Archive for ottobre, 2008
ottobre 31, 2008 at 21:19 · Filed under Senza categoria
non è tempo per gli angeli. non è tempo per brillantini, ghirigori dorati, bianco candido ed ali di piume. non è tempo di magie. eppure, facendo forza per vincere l’istinto di mettermi a dormire e lottando contro lo spirito-larva che mi terrebbe inchiodata a casa in preda alla sfiducia e alla pigrizia, replico ed esco. è un angelo un pò diverso quest’anno, ma sempre un angelo è.
e finito neil gaiman, ho languore per un qualche genere di evanescente mondo parallelo.
ottobre 29, 2008 at 09:35 · Filed under Senza categoria
il mattino dopo si contano le ferite. i danni, i cortocircuiti, le strisce di fango sui pavimenti. le gambe dei pantaloni rimaste umidicce, gli occhi e le orecchie pieni di quel fragore, di quella furia. dell’acqua che sale e che corre e che gorgoglia. un fiume senza argini e senza letto che tutto porta a galla e mischia e rovescia trascinandolo via con sé in una corsa senza destinazione. e scorrono abbracciandosi e respingendosi furiose, tutte insieme, tutte le cose del mondo, foglie secche e carta di giornale, tubi di pringles e lacci di scarpe, il tempo e lo spazio e le notizie dagli esteri. e i vecchi sogni e le nuove paure, tutti i baci che hai dato e le cadute dalle scale e i bernoccoli, la rabbia dei desideri mai esauditi, i falsi miti e le verità di comodo. la tristezza e i mal di pancia e i giri di valzer delle decisioni in ballo, desiderio e coscienza, ragione ed impulso. tutti i fiocchetti con cui adorniamo la realtà. le catene con cui la imprigioniamo.
all’uscita della metro un caronte catarifrangente in divisa da guardiano traghetta le anime oltre i tornelli, attraverso il lago estemporaneo che si è prodotto. nel vano tentativo di far giungere asciutte all’uscita gambe e caviglie e scarpe già abbondantemente zuppe dall’altro capo del viaggio, uno ad uno carica tutti su una sedia rossa con le rotelle e li spinge in salvo, sul primo gradino utile, sull’altra riva. insufficiente, inadeguato. ma entusiasta.
ci siamo sedute solo perché era divertente, e per dare soddisfazione a tanta creatività.
ottobre 27, 2008 at 09:50 · Filed under Senza categoria
non mi stiracchio come i gatti e non mi muovo lenta assaporando l’aria del mattino e non giro per casa osservando compiaciuta le lame di sole che fendono la tranquillità placida della mia casa. non faccio colazione con cose sane e gustose e preparate con cura. niente caffè della moka, niente frullato di mela, niente fette biscottate spalmate. ieri sì, magari. ma oggi proprio no, non di lunedì, non i giorni feriali, non c’è tempo e non è umore.
invece ricomincio concedendomi un’altra mezz’ora a letto e poi un altro quarto d’ora e poi potrei andare avanti all’infinito, a dividere il tempo per due e per due e ancora per due, e non alzarmi mai. ché si sta meglio nel sonno, se superi il momento della buonanotte che nessuno ti dà e l’attimo di paura al pensiero che forse neanche stanotte avrai sogni da fare.
ricomincio dai minuti contati uno per uno e dalle facce della gente nei treni, dal solito gatto che aspetta al solito posto il solito cane. dalla colazione al volo e dal cornetto a portar via, dall’odore del cloro sul costume da bagno infilato nel borsone ad aspettare stasera.
un test che ho fatto ieri mi ha assegnato l’obiettivo di smettere di procrastinare e quello di parlare con uno sconosciuto. se solo sapessi cosa sto procrastinando *davvero*, a parte le piccole incombenze singole che mi trascino dietro da mesi.
[quanto agli sconosciuti, vabè, lasciamo perdere.]
ottobre 27, 2008 at 00:17 · Filed under Senza categoria
a fine weekend, mi verrebbe da riassumere il tempo trascorso ma è come se non focalizzassi. ho questo serio problema, che ogni tanto ultimamente mi sfuggono i centri delle cose. i centri delle cose che riguardano me, in particolar modo. i fili conduttori, i nessi. e allora se penso a cosa dovrei scrivere non lo so, non mi viene. vi racconterei che ho visto san lorenzo due sere di fila. indossato i tacchi per sentirmi, una volta tanto, anch’io un pò bella, anch’io un pò donna. che ho riso molto e passato una manciata di belle ore, con le persone che amo e tra le quali mi sento a casa.
ma a parte questo, ecco, mi sfuggono i centri. e ottobre è stato particolarmente avaro di parole anche per questo. penso a cose che mi verrebbe da scrivere ma non le scrivo più, perché non riesco più a metterle in ordine, perché dopo dieci minuti non le ricordo più. penso alla maniera di buttar fuori tutto l’amaro che ho in gola ma non riesco.
ed è come se mancasse a me stessa, un centro. un filo conduttore, un nesso. e avrei bisogno di un abbraccio che mi rimettesse insieme. qualcosa di profondamente mio, di non rubato, non concesso di straforo, qualcosa che mi accogliesse.
mi sento spersa.
ottobre 24, 2008 at 09:15 · Filed under Senza categoria
dovrei sempre tenere un disco decente di scorta nel telefono. per quando muore all’improvviso il sassetto, proprio quando ho un bisogno imprescindibile di iniziare la giornata con la musica. tipo oggi che i primi passi verso la metro hanno seguito la batteria dell’intro de la glaciazione e poi qualche minuto più tardi, proprio su muooooionooooo le steelleeeee, bum!, silenzio di tomba – appunto.
peccato, era una buona idea per rimettere in riga una giornata che ha già partorito un ritardo da un anticipo di cinque minuti, una maglia gialla imprevista in un turbine di cambi d’abito come difficilmente ne capitano, diverse smorfie di disappunto. ma confido nel resto della giornata. d’altro canto è venerdì, il giorno dell’oroscopo e del pranzo fuori col capo e della biretta di fine settimana. e vigilia di qualche buon sonno, se dio vuole. magari migliora, ecco, da questa piega stortignaccola che hanno i miei giorni da qualche tempo.
– avrei una to-do-list di decine di punti. dovrei metterla per iscritto.
– e certe cose mi trovano troppo vulnerabile, e avrei davvero bisogno di qualcosa di semplice ogni tanto. semplice e lineare come a volte mi sembra che vivano tutti, a parte me.
ottobre 22, 2008 at 21:03 · Filed under Senza categoria
sera. luci che scorrono dietro al mio finestrino, lampioni, stop di motorini, il colosseo da lontano. una sposa in una macchina blu. vestita di bianco, luccicante di brillantini e di sorriso-32-denti genere sono una donna felice. la vita, a guardarla da fuori, a volte dà l’idea di essere tanto lineare, e semplice. tanto che viene da pensare che è così che dovrebbe essere, e che qualunque altro modo, gira che ti rigira, sia semplicemente il modo sbagliato.
io ho freddo. e ho la sensazione di avere la febbre, anche oggi, ma forse ho solo gli occhi molto stanchi e il cuore molto cupo e le forze molto scarse. e questo, forse, è il motivo dei brividi.
o forse è il rombo grave delle promesse che mi sono fatta, promesse disperate, rabbiose, che non riesco a far smettere di urlare e non riesco a far finta di non sentire. promesse che dicevano che basta, che non ci sarebbe stata un’ennesima volta. che la periferia non sarebbe mai più stata la mia terra, che volevo il centro, il centro oppure niente. promesse che minacciano di far saltare tutto se verranno disattese un’altra volta.
e anche se il cuore e l’istinto tentano una trattativa, loro tengono tutti in scacco. e nella gola, e in fondo alla pancia e giù per le vene si consuma una lotta che mi lascia stremata, e l’impressione è che qualunque sia l’esito, io, alla fine, sarò quella sconfitta. e tutto questo non è una novità.
ottobre 20, 2008 at 09:10 · Filed under Senza categoria
il lunedì mattina si lascia alle spalle un fine settimana di poco sonno e svariati giri. di molti discorsi abbozzati per lasciarli cadere, di molti altri sopportati di malavoglia. se non si trattasse dei miei genitori, non so se aprirei mai la porta a qualcuno che si comporta così. che ha continuamente da ridire sulla mia città e sui suoi abitanti e sui rapporti che io ci intrattengo. e sulla mia casa, sul colore dei miei asciugamani e sulle condizioni del mio frigo e su tutto quello che non ho e che non faccio e su come penso e vivo. ho smesso da anni di sentirmi sotto esame, ma non fossero loro un bel vaffanculo non glielo leverebbe nessuno. dato che invece sono loro, il segreto è chiudere le orecchie a certi discorsi e alimentarne altri più innocui, pacifici, sereni. è sempre un campo minato in cui un passo più in là potresti saltar per aria, ma è l’unica soluzione adottabile, e con un pò di pazienza se ne viene fuori.
e il mattino dopo è, ancora una volta, un altro inizio.
ottobre 16, 2008 at 09:15 · Filed under Senza categoria
ascolto dirty three da giorni. l’andamento cadenzato dei violini storti e delle percussioni incongruenti mi culla nei miei giri per la città colorata di grigioautunno, ed è tutto molto adatto al mio crogiolarmi, alla mia pigrizia a cambiare, ché questa stagione mi leva entusiasmo e iniziativa e mi lascia inerte.
e invece stamattina uno shuffle inavvertito mi regala i rem di monster e non sarà chissacché ma è già qualcosa. e sono inusitatamente in anticipo e ho preso un treno diverso dal solito e sono arrivati i miei ieri sera e progetto un eurochocolate per sabato. e oggi mi concedo perfino la colazione da alari col cornetto buono e la spremuta d’arancia.
e insomma sono tutte piccole differenze, così, buone da rimarcare distrattamente.
[:: i don't sleep, i dream ::]
ottobre 15, 2008 at 09:30 · Filed under Senza categoria
il problema, dottore – o forse il sintomo, più che il problema – è che non disegno più. da mesi, da non so neanche più quanto, niente più scarabocchi sugli angoli dei fogli. niente più occhi di ragazza e labbra e mani e spalle e capelli lisci o boccolosi e niente più volti distratti o inquieti a uscire dai blocchi per guardarmi direttamente in faccia. da mesi, da non so neanche più quanto, i quaderni rimangono immacolati e i portamine non finiscono mai. l’unica cosa che traccio sulla carta sono numeri. frazioni, percentuali, codici d’ordine, appunti abbreviatissimi in grafia scheletrica. niente di più del necessario, a riempire fino all’asfissia fogli troppo grandi che piego in quattro e giro in tutti i versi possibili.
e io ho passato tutta la vita a disegnare, sa. dai sussidiari agli appunti dell’università, una vita di bamboline incantate che altro non erano che me. che la gente le guardava e diceva sono belle, e hanno i tuoi occhi.
e ho smesso. smesso senza deciderlo, senza una previsione, un piano d’azione, così, bum. è un pò come smettere di respirare, sa, qualcosa del genere. innaturale, illogico. o come quei digiuni patologici che una non si ricorda neanche come iniziano, magari con un banale mal di denti o con due settimane di dieta e malumore.
e l’ultimo disegno che ricordo di aver fatto, se le servisse a capir qualcosa, dottore, non era una bambolina. era un paesaggio. un paesaggio senza vita, la riva del fiume con il ponte che si getta sull’altra riva e le sue due larghe campate. e i lampioni e il parapetto e le ombre scure del gazometro più indietro. una sequenza infinita di righine, approssimative e rabbiose, in una pausa pranzo in cui volevo scappare. e lì è come se si fosse congelato tutto. come se niente fosse mai più esistito, nessuna rappresentazione di me, della mia anima, del mio essere donna, bambina, strega e fata, anima d’acqua e di fuoco e d’asfalto e di luce che trema. niente che non fosse più spigoli, scheletro e corazza. ossa incrinate e schegge di vetro, materia dura e inerte e fragile.
e l’ultima volta che mi son sentita donna, dottore – donna, e non un fagotto mal sprimacciato, e non una specie di pupazzo animato – meglio che non glielo dica neanche.
prevedevo il peggio, l’ho sempre messo in conto, ma non immaginavo proprio di rimanere uccisa, sa. altrimenti – altrimenti…
ottobre 12, 2008 at 01:13 · Filed under Senza categoria
il primo effetto collaterale è che ho le mani di burro. riportando in cucina i resti della cena, ho frantumato una ciotola da minestra e l’ultimo eroico superstite dei bicchieri ikea+365 che abitavano a casa nostra, e gettato a terra l’85% del carpaccio che avevo preparato – che avrei buttato comunque perché mi aveva fatto schifo, ma avrei volentieri fatto a meno di farlo transitare per il pavimento del corridoio.
il secondo effetto collaterale è che ho sempre costantemente sonno, reattività zero virgola e palpebra a mezz’asta.
il terzo è che, per un qualche motivo che non capisco bene, mi fa male la pelle. la pelle della schiena, delle braccia, del petto, come se fosse scottata dal sole – ma ovviamente, non lo è.
il quarto fastidioso effetto collaterale della mia tracheite (laringo-tracheite acuta febbrile, prego, come da certificato – che io le cose le faccio per bene) è la sensazione di avere sempre qualcuno seduto sullo sterno. (che bello, ho un amico immaginario anche io, ho letto che andrà tanto di moda quest’inverno!)
il quinto effetto, anzi il quarto/bis visto che discende direttamente dal quarto, è il fare una fatica immensa anche solo a scendere di sotto a comprare la carta igienica, figuriamoci a sbrigare le almeno due commissioni importanti che dovevo fare questo fine settimana e che – manco detto – saltano.
il sesto, e più scocciante, è che sono lagnosa. e quando ho le mani di burro e il sonno da febbriciattola e l’omino sullo sterno e mi fa male tutto e mi fa fatica tutto, io vorrei qualcuno che mi coccolasse. che mi si accucciasse contro come un gatto – ma con meno peli e meno unghie, se possibile.
invece, solo il gatto. umpf.
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