Archive for giugno, 2008
giugno 30, 2008 at 13:53 · Filed under Senza categoria
col telefono in coma profondo, salta il post delle 9.30. potrebbe prendere piede un post delle 13.50, oppure un post trascritto. oppure potrei anche solo scrivere sul mio bel quaderno del trentennale (ancora neanche iniziato) e non trascrivere niente, ritrovare ancora una volta una dimensione tattile della scrittura, fatta di nervi e di pressione e fiorita di scarabocchi e disegni, e rimanere lì. chissà. voi vi godreste un bel silenzio, quantomeno un pò più di silenzio rispetto ad ora, e non vi perdereste niente. tanto, per quello che ho da dire ultimamente, tutto il mio sgomento lo ritrovate sul tumblr – molto spesso neanche raccontato, solo indicato a bocca aperta come da una bambina di quattro anni.
tant’è. son solo ipotesi, comunque.
giugno 29, 2008 at 02:48 · Filed under Senza categoria
episodio 1: i ghiaccioli. che non ci vuole niente a farli, ma a qualcuno che li voleva e non li potrà assaggiare ho promesso di condividere il sorgente, e quindi ecco qui la ricetta dell’antidoto al caldo in casa pitzi – i ghiaccioli home made.
primo passaggio fondamentale è girare per tutta la giornata alla ricerca degli stampini e non trovarli da nessuna parte (è un fenomeno che ancora non mi spiego, quello per cui oggetti stupidissimi che hai sempre fra i piedi quando non ti servono o non li vuoi, si smaterializzano improvvisamente se decidi di acquistarli). sospettare di averli soltanto immaginati almeno fino all’ultima tappa, il negozietto di casalinghi di fronte casa. lì, trovarli solo dopo una ricca figura di merda, quando dopo averli cercati per quattro ore e non averli visti te li fai indicare e scopri che li avevi esattamente sotto il naso. comunque, risalire a casa trionfante pregustando il tuo fantastico dessert.
io, oltre alla soddisfazione di averli finalmente trovati, ho avuto la soddisfazione doppia di trovare quelli vecchi. niente conetti colorati, niente buffe forme giocattolose o plastiche antiaggrappanti per far uscire meglio il ghiacciolo: i miei sono quelli vecchi, anni ’80, quelli a forma di ghiacciolo tricolore motta. quelli che aveva comprato la mamma, cioè. che io non riesco a immaginarmela, nell’atto di comprare gli stampi per i ghiaccioli, lei col suo odierno senso pratico e la sua avversione per il superfluo. all’epoca, deve aver pensato al brillare dei nostri occhi, nel decidere di prenderli, e ci ha azzeccato infatti, regalandoci anni e anni di occhi brillanti – dall’infanzia fino ad oggi.
comunque, ogni set dei gloriosi stampini anni ’80 (50 centesimi, ai giorni nostri) consta di: fila da 5 stampi uniti insieme – n. 5 stecchette di plastica – fascetta di plastica a incastro per bloccare le stecchette sospese in mezzo al liquido in posizione verticale finché ghiaccia. la tecnica è riempire gli stampini, incastrare le stecche nella fascetta, incastrare la fascetta sugli stampi immergendo le stecchette nel liquido. da piccoli, noi a casa stecchette non ne avevamo più, sicuramente le avevamo perse tutte nel giro di due giorni. così mia madre, che non si perdeva d’animo, le sostituiva con i cucchiaini. i nostri ghiaccioli avevano un aspetto curiosamente ibrido, e il manico gelido e un concetto di verticalità abbastanza labile. ma erano spettacolari.
naturalmente, li potete fare con quello che meglio credete, succhi di frutta, coca cola, spremute, quello che vi pare. io ne ho fatto cinque in spirito innovativo, al succo d’arancia rossa diluito quasi al 50% con acqua, e 5 in pieno ossequio alla tradizione di casa pitzi, al latte e orzata. che ovviamente non vengono trasparenti e ghiacciolosi, ma bianchi e gelatosi. fondamentale: per questi ultimi, mischiate latte e orzata prima di versare tutto negli stampi. sembra scontato, ma mica sempre, signora mia. la mamma, sempre lei, che è una persona piuttosto approssimativa e distratta (tranne che per le cose meno apparenti, e più importanti: non l’ho mai, e poi mai, vista dimenticarsi una scadenza o andare a dormire senza chiudere il gas, mentre in compenso è stata capace di comprare il cibo per cani al posto di quello per gatti – e varie altre di questo genere), versava prima l’orzata sul fondo e poi riempiva col latte fino all’orlo. solo che l’orzata è sciropposa e non ghiaccia, e la punta si spezzava e rimaneva sul fondo. quindi voi, mi raccomando, mischiate tutto prima. per cinque stampi, riempite a 3/4 un bicchiere da 30 cl – poi, fatevi il segno della croce prima di versarlo, ché non c’è modo per non buttarne la metà nel lavandino e sul pavimento se non affidarsi al signore. oppure, va da sé, fare tutto ciò a misure equivalenti in un bricco col beccuccio. che forse è meglio.
riempiti tutti, infilateli in freezer e lasciateceli per qualche ora. per levarli, sfilate prima la fascetta tirandola verso l’alto in modo da liberare le stecchette. poi scegliete il vostro ghiacciolo e pregate il vostro signore perché vi faccia riuscire in qualche modo a sfilarlo. oppure tenetelo tra le mani per qualche secondo, oppure sotto l’acqua. che forse è meglio.
detto questo, potete iniziare. buon appetito e cercate di resistere alla calura.
giugno 28, 2008 at 14:48 · Filed under Senza categoria
è ufficiale: sono praticamente senza telefono. non risponde più la touchpad, se non per prendere sue personali iniziative tipo: aprire il menu senza che nessuno gliel’abbia chiesto e confermare a catena ogni prima opzione gli si presenti. tipicamente la sequenza è: menu – messaggi – scrivi nuovo – sms – [campo testo che non riempie] – conferma – invia – ricerca rubrica – [conferma primo numero in rubrica] – ehi, un momento! il messaggio è privo di testo, lo vuoi mandare comunque? – no, salva bozza. e via all’infinito, millemila bozze salvate di messaggi vuoti pronti per essere inviati al 190-estero, dove grazie a dio non arriveranno mai. la rivolta delle macchine. insomma, il risultato è che mi trovo più o meno isolata (ma tant’è, non mi cercava nessuno neanche prima, perciò…), e soprattutto preda di un sottile rodimento di culo, da soffocarsi fino a lunedì quando lo porterò in assistenza. speriamo non debba peggiorare.
nel frattempo, giornata calda. sarebbe da andare al mare, se il rapporto tra quanto è impegnativo il tragitto e quanto lo stesso mare dà soddisfazione non fosse palesemente squilibrato.
opterò per un giro da ikea. magari prendo gli stampi per i ghiaccioli e faccio i ghiaccioli all’orzata.
giugno 27, 2008 at 03:04 · Filed under Senza categoria
parlando di cose materiali:
- ho scoperto quattro paia di scarpe estive che non ricordavo d’avere e che ho usato pochissimo. se solo nel mio ufficio non ci fossero cinque gradi le userei.
- il mio telefono sbrocca. spero vivamente che sia solo da aggiornare perché se sta così dopo sei mesi c’è da ritrattare tutta la fiducia nel marchio.
- scopro musica nuova. all’improvviso e senza averlo programmato. e mi piace. ho bisogno di stimoli nuovi e aria pulita.
- vorrei anche finire il libro, e iniziarne uno nuovo tra tutti quelli che ho in coda di lettura. possibilmente uno dove non ci sia nemmeno un morto ammazzato. sono un pò stomacata. (però merita, è un libro che va letto.)
- e finalmente ho sonno. deo gratias.
giugno 27, 2008 at 01:37 · Filed under Senza categoria
se un giorno dovessi andare via di qui, la voce della mia strada la ricorderei come il ronzio di un frigorifero. il ronzio del motore di un enorme frigorifero, quello del supermercato qua sotto, che affaccia sul vicolo cieco le sue grate scortesi. è il suo rumore ininterrotto e perenne, quello che da tre anni accompagna le notti e le mattine di questa casa. e specialmente quando è estate, e fa caldo e non si può dormire e si tiene la finestra aperta per far passare aria e provare a respirare, è la sua cadenza regolare a sentirsi ogni momento. se ci penso, se provo a sciogliere la matassa dei ricordi, so che in ogni occasione degna di nota, in ogni tacca sulla timeline dei miei tre anni in questo posto, la colonna sonora era quella. era lì quando mi sono innamorata e quando non credevo a cosa mi era successo; era lì a ogni rientro da ogni viaggio, sottofondo sordo alle rotelle di ogni trolley riportato alla base; c’era il sabato mattina in cui carlo mi disse che aveva trovato l’anima gemella e non ero io, c’era quella manciata di volte che sono scesa giù di sotto ad incontrarlo, e la marea di quelle in cui mi sono detta che non ne valeva la pena. e c’era molti mesi dopo, in quel luglio torrido in cui per la prima volta dopo anni non mi sentivo sola, c’era mentre stavo sveglia fino a tardi a parlare con qualcuno che distava cinquecento chilometri e diceva di aver voglia di rivedermi, e anche quando si rese conto che come tutti prima d’allora aveva sbagliato, e il mattino dopo come sottofondo alle ultime pagine di quel libro, come chiodo acuminato piantato in mezzo alla fronte. c’era quella volta che quell’altro mi diede un bacio tra le spalle, sul tatuaggio, quella prima e ultima volta di tenerezze, di armi deposte per una tregua durata troppo poco. c’era con i suoi occhi liquidi e con le sue braccia lunghe, con la sua risata rumorosa. e c’era per tutte le cene con gli amichetti, per il bucato steso mille volte all’una di notte, per il fresco in balcone e per ogni volta che ho scritto un post a orari assurdi come questo. e ogni volta che sono andata a dormire da sola.
ed ecco, se mai dovessi andare via da qui e finire ad abitare da qualche altra parte sono convinta che mi mancherebbe, e tanto più che non ho mai amato i posti silenziosi, che amo l’accumularsi stratificato di mille piccoli suoni a testimoniare un fermento di vita che non cessa mai, che continua a riprodursi testardo e anarchico. di auto che passano per andare chissaddove, voci in lontananza, antifurti, cassonetti che sbattono, lamenti di gatti. e motori scalcagnati di frigoriferi industriali, che sono solo rumori di scarto ma senza saperlo non ti lasciano mai sola.
giugno 24, 2008 at 09:15 · Filed under Senza categoria
poi non c’è niente da dire se non che come al solito ho sonno e come al solito sono in ritardo, in ritardo rispetto all’anticipo che vorrei per non timbrare proprio alle nove e ventinove e mangiare in santa pace il mio cornetto e prendere magari perfino un caffè vero.
e il sito della mucca mi fa rendere conto che sono piena di cose da fare, piccole cose, commissioni per sentirmi più in ordine e meno allo sbando, ma non ce la faccio. non mi basta il tempo, e per tante cose a dire il vero non mi bastano neanche i soldi. e allora mi sento continuamente in svantaggio, alla rincorsa, irrimediabilmente indietro. una minardi doppiata dal buon schumi, con un telaio di cacca e il motore che gli altri montavano l’anno scorso e le gomme sbagliate. in curva in seconda causa poco grip.
o forse sarà il caldo, chissà.
giugno 24, 2008 at 02:25 · Filed under Senza categoria
spengo le luci un attimo prima delle due. nelle ore in cui la città parla, di là dalla finestra si esibisce nella sua sinfonia di rumori, e io non ho nessuno a cui raccontarla.
e odio non avere nessuno. e c’è la stessa aria e la stessa infinita teoria di rumori di quella sera che rientrai col cuore che mi scoppiava in petto e mi stesi di traverso sul letto, a pancia in su, a guardare il cielo fuori dalla finestra. e mi sconvolgeva il maestrale del respiro altrui, ed ero felice.
giugno 22, 2008 at 23:10 · Filed under Senza categoria
nel giro di una manciata d’ore ho visto i templari, otzi l’uomo dei ghiacci (in divieto di sosta) e un concerto di violino dal suono tzigano-bulgaro-ebraico. e il popolo indie ballare nel cortile degli uffici dell’anagrafe. e ho mancato di poco giocolieri, mangiafuoco e artisti di strada, accuratamente evitati solo perché riferitici come “manifestazione di punkabbestia che rivendicano non si sa che”.
ho preso molto caldo e molto sole, inaugurato le ciabatte coi fiori sugli alluci, perfino rimediato una mezza giornata al mare – l’ennesimo dei mari dove non laverei nemmeno i tappeti del corridoio, ma tant’è: ho la pelle rossa di sole, e odoro di doposole.
e di vacanze.
weekend ricco, insomma, ecco.
giugno 20, 2008 at 19:50 · Filed under Senza categoria
nella valigia non so neanche bene cosa c’è – sarà una valigia a sorpresa. so solo che è tutto messo alla rinfusa, e che ce l’ho appresso. e ho sotto il culo un sedile di treno, e ho una destinazione, e un sacchetto con una bottiglia d’acqua fresca e uno smoothie. e ho sonno, gli occhi che si chiudono, e voglia di due giorni senza pensare. ci risentiamo tra due giorni. o forse nel mentre, chi lo sa. voi, fate da bravi.
giugno 20, 2008 at 09:10 · Filed under Senza categoria
per esempio, stamattina la cosa da fare – la cosa *giusta* da fare – sarebbe prendere un altro treno e andare al mare. a guardare la linea dell’orizzonte stagliarsi netta senza impicci di mezzo. a prendere caldo, sole sulla schiena e sul collo e sulla nuca. ad ascoltar parlare il suono delle onde, e la brezza, che hanno sempre più ragione di qualunque voce umana. il resto, come dice il grande saggio, al novanta per cento è ATP sprecato. fatica inutile di interagire, di spiegarsi, di trovare compromessi con specie diverse dalla tua.
stamattina in metro c’è una ragazza vestita esattamente come vorrei essere vestita io. se solo. se…?
Next entries »