Archive for agosto, 2008
agosto 29, 2008 at 00:33 · Filed under Senza categoria
una pizza con prosciutto e fichi. un gatto sfrontato che ne vuole un pò come pedaggio per attraversare il suo vicoletto. galletti di legno con cuori rosa shocking. amélie timbrata affianco allo stipite di una porta. ballerine viola con piccoli fiori gialli. una granita alla fragola. un ragazzo dall’aria pasoliniana che fuma la sua sigaretta di straforo sulla soglia del portone più distrutto del quartiere. un’ambulante egiziana innamorata di mia martini. il belli scivolato giù dal piedistallo. polvere di tempo.
porto al collo un labirinto. con dietro una bussola. autoregalo, con l’auspicio di perdermi e ritrovarmi, perdermi e ritrovarmi, per sempre e in continuazione.
agosto 28, 2008 at 09:15 · Filed under Senza categoria
in questa roma diluita dove tutto è chiuso, fermo, bloccato in silenzioso stand-by, io continuo ad aver sonno come se le mie ferie non le avessi mai fatte. quel periodo dell’anno in cui ti alzi la mattina tutta pimpante e scattante come un grillo, in cui ti senti addosso tutte le forze del mondo, io lo sto saltando a piè pari. il mio corpo ha evidentemente pensato che l’altra settimana di pausa gli spettava *adesso*. peccato davvero che non si sia messo d’accordo col principale. vabè.
sta di fatto che mi trascino, e tutto quello che porto addosso mi sembra pesantissimo, perfino l’orologio a volte. ho la sensazione di essere enormemente ingrassata. e la bilancia, se non mi appoggia sull’enormemente, sull’ingrassata mi ha detto “eh beh”. sono passata in piscina l’altro giorno ed era – ovviamente – chiusa. inizierò un nuovo periodo detox da lunedì, non appena si sarà festeggiata degnamente la lu.
mi sembra pesante anche murakami, pesante fisicamente accidenti, ché si sta facendo leggere agile ma lo vorrei stampato su carta velina, o scritto in corpo 6 come le bugiardine dei medicinali. pesante tutto, in questo momento in cui la mia mente è ancora svolazzante, se ne va in giro per calette immaginarie, si innamora di parole e immagini e suoni, rincorre film che vorrebbe vedere, libri che vorrebbe leggere, cose che vorrebbe sapere.
(e tutto questo non è interessante, e questo post non ha un finale. umpf.)
agosto 25, 2008 at 09:15 · Filed under Senza categoria
si ricomincia senza musica. col lettore spento, l’orecchio teso ad ascoltare i rumori della città che si rimette in moto. pochi, bassi, rarefatti. qualche auto per la strada, qualche scooter, molte pause. vecchi che si incontrano in piazza o davanti al circolo e si salutano poco convinti, com’è andato il viaggio?, mah bene, beh meglio così. un omino rilegge il suo scontrino all’uscita dal supermercato, con aria perplessa. come se pensasse, ma chi è che ha comprato tutte ‘ste cazzate?, non ero mica io.
i manifesti della pubblicità sono sempre gli stessi. tim, la tirrenia delle navi veloci, il kenia e i suoi ippopotami e leoni e le sue cacciatrici con arco e frecce e acconciature a treccine. sempre gli stessi anche i ragazzi del volantinaggio fuori la metro. tipo, non è cambiato niente. o tipo, non mi sono persa niente.
i treni, invece, hanno ripreso una frequenza decente. chissà se la colazione avrà sempre lo stesso sapore.
agosto 24, 2008 at 19:22 · Filed under Senza categoria
niente è una parola di un’assolutezza devastante. qualcosa di cui non ci si accorge se non ci si sbatte il muso, per caso, all’improvviso.
niente è quello che abita il mio paese e che ogni tanto esce fuori da dietro le siepi, da dentro i vicoli del centro storico, dai sottoscala a farti buh per ricordarti che è sempre lì, acquattato, anche quando non sembra, anche quando riposa, sempre lì ad aspettare il momento buono per ricordarti la sua potenza. così, è niente quello che puoi fare la sera dopo cena se per caso il locale dove intendevi andare ad affogare l’inedia in un bicchiere di birra è chiuso; niente quello che puoi addurre come motivo per un’uscita alle cinque di un banale pomeriggio d’agosto che a casa ti annoi, che in giro tutti i negozi son chiusi e non c’è nessuno, e non c’è niente in cui rifugiarsi oltre una manciata di bar dove trovi, a guardia ai lati della porta, gli sguardi torvi dei vecchietti che si chiedono chi mai tu sia, che in giro non ti si è mai vista, e perché mai tu sia in giro a quell’ora infame, quell’ora in cui non c’è niente da fare e niente da vedere e niente ti giustifica a liberarti dal tele-giogo pomeridiano (sì, giogo, con la g) e varcare la soglia di casa.
niente è quello che puoi permettere alla tua libertà d’azione, ai tuoi guizzi di inventiva per fare qualcosa di diverso da quello che fanno tutti, divisi per fascia d’età e fascia oraria e giorno della settimana, al mio paese; niente quello che puoi inventarti per sfuggire a quanto ti viene prescritto fin da piccola, a quanto la società ha pensato per te e per tutti quelli come te. fidanzarti con un bravo ragazzo, sposarti, comprare casa, avere un congruo numero di bambini. fare la commessa, un concorso alle poste. leggere chi e sapere tutto di tutti, sapere tutto di tutti anche fuori dai giornali, nella vita reale. non, rigorosamente non, pensare con la tua testa. non coltivare spirito critico. aborrire la discussione come la lebbra – figurarsi la polemica. tutt’al più, sfoggiare un cinico piglio da altoborghese-stufa-di-vedersi-rubare-il-lavoro-da-scansafatiche-immigrati-e-drogati. aderire mansueta e docile all’idea che il-sistema-funziona-così, di qualunque sistema si parli; non provare nemmeno ad affermare che beh, questo sistema non ti piace per un cazzo – di qualunque sistema si parli.
tutt’al più, scappare. scappare e sapere che al ritorno, quando finalmente ti sarà concesso, dopo dodici anni, di fare ritorno per tempi sempre più brevi e uscirne sempre meno ferita e distrutta, che niente sarà quello che avrai da dire a questa terra bellissima e stronza, e niente sarà quello che lei avrà in risposta, dialoghi fatti di niente, battute sul niente, discussioni tanto feroci quanto inutili perché non ci sarà niente che potrai fare per confrontare serenamente la tua opinione con quella di chi lì è rimasto e rimarrà sempre, niente per arrivare anche solo alla conclusione che non c’è una sola verità universale, un solo sistema eternamente e inopinabilmente valido, ma che mille sono i frangenti, le verità, i punti di vista, i torti e le ragioni. scappare sapendo che ogni volta, staccarsi dal niente per ritornare al proprio tutto sarà difficile e disperato, come sfuggire a una specie di malìa.
–
sono tornata, alla fine. ho lenzuola nuove e fresche di bucato, una stanza pulita, il frigo pieno delle cose che io ho comprato e scelto. ho sul balcone una girandola arancione che gira al vento flebile di questa città, di nuovo fuori dalla finestra il vociare del quartiere, di nuovo i miei spazi, quelli chiusi e quelli aperti che mi aspettano fuori di qui. ho una nuova stagione da iniziare, qualche piccola incombenza pratica e burocratica da sbrigare. nuovi buoni propositi da formulare. mi rassicura lo scorrere pigro del tempo. il procedere parallelo delle vite di migliaia di persone, l’incrociarsi imprevedibile dei miliardi di variabili possibili in una città tanto grande, in un mondo tanto enorme.
mi mancherà quasi soltanto il mare.
agosto 21, 2008 at 01:52 · Filed under Senza categoria
nello specifico: l’enorme bellezza, il mare, le rocce, certi cieli, certe luci e ombre. l’aperitivo sulla spiaggia, e la miniera abbandonata con l’omino improvvisatosi volontariamente guida turistica [guardate, lì c'era il cinema, lì le case degli operai, lì il dopolavoro. dove la gente la sera andava a ballare, perché non è che ti spostavi ad alghero o a sassari: da qui, una volta arrivato, come ti muovevi?]. nello specifico, il lungomare e i bastioni affollati fino a tarda notte. la luna che si rifletteva deformata sulle onde che increspavano la grande distesa di inchiostro blu notte. nello specifico, i modena city ramblers e una perfecta excusa. le ciabatte di lino e perline, gli anelli alle dita dei piedi. i calamari fritti. e i punti in cui arrivi e non puoi più andare avanti perché oltre una data linea la tua terra non è più tua, ma dei soliti g.i.joe che giocano a risiko con le sue coste mozzafiato.
nello specifico, ho assorbito una tale quantità di bellezza, di respiro e di libertà e di lentezza che adesso, in piena fase due, a tre giorni dal previsto rientro, posso ancora permettermi di farmi salire il nervoso affrontando la stupida discussione di fine estate. e il-mondo-funziona-così, e voi-non-volete-capire, e è-per-questo-che-non-andrete-mai-da-nessuna-parte. che no, è vero, io non andrò mai da nessuna parte, non certo al prezzo di diventare un cane rabbioso e senza cuore. ma non vuol dire né che sia stupida, né che non sappia quello che dico o che faccio, né che la rinuncia alla guerra non sia una scelta più che precisa. e abbozzerei, se non fosse che si insinua proprio tutto questo.
quelli limitati siete voi.
io, dalla vostra verità universale, non mi faccio più intossicare.
agosto 20, 2008 at 00:41 · Filed under Senza categoria
non scrivere equivale a non parlare a se stessi. per me almeno funziona così. non scrivere in questi dieci giorni è stato questo, nello specifico.
la prima tranche di vacanze è andata, mancano quattro giorni di riposo. non è successo niente di insolitamente carino; la cosa più carina sono stati i messaggi che mi auguravano buone vacanze e abbondanza di cose carine. ho partecipato poco, cercato poco, trovato altrettanto poco. mi sono limitata a guardare a occhi spalancati l’enorme bellezza che mi ha circondato in molti momenti, il mare, le rocce, certi cieli, certe luci e ombre e l’odore della salsedine e lo sciacquio della risacca dagli scogli privati di un locale di musica stupida e gente inutile. mi sono limitata a guardare tutto e incamerare, e assorbire, senza raccontarmelo, senza raccontarlo a voi. senza dare un nome e una voce alle cose, che equivale un pò a non farle esistere. forse è anche per questo che molti dettagli non li ricordo. fatti, persone, discorsi, momenti. rimossi alla velocità della luce.
eppure non è che fossi in luoghi dove non volevo essere, tutt’altro. né la compagnia era il punto critico, tutt’altro, era la solita compagnia divertente e intelligente, quella con cui puoi ridere alle lacrime mentre munita di torcia fai il giro del campeggio in mezzo alle tende, acquattata per non farti vedere da persone che vuoi evitare, ma puoi anche leggere il giornale ad alta voce o andare a visitare miniere dismesse e fare un mucchio di foto alle assi di legno divelte e ai calcinacci.
è che a volte sono io che mi sento sbagliata. meno abbinata di quanto dovrei alla bellezza e alla leggerezza di certi panorami. e allora forse non mi va di espormi, di lasciarmi andare, non mando in giro nemmeno uno sguardo, nemmeno una risata. niente esce oltre la cerchia ristrettissima che ho deciso. credo che alcune cose, vecchie ormai di troppi mesi, mi abbiano danneggiata più del dovuto.
e comunque, fino adesso è una bella vacanza.
seguirà documentazione fotografica.
agosto 11, 2008 at 02:32 · Filed under Senza categoria
e così nel giorno in cui doveva finire l’estate invece pare proprio che l’estate non finisca, anzi che sia proprio nel pieno della sua ferocia climatica e dolcezza d’umore. io, di essere in ferie mi sto accorgendo solo adesso. adesso che volge al termine una domenica dopo la quale segue un viaggio anziché un’altra settimana d’ufficio.
e per iniziare, intanto che aspetto che mia sorella finisca di lavorare, e col pretesto di portare in giro la mamma, ho fatto la turista e mi sono goduta la città vuota dei primi d’agosto. ché non abbiamo mai abbastanza tempo di guardare, e invece ogni tanto bisogna prenderselo. così si scoprono mondi fluttuanti sugli argini di un fiume, e altri sospesi ad altezze da cui si guarda raramente; ordinarie solitudini e tenerezze di pietra; e altre cose belle e terrificanti che non ci si immaginava di poter ammirare così da vicino.
e poi ho visto un’altra mezza giornata di mare finto in attesa di quello vero, e mercatini sotto la luce delle stelle, e ho ciabatte aperte e pantaloni leggeri, e ho appena finito di masterizzare la compilation dell’estate 2008 con perlopiù cose movimentate, nella speranza che sia di buon auspicio. qualcuno, per quest’estate, mi ha consigliato di mostrare davvero quello che sono, e io ho intenzione di provare a farlo. lo prendo come un oracolo, e ne faccio un talismano portafortuna.
buone ferie a chi le fa, dunque, e fate da bravi. ci si risente nel mentre.
e buonanotte, che domani ho un aereo che parte presto.
agosto 8, 2008 at 09:10 · Filed under Senza categoria
ultima. meno otto ore + pausa pranzo, e sono in ferie.
in questo gran finale mi sento di ringraziare particolarmente trenitalia, che è quindici giorni che mi fa viaggiare su treni che passano ogni mezz’ora, cioè uno sì e uno no, e che arrivano strapieni, smentendo così il teorema per cui “no, è che ad agosto la città si svuota”. balle: il deserto del gobi è tuttora da un’altra parte, e ad agosto la città diventa solo un estremo e prolungato strazio.
io stamattina, nonostante sia l’ultimo giorno, non mi ci sento. non mi sento in ferie, non mi sento di buonumore, non mi sento leggera. ho sognato la stessa cosa di cui parlavo ieri e non mi riesce di capire perché, proprio ora, questo fantasma si sia materializzato nel mio cervello e si sia inchiodato lì.
io vorrei aver da raccontare cose più carine.
agosto 8, 2008 at 00:55 · Filed under Senza categoria
non la scrivo. non finisco di scriverla. la lettera che stavo scrivendo stamattina, che mi è uscita di getto come un conato fino a metà e senza trovare una conclusione. non riesco a trovare un finale, e abortisco. e sì che me l’ero ripromessa. non del tutto apertamente, certo, un pò sottovoce, ma me l’ero sussurrata all’orecchio. hai troppi conti in sospeso, dovresti tirar giù i bilanci.
però niente, mi manca il fegato. mi manca anche la percezione di dove centrare tutto questo. perché questa, di lettera, doveva contenere davvero troppe cose. tutte insieme. mancanza, dispiacere, un filo di arrabbiatura residua, palate di orgoglio ferito. forse più di tutte mancanza, cosa che è peggio, perché parlereste mai di mancanza a qualcuno che vi ha reputati uno sbaglio? e inoltre non ha senso, e non lo ha perché è passato più di un anno e non lo ha perché non serve a niente. perché è inutile che voi la leggiate, vi sentiate partecipi, magari mi scriviate una risposta che sarebbe senz’altro gradita ma non servirebbe a far digerire il boccone. questa lettera è qualcosa che si rimescola di continuo senza risolversi, che non va né su né giù. e forse l’unica cosa saggia da fare sarebbe non rivolgerla a voi, non disperderla al vento qua sopra, ma metterci in cima un bell’indirizzo e inviarla sul serio.
se solo conoscessi un motivo valido per farlo.
agosto 7, 2008 at 09:40 · Filed under Senza categoria
semplice. facile. leggero e dolce come zucchero filato. abbinare una maglietta rossa senza scritte ad una gonna grigioverde. ad un paio di flip-flop senza pensieri e senza pretese, a dei capelli legati così come viene perché tanto stanno su gentili, obbedienti. semplice e facile avere un seno piccolo ed educato, curve accennate e tenere da bambolina. avere fossette ai gomiti e alle ginocchia, camminare facendole danzare vezzosa e inconsapevole.
semplice e leggero quello sbattere delicato di fianchi. quell’allungare di mignoli e trovare indici piegati. pronti ad agganciare, a trattenere. i due ragazzi camminano spediti, fianco a fianco, e hanno il passo sincrono e uguale. e si assomigliano nei gesti e nelle pose, nel loro girarsi e guardarsi negli occhi di tanto in tanto. sempre nello stesso momento. e ha tutto un’aria tanto naturale da fare una terribile invidia. a me che tanta semplice naturalezza la inseguo ma non l’ho mai incontrata. che non so effettivamente nemmeno cos’è.
nel frattempo, per i sottopassaggi della metro si spande un profumo lieve di panpepato. sì, panpepato. non chiedetemi come ho fatto a riconoscerlo perché non lo so…
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