essere castana con ciocche più chiare, ma il parrucchiere non era d’accordo, ha detto che era prematuro, così per ora solo castana. il che non è molto estivo, ma ho un aspetto molto mediterraneo – e mi ero abbondantemente stufata del rosso – così il giudizio nel complesso è positivo.
#due; ho finito di leggere governare con la paura, e visto il dvd. quattro stelle anobii. quasi viene da pensare, quando si finiscono libri come questo, che forse è meglio non leggerli – per lo sconforto, l’ansia, la sensazione di schifo e impotenza. poi si fa mente locale e ci si dice che sì, però bisognerebbe essere in grado di non vedere neanche la realtà circostante, e non notare già da sé gli stessi fatti e collegamenti tra i fatti. insomma non c’è scampo.
#tre; invece, il buono feltrinelli si è magicamente tramutato in sei nuovi titoli di cui cinque depennati dalla mia wishlist (cartacea e su anobii) e uno preso a ispirazione del momento. li trovate sulla mia libreria, mettendola in ordine per libri aggiunti dal più recente al più vecchio. ho di nuovo (o ancora, più che altro) una coda di lettura che non finisce più. intanto per ora mi leggo satta, così poi posso tornare a importunare il mio nuovo libraio preferito (signor libreriacroce mi perdoni, l’ho tradita: mi son fatta traviare dalla giovane età e dal bell’aspetto. ripongo comunque in lei immutata stima, lo sappia).
#quattro; trascorso domenica casalinga, fatto spesa più economica e più sana di quanto previsto, lucidato la cucina col bref professional (tecnologia antisporco, come se non fosse scontato per un detergente), fatto le polpette con le zucchine e i pachino e il basilico (da perfezionare nell’aspetto, ma intanto già buonissime). sono una donna da sposare. magari gli dico anche questo, al libraio, quando torno a importunarlo.
giugno 4, 2009 at 08:44 · Filed under Senza categoria
una settimana di silenzio e non me ne sono neanche accorta. nel turbine delle cose da fare, di quelle da vedere, le parole faticano a uscire ogni volta un pò di più. forse è il crescere che ha fatto di me una donna con meno fronzoli. una che ha lasciato indietro la bambina dominata dalla meraviglia a favore di questo silenzio e di questa smorfia sarcastica. che poi tecnicamente questo non è crescere ma invecchiare, e invecchiare anche malino, lo so bene. tant’è.
ma insomma più di una settimana di silenzio e comunque da raccontare ce ne sarebbe, se io fossi una che racconta. è passato il ponte, è passata mia cugina, è passato il mio compleanno e relativi soliti festeggiamenti diluiti; c’è stato sole e pioggia e poi di nuovo un sole un pò più pallido; giri per negozi e aperitivi e birette di mezzanotte, tentativi di andata al mare e frecce tricolori; la chiusura di ogni locale possibile, coi camerieri che passavano gli stracci sotto al nostro naso. ho scoperto il pigneto e il suo dedalo di stradine strette, il bar di necci che esiste ancora, la caipiroska bevuta a una cattedra in formica, con le sedie delle elementari e la lavagna disegnata coi gessetti. ho amato il circolo degli artisti, in una sera fresca da giacchetto e scarpe chiuse, coi suoi giardini che ricordavo meno enormi, la gente seduta sull’erba, ai tavolini con la cena etnica nei piatti di plastica, in piedi davanti alle foto della palestina o ai fumetti esposti; ho pensato in un attimo di sollievo che allora sì, un’altra città esiste, una dove la gente non si salti al collo per ogni minimo pretesto, dove non siano tutti amici di maria incantati dalla loro (brutta) immagine allo specchio. ho chiacchierato con persone che vedo poco spesso ma sempre con molto piacere. riso molto, dormito abbastanza.
e poi, a stretto giro, la familia e gli amichetti tutti riuniti intorno a un tavolo, pizza e birra e frittini di bir & fud conditi da chiacchiere sparse e risate e relax.
è anche che le parole non sono adatte, per certe cose. a esprimere quanto certi sorrisi e certe presenze mi scaldino il cuore e mi rasserenino. allora rimane solo da ringraziare. ringraziare chi c’era, chi c’è sempre, chi passa ogni tanto e chi è troppo lontano per i miei gusti; ringraziare per i regali, tutti perfettamente tagliati su di me, perfino quelli più inaspettati; e ringraziare per la presenza, soprattutto, che malgrado siamo ai 31 e stia invecchiando anche malino e non lo dica spesso, questa sì è una cosa che regala meraviglia. ogni volta come se fosse la prima.
[p.s. e comunque è anche il tastierino del telefono che mi rende pigra e troppo sintetica. sapevatelo.]