Archive for febbraio, 2009
febbraio 26, 2009 at 20:25 · Filed under Senza categoria
è che hai dei figli complessi, mamma. e problematici. non nel senso di persone che creano problemi; in quello di persone che i problemi se li pongono. siamo gente irrequieta, noi tre. ognuno a suo modo. gente che rifiuta, nel suo piccolo, i futuri imposti e le strade tracciate da altri. gente che si pone la questione della scelta, e si cruccia quando questa non riesce a corrispondere a un ideale che è sempre troppo lontano.
e allora è impossibile l’eventualità di sentirci sempre allegri, sempre entusiasti, sempre soddisfatti. semplicemente perché per noi la soddisfazione non esiste. perché in ogni preciso istante della nostra vita, ogni giorno, ci chiediamo se tutto va come vorremmo che andasse, e non può mai essere così.
si tratta di far pace con questa faccenda, mamma. essenzialmente, di riparametrare tutto. di imparare ad accettare che e così e che potrebbero esserci drammi peggiori, nella vita. c’è chi nasce malato, chi incontra sfortune vere a cui non può porre rimedio, chi rimane bloccato e schiacciato dalle circostanze. e chi nasce così, con un piccolo tarlo che mangia dentro l’anima e che non lascia quiete. tra tutti, gli ultimi sono quelli fortunati.
e mi dispiace, mamma, mi dispiace dirtelo ma sarà sempre così. funzionerà sempre così, che ci telefonerai e a turno ad almeno uno dei tre sentirai nella voce i sintomi. è inevitabile. ma se penso a persone perennemente contente, mamma, a me viene in mente una processione di figure grigie. di personaggi pavidi, piccoli e ottusi, che si accontentano senza cercare oltre. carne da televendite, da manuali di autostima, da gerani sui balconi e cibo in scatola e cultura precotta. e tu, davvero ci vorresti così?
febbraio 24, 2009 at 16:05 · Filed under Senza categoria
e dire che a casa ce ne sarebbe tanta, di roba da fare. ho un momento di iperattività potenziale, una lista lunghissima di faccendine da sbrigare che metto mentalmente in coda una dietro l’altra da stamattina. pulizie, piegare panni, un pò di spesa, magari mezz’oretta di cyclette. magari vedere un film, nel frattempo. piccole cose per prendermi cura di me, che ne ho bisogno, necessito attenzioni, tante e differenti per le tante e differenti frazioni di me, e sono l’unica persona che me le può dare.
un’iperattività potenziale contro un’inattività effettiva e forzata. nessun collegamento alla rete, lavori fermi, una me stessa inutilmente immobile su una sedia a guardare uno schermo. getto lo sguardo avido oltre le tende, ai palazzi di fronte, alle finestre spopolate, ai rari personaggi che s’affacciano. una vecchietta che pulisce una scopa contro una ringhiera, casalinghe che stendono biancheria, qualche bambino col naso schiacciato contro il vetro. ogni tanto un gabbiano che solca la porzione di cielo incorniciata dai telai d’alluminio. c’è una vita là fuori e io non ne faccio parte.
qua dentro l’aria è stagnante. si leggono i giornali, qualche volta li si commenta, si fa qualche battuta. la mia voglia di scherzare però è passata quasi del tutto. si riaffaccia ogni tanto approfittando dell’assenza per ferie degli elementi più indigesti dell’ufficio, ma è compromessa al 90%.
qui dentro, sono una brutta persona. sono umorale, suscettibile, nervosa. ogni tanto rispondo acida, ogni tanto sono scontrosa, ogni tanto aggressiva o troppo tagliente. non piaccio neanche a me stessa, ma tant’è. è reazione, e non saprei come altro reagire.
a respirare, scendo al piano di sotto. cinque minuti di certi silenzi mi rimettono in pace col mondo.
febbraio 23, 2009 at 09:20 · Filed under Senza categoria
torno in città portandomi appresso una lunga serie di immagini di
bellezza, colte in foto o solo rimaste in mente, e una sensazione di
meraviglia che tarda a sbiadire. venezia incanta e seduce, morbida,
sinuosa, liquida. incanta il suo carnevale di pizzi e broccati e di
volti coperti, di occhi truccati e artisti di strada. incanta la
bellezza sontuosa dei suoi palazzi e l’aria spettrale di certi
cortili, e i mille colori del canal grande, da dentro la pancia di un
battellino, in una mattina di sole. le calli che si riempiono di luci
colorate, la sera, al calar delle tenebre.
e l’unico modo per esorcizzare la fretta, il poco tempo di un viaggio
organizzato nel giro di mezza giornata e destinato a finire quasi
prima di cominciare, è immaginare. intorno a una tavola immersa in un
sole dorato o per strada tra il gelo che taglia la faccia e l’umido
che impregna la gola, elencare le cose che sarebbe bello andare a
vedere, magari un’altra volta, magari con più tempo, magari
organizzando diversamente e meglio, magari con un pò meno gente in
giro – magari il palazzo ducale, la basilica, il campanile, magari la
giudecca, magari un giro al cimitero che ci arrivi col barchino pieno
di vedove coi mazzi di garofani, mi hanno raccontato, e poi è
monumentale. e mamma che mi riporta bruscamente alla realtà, con tutto
quello che abbiamo da fare figlia mia, l’iva le chiusure le scadenze,
e papà che mi spalleggia e rilancia ogni volta. ché siamo uguali noi
due, che viaggiamo col pensiero, e col pensiero abbiamo già visitato
mezzo mondo – tutto quello che coi nostri blitz estemporanei
probabilmente non riusciremo mai a vedere – e forse, forse è proprio
questo che ci salva.
–
Inviato dal mio dispositivo mobile
febbraio 23, 2009 at 00:59 · Filed under Senza categoria
è che –
–niente, è che non si respirava più, qua dentro. buffo chiudere la porta per tornare a respirare, eh? eppure è così. è che sono finiti i tempi del chi mi trova vuol dire che mi ha cercato e allora va bene che mi conosca. la gente non è sempre così ben intenzionata, non è sempre così candida, più spesso ha denti aguzzi pronti a sputare veleno. io, chi mi sputa addosso il veleno, almeno voglio vederlo in faccia mentre lo fa.
così chiudo le porte, chi è dentro è dentro e chi è fuori potrà sempre entrare, basta che ne faccia richiesta, basta che si qualifichi adeguatamente; e basta che non sia una delle persone di cui sopra, di quelle col dente avvelenato.
io ho solo bisogno dei miei spazi, della mia calma, di vivere serena le cose che amo. e ho seriamente intenzione di guadagnarmi tutto questo.
febbraio 19, 2009 at 09:05 · Filed under Senza categoria
per iniziare bene, appena varcato il portone del palazzo mi si è rotta una tracolla della borsa. naturalmente, era già troppo tardi per risalire a cambiarla. l’ho letto un pò come un segnale, ma siccome sono una signorina razionale (ha ha!) non sono tornata a infilarmi sotto le coperte. vedremo poi se ho fatto bene o male.
per iniziare ancora meglio, mi ero svegliata di soprassalto da un sogno inquietante con un cielo grigio, ascensori chiusi che non portavano da nessuna parte, scale mobili che mi sparavano direttamente nel nulla, a sette metri d’altezza, in attesa di ripiombare al suolo.
ricordo una paura intensa e senza uscita, il tentativo di aggrapparmi da qualche parte, a qualche appiglio che non avevo. un attimo interminabile di sospensione prima della caduta.
e non ho voglia di affrontare la giornata (*questa* giornata), ho freddo e sonno e un calazio che mi sta tornando. ma in compenso sono mezz’ora in anticipo, e mi son guadagnata una bella colazione al bar.
on air: fossati e de andré che cantano in genovese. anime salve se ce l’avessi su disco l’avrei consumato.
febbraio 17, 2009 at 17:50 · Filed under Senza categoria
la radio gracchia strappando il velo di silenzio della prima veglia. gracchia, tra i vapori della doccia, notizie che in fondo non volevo udire dal fronte di un mondo a cui vorrei abdicare. e fa freddo, freddo, un gelo insopportabile in questo inverno che non finisce più, in questa città tesa dove i sorrisi non hanno più cittadinanza se non sono di scherno. io esco vestita di rosso ciliegia e rosso fragola sperando che almeno il colore scaldi un pò. e mi faccio accompagnare da amélie sul fondo di pensieri in cui una me stessa immaginaria parte alla volta di mondi lontani, senza voltarsi indietro, senza salutare nessuno. o forse una o due persone, và.
in metropolitana c’è il ragazzo che legge. ha cambiato gli occhiali, o forse li ha solo indossati mentre di solito non li porta. che legge con tanta e tale avidità che la faccia non la alza mai, che sembra immerso in un’altra dimensione. che busserei e gli chiederei se posso andare anch’io, là dove sono incantati i suoi occhi che dalle pagine non si staccano mai. vengo anch’io, non disturbo, prometto. non sporco e non faccio rumore. me ne sto solo in un angolino a guardare che succede, sono esperta in questo gioco, d’altra parte.
e poi c’è una ragazzina col broncio – capelli da ballerina e broncio, matita blu sugli occhi e broncio. che sorride solo un attimo a un ragazzo down e poi subito si rabbuia di nuovo. come le mie due donne, penso, anche loro si tengono il broncio a vicenda come ragazzine offese. e non si sa chi dovrebbe parlare, delle loro cose, se non loro. stupide, stupide, stupide.
poi metro ha fatto la scoperta del secolo con
un’intrepida inchiesta
sulla città-ombra degli affitti in nero (bravi, bella scoperta, a quando il premio pulitzer?). ma a noi poveri cittadini indifesi non sono mica queste le cose che ci violentano, tanto: sono i mostri venuti dall’est, no? meno male che al nostro bisogno di sicurezza rispondono i militari. stamattina, come ogni mattina, a stazione trastevere la solita camionetta grigio-verde affiancava rassicurante la macchina dei carabinieri. entrambe – e-ehm – vuote.
…
febbraio 13, 2009 at 09:25 · Filed under Senza categoria
esco di casa con la colonna sonora di amélie e i pantaloni get-up-and-boogie. taglio il gelo del mattino con una faccia senza spigoli e un umore pieno di spigoli. ho finito il libro di vauro innamorandomi di ogni singolo personaggio e piangendo per le loro sorti. inizio fois e il suo – incantevole, già dalle prime pagine – memoria del vuoto. neppure un minuto rimarrei in balia di me stessa e dei miei pensieri, senza musica o libri o film o altri universi paralleli. fosse solo possibile trasferircisi in pianta stabile, sarei una donna felice.
e si avvicina un ennesimo san valentino inesistente – ingombrante sui banchi dei negozi e sui manifesti già da settimane, inesistente dentro l’anima ormai carbonizzata. il programma è stare chiusa in casa e fare un’altra torta, per le colazioni della settimana prossima. che è un piccolo modo per volersi bene, e che l’incanto di mescolare una serie
di cose e vederle diventare qualcosa di solido e coeso per merito di un pò di calore ha qualcosa di magico. ed è quanto dovrebbe accadere anche nella vita e invece non accade mai. è che non si trovano mai tutti gli ingredienti, e di calore soprattutto c’è sempre penuria. maledetta crisi energetica.
e sì, lo so che stando chiusa in casa a fare torte e vedere film non si conclude nulla, non si incontra gente, non si vive. ma a volte penso che la gente è quasi meglio non incontrarla, stronza com’è, maligna com’è. meglio un sacchetto di farina e cary grant.
forse mi ci vorrebbe un bel ciclo di analisi. tant’è.
febbraio 12, 2009 at 17:20 · Filed under Senza categoria
io così non sono abituata. a sopportare le cose ad oltranza, a star ferma immobile ad aspettare. lo so, non ci si aspetta questo da me, dal mio aspetto serafico ci si attende imperturbabilità e calma, e invece no. invece io dopo un pò smanio e mi divincolo. recido i problemi alla base, per non stare a guardarli crescere fuori dal mio controllo.
fuori dal mio controllo, capite, è un concetto insostenibile. meglio le soluzioni drastiche, allora. meglio levare il dente. e allora io, col mio faccino placido, alzo la sciabola e con un colpo secco taglio le teste di troppo. sollevo la cornetta e parlo, o scrivo e invio al destinatario e buonanotte al secchio. in una parola, affronto. stare a guardare in eterno non è da me, non lo tollero, è troppo.
e quindi non tollero esser tirata per i capelli dentro problemi che non posso né affrontare, né risolvere, né scrollarmi di dosso. ci sto male, a poter solo aspettare passiva il momento in cui le cose imploderanno, e a temerlo perché riguarda anche me, perché certo dolore fa male anche a me.
e mi viene da pensare che certe dinamiche non cambieranno mai. ed è soffocante.
febbraio 10, 2009 at 09:25 · Filed under Senza categoria
ho dato uno spintone a mao tse-tung. non l’ho fatto apposta, per
entrare in metro quando le porte già si stavano chiudendo ho fatto una
corsa e gli son finita addosso. gli ho chiesto scusa a voce
presumibilmente altissima, da sotto la coperta spessa del suono degli
auricolari, lui ha ridacchiato.
ed è più o meno l’unica faccia che ho visto in metro stamattina, ché
sulle altre non mi son soffermata. ché in maniera per me inconsueta
guardavo negli interstizi. tra le spalle e i colli e le punte dei
capelli della gente. uno schermo un vagone più in là, una luce fuori
da un finestrino. niente occhi, niente visi. neanche quello del mio
preferito, che ho visto solo all’ultimo e che non mi ha vista.
mi aspetta una giornata senza tregua. una fila continua di ansie, fino
a sera, senza nessun posto dove rifugiarmi. e vorrei dormire, buttare
il telefono, scappare da qualche parte dove non funzionino sempre gli
stessi meccanismi. dove non debba per forza subire le cose senza poter
alzare un dito per cambiarle e senza potermici sottrarre. scappare da
qualche parte, in un altro mondo dove non essere, sempre, per forza e
inevitabilmente sola di fronte a tutto.
sono stanca.
–
Inviato dal mio dispositivo mobile
febbraio 7, 2009 at 14:09 · Filed under Senza categoria
mi alzo tardi. ritiro le analisi. ci sono quattro o cinque asterischi in corrispondenza di cose che non capisco. colazione da napoleoni. coi baristi anziani e un cornetto alla crema che non riesco a finire tutto e una spremuta d’arancia un sacco rossa. porto il giacchetto a cambiare la cerniera. passo a curiosare da dmail. passo a lasciare sessanta euro in farmacia, tra rimedi antischifosacellulite, collirio monodose, integratori. ho la pressione a 79 su 57. un copertone bucato, in pratica. con anche lo stesso tono e lo stesso colorito. ho la pressione a 79 su 57 e sono stanchissima. sospetto sia un calo nervoso. di quelle cose che fino al venerdì stai a tremila perché sei agitata e incazzata e ti rode il culo e azzanneresti i tre quarti delle persone che ti passano davanti e il sabato all’improvviso crolli. reattiva come uno straccio bagnato.
poi faccio la spesa. compro tre pacchi di pasta e uno di riso e li regalo alla caritas. compro pannolini anche se non ho bambini da cambiare. compro il macinato per il polpettone e una varietà assurda di latte, intero, di soia, di riso. dimentico la lettiera di gnappo. mi sento pesante.
poi rientro a casa e non ho voglia di pranzare, non ho voglia di pulire, non ho voglia di portare la macchina a fare il cambio olio, non ho voglia di arrivare a parco leonardo ma dovrei. dovrei fare tutte queste cose, intendo. e invece mi butterei a letto e dormirei.
mi serve del marzapane. dove si compra il marzapane?
(ah, e una spalla su cui appoggiare la testa e sentirsi al sicuro, quella dove si trova?)