Archive for marzo, 2008
marzo 30, 2008 at 23:07 · Filed under Senza categoria
lavoro a dieci minuti a piedi da una non meglio precisata stazione abbastanza centrale della metro A. abito ad altri cinque minuti a piedi da un’altra stazione della metro A, a – diciamo – un quarto d’ora da quella del lavoro. stacco dal lavoro alle nove di sera di una domenica che sono venuta a lavorare coi mezzi. quale penserò che sia la soluzione più intelligente per tornare a casa?
soluzione a: mi faccio la mia passeggiatina, i miei quindici minuti di metropolitana e la mia seconda passeggiatina arrivando a casa entro le nove e quaranta al massimo;
soluzione b: chiedo a mia sorella se viene lei a prendermi in macchina, sapendo che lei è buona e fessa e mi dirà di sì anche se io raramente la ripago con la stessa moneta se non è che proprio viene già comodo a me, e anche se venirmi a prendere implicherà uscire di casa alle otto e mezzo, arrivare dove lavoro, aspettare in macchina con le quattro frecce accese per evitare eventuali multe (perché qua intorno non c’è parcheggio manco a morire mentre invece la sfiga è sempre in agguato – chi può dirlo, magari anche alle nove di domenica sera), rifarsi un’altra mezz’ora di strada a tornare indietro, arrivare sotto casa e girare quaranta minuti per le stradine del quartiere cercando un fottuto buco dove lasciare la macchina senza rischiare la solita multa (perché la domenica sera dopo le otto nel nostro fantastico quartiere tutti sono già rientrati a casa per la cenetta della domenica davanti alla tv e hanno già parcheggiato in ogni pertugio disponibile e anche in seconda, terza e quarta fila, in mezzo agli incroci e impilati l’uno sopra l’altro), passando mentalmente e nervosamente in rassegna tutti gli ottimi motivi per cui era meglio la soluzione a*?
indovinate, gente, su**.
* tra questi: avrebbe evitato di buttare al cesso svariati euri di benzina, avuto più tempo (1 ora e mezzo, abbondante) da passare a casa a fare cose interessantissime come piegare mutande, guardare puntate di heroes, litigare col gatto e scaccolarsi il naso, avrebbe fatto meno traffico, emesso meno micronanoparticelle tremendamente inquinanti, non avrebbe fatto finire nella desolazione un fine settimana di sole, relax, beatitudine e pace interiore.
** ah: naturalmente, non si capisse, quella che finisce di lavorare la domenica alle nove non è lapitzi. lapitzi è quella che sarebbe rimasta volentieri a casa a guardare heroes e scaccolarsi il naso.
marzo 29, 2008 at 14:50 · Filed under Senza categoria
ho fatto un brutto sogno. un gran brutto sogno. e mi sono svegliata con la sensazione di aver davvero l’occhio destro così come l’ho sognato. per scrollarmela via ho sollevato gli avvolgibili e sorriso alla bella giornata, fatto una bella doccia con scrub, una seria colazione al bar e poi ho preso la metro. direzione battistini, fermata di destinazione piazza del popolo-villa borghese. siamo io, un telo da spiaggia, una bottiglietta d’acqua e james ellroy. andiamo a stenderci al sole e ascoltarci respirare. respirare.
marzo 28, 2008 at 09:25 · Filed under Senza categoria
samuel è svenuto con un singhiozzo, stamattina, proprio su un *se fosse facile fare così*, dopo appena una traccia e qualche secondo. e anche il mio ombrellino beige a quadretti vichy, già provato da una lunga serie di difficoltà, mi ha abbandonata alla fine di via adria, finendo chiuso e stremato in un cestino della spazzatura sul binario 5 della stazione tuscolana (se lo incontrate salutatelo, povero piccolo). così sono in balia della pioggia, di kate walsh e degli auricolari del cellulare, troppo grandi per stare al loro posto e troppo inefficaci nel bloccare i rumori del mondo esterno. e insomma è una giornata un pò così, che inizia con due tradimenti, poche certezze e ancora meno protezioni.
che dire.
cominciamo bene.
marzo 27, 2008 at 00:01 · Filed under Senza categoria
se non fosse tanto comico direi che è penoso.
oppure, se non fosse tanto penoso direi che è comico.
naah. meglio la prima.
marzo 26, 2008 at 18:40 · Filed under Senza categoria
in effetti non m’importa nulla di quest’accidenti di caffè con te. ora non avertela a male, è così, non c’è granché che io ci possa fare. se ancora non ho tagliato corto e non ti ho mandato affanculo è perché mi sembra inutile accanimento, e io sono di cuore tenero. non hai nessuna colpa, se non quella di essere così inutile, così ingenuamente stupido e così cazzaro. poverino, in fondo sei fatto così e in fondo non mi hai neanche fatto niente a parte sfinirmi di cazzate. in effetti dipende da me, da me che ne ho i coglioni pieni di te che torni, di andrea che torna, di carlo che torna, a ondate, grottesche macchiette di un passato ormai irreale. a ripescarmi periodicamente dalla vostra scatola dei ricordi, recitare la penosa parte di quelli che mi pensano sempre, che io sono speciale, irrinunciabile – ma in finale invece avete *rinunciato*, com’è? tutti lì a riproporvi come se tutti questi anni non fossero mai passati. o meglio, dando per scontato che *per me* non siano mai passati. “sai, ho fatto dei cambiamenti.” “sai, ho riconsiderato delle cose.” sapessi quante ne ho riviste io, sapessi quante me ne sono cambiate. molte anche mio malgrado, ma è così: il tempo passa, cambia le persone, le situazioni, le disposizioni d’animo. è così per tutti, gioia, non solo per te che dopo quattr’anni ti ricordi di operare cambiamenti. la triste verità, fra l’altro, è che io questi cambiamenti non sarei mai in grado di apprezzarli. perché non conoscevo la tua vita esattamente come non la conosco ora, perché me l’hai tenuta celata e non mi ha mai riguardata, e il motivo per cui dovrebbe riguardarmi ora davvero non si capisce. sono curiosa, in fondo. sentiamo.
marzo 23, 2008 at 16:30 · Filed under Senza categoria
avere un angolo-salotto in cui sbragarsi e lobotomizzarsi davanti alla tv aiuta molto, in caso di giorno festivo trascorso da sola in casa. [playlist: ravanello pallido - replica del gran premio - una mamma per amica - dr. house - parla con me]
anche *scegliere* che sia un giorno festivo da sola in casa aiuta molto, nello stesso caso. anzi, fa quasi il 100% del lavoro. avrei potuto essere in sardegna, a lobotomizzarmi a casa dei miei anziché a casa mia, ma mi faceva fatica e per una volta mi sottraggo alla pasqua in famiglia. lo so, c’è chi la vorrebbe. a me, stavolta, m’è presa così.
e ieri mi son goduta gli amighetti e la nostra cena a base di ‘nduja e crostini al tonno e salsette bizzarre e tortine al limone e al cioccolato e ovetti incartati grossolanamente ma con ammore e cannonau come se piovesse, e oggi mi godo casa pulita e ordinata, il profumo di sandalo che sale dal bruciaessenze, il rumore del temporale e l’acqua che picchia sui vetri.
i messaggi d’auguri sono stati pochi ma sentiti.
e sì, è una pasqua serena.
così spero di voi.
marzo 21, 2008 at 09:30 · Filed under Senza categoria
la gente a volte confonde le cause con gli effetti. quello che viene prima con quello che viene dopo con quello che c’è sempre stato e semplicemente non si era mai manifestato. succede per scarsa conoscenza e pregiudizio. conosco una persona in una data maniera e sono convinta che sia solo quello, nient’altro che la superficie che brilla al sole, muta e refrattaria. e sono convinta che sia immutabile. e dal momento che ci credo tanto e che mi costa tanta fatica metterlo in discussione, tutto quello che si presenta a smentire la mia convinzione viene automaticamente classificato come un accidente. qualcosa di esterno che interviene a disturbare e che prima o poi come è arrivato se ne andrà. non ci penso neanche per sbaglio, a capire, a parlare, a deporre il coltello che ho tra i denti e mettere via il foglio dove avevo stampato la tabellina di marcia che le cose dovevano seguire – perché è così che le cose vanno, perché è normale, perché è ineluttabile.
bene. se volete saperla proprio tutta, io credo che classificare come "momento di ribellione" la difficile ricerca di una voce e di una strada – sue, profondamente e interamente sue – da parte di una persona che la *ribellione* (che io chiamerei più rabbia, e che certamente ha delle cause e che certamente se faceste lo sforzo di far due più due riuscireste a intuire almeno in parte) l’ha sempre avuta e tenuta dentro a costo di implodere, sia una cazzata di proporzioni immani. ed è per questo che delle tante cose che le riferisco questa no, questa volta proprio no. *momento di ribellione* a una donna di ventitrè anni come se ne avesse ancora quindici mi sembra un’offesa, e se io sapessi che è stato detto di me mi incazzerei a morte.
perciò sto zitta, e cerco di chiamarmene fuori ancora e ancora, perché questa non è la mia battaglia anche se l’istinto sarebbe quello di difendere – fortificare e difendere. io le mie battaglie le ho già combattute, e, vinte o meno, ho abbandonato il campo. e vivo la *mia* vita, neutrale e silenziosa come sta bene a me. ma sto a guardare, e sono tutt’altro che assente. e non approvo.
marzo 20, 2008 at 09:30 · Filed under Senza categoria
[:: io so la mia verità _ sono passato in mezzo agli inferni alle mie pazzie ma è la mia verità ::]
ci sono cose che s’agganciano in gola e ti avvertono per giorni, prima di farsi pensare davvero. giorni, settimane, mesi. che passi sapendo che qualcosa esploderà ma non avendo per le mani niente di più che vaghi indizi. sentori di contenuti senza forma, di sensazioni diluite e sparpagliate, nausee, sensi d’oppressione.
[:: la mia verità _ è nell'ostinazione a cercarmi a ferirmi a capirmi _ la mia verità _ è rinnegare i padri e le madri e le bocche e gli stomaci ::]
questa mattina la micro-detonazione di turno è questa canzone, che mi ci leggo e mi ci ascolto e mi ci riascolto e riascolto ancora. sotto, qualcosa mi disturba.
[:: sono troppo suggestionabile. ::]
marzo 18, 2008 at 22:38 · Filed under Senza categoria
ebbè, mi chiama m3rl1n0, che faccio, non rispondo? pare brutto. quindi:
uno. quand’ero piccola dicevo che avrei fatto la pittrice. col tempo ho valutato anche le professioni di architetto, pilota di go-kart (per iniziare, naturalmente), giornalista (e chi non l’ha valutato?) e studiosa di parapsicologia (ma non conosco molta gente che venga pagata per questo, escludendo polidoro del cicap).
due. la più cocente delusione che io ricordi nella mia carriera scolastica fu in seconda elementare (che per me è come la prima, avendo saltato un anno), quando nel compito di matematica tutte le mie compagnette più vanitose presero bravissima e io soltanto brava perché avevo incolonnato storta l’addizione. non riuscii a trattenere le lacrime; maestra livia decise, per rappresaglia, di sospendere l’assegnazione dei voti a tutta la classe per settimane, sostituendoli col visto. le mie compagnucce vanitose restarono arrabbiate con me per tutto il tempo. nessuno capì che il mio non era un capriccio di protesta, ma un pianto di delusione. credo che da questo episodio derivino: la paranoia, che ancora dura, di essere una bambina disordinata; una forte avversione per la matematica; un’antipatia estrema nei confronti delle punizioni collettive, che sono – ne sono convinta – stupide e inutili a qualunque livello. fra l’altro trovo curioso che io sia poi finita a fare l’impaginatrice. e cioè, a incolonnare i compitini altrui. forse, è la mia personale rivalsa.
tre. una volta ho lasciato un mio ex perché mi ero innamorata del suo migliore amico. e un’altra volta, perché litigava a morte con la mia famiglia, e perché mi vergognavo di lui e mi faceva sentire a disagio con gli altri. fra l’altro, era sempre lo stesso ex.
quattro. il regalo di mio padre per il mio diploma fu un cronografo swatch, di quelli con la cassa in acciaio. lo adoravo, lo trovavo bellissimo. lo tenni sempre al polso per diversi anni. lo ruppi, un giorno, scaraventandolo contro il muro in un attacco di rabbia, non ricordo neanche per che cosa, una motivazione stupida comunque. ho sempre considerato gli accessi d’ira come qualcosa di sporco, brutto, da evitare con tutte le forze e di cui vergognarsi se non si riesce ad evitarli. appunto, me ne vergognai a morte. raccontai che era caduto. naturalmente, fu la morte del mio regalo di diploma: gli swatch non sono fatti per essere aggiustati.
cinque. ho dei trascorsi nel campo dei disturbi alimentari. ancora oggi ho dei problemi a chiamarli col loro nome istituzionale, è una cosa di cui ho un certo pudore ma ecco, colgo l’occasione e lo dico ora. ci sono stati periodi, anni fa, in cui finivo (oltre a svariate altre cose) un barattolo di maionese in un fine settimana. a cucchiaiate. e periodi in cui sopravvivevo (male) con mezzo tramezzino, una cioccolata della macchinetta e una merendina al giorno. una volta sono arrivata a pesare qualcosa meno di quarantanove chili. mi hanno svegliata le lacrime di mia madre, e l’idea di poter perdere roma e la mia indipendenza. me ne sono tirata fuori da sola, senza psicologi o dottori vari. a tutt’oggi, quando sono nervosa la prima cosa che ne risente è lo stomaco, e sono incapace di una seria disciplina alimentare e di un rapporto sereno col mio piatto.
sei. quand’ero piccola, a scuola, sono stata molto presa in giro. perché non parlavo mai, perché ero timida, perché stavo sempre da sola, per un pò qualunque cosa come tutti i ragazzini un pò fragili. è per questo motivo che ancora ho la sindrome dell’accerchiato, detesto che si rida di me se non sono io a dare espressamente l’autorizzazione prendendomi in giro per prima e mi immedesimo, avvertendo un fastidio fisico, quando qualcuno viene messo in mezzo e – come si suol dire – assoggettato.
sette. da piccola, per puro spirito di contraddizione e di asocialità, e trovando conforto nell’orientamento della mia famiglia, mi consideravo più di destra che di sinistra. poi mi sono svegliata. peraltro era una pura questione di definizioni e termini: ciò in cui credevo allora, in concetto, erano le stesse cose in cui credo tuttora, e su cui i signori del centro-destra sputano bellamente, oggi come ieri.
ed ora, siccome io faccio sempre le cose al contrario:
le regole (semplici, le solite: individuare sette segreti, spiattellarli ai quattro venti sul vostro blog, passare la catenazza a sette fortunati prescelti)
e i prescelti, che come al solito non ci sono, lascio gli inviti sul banco. così tanto per suggerirne qualcuno magari sarei curiosa di sapere qualcosa di flarin, di daniele (ad esempio: hai mai avuto i capelli lunghi?
), di did, anche qualcosa di lud_wing pure se non ce lo vedo a rispondere alla catenazza… comunque va bè, ecco. stanno qui, chi vuole peschi pure.
marzo 18, 2008 at 09:15 · Filed under Senza categoria
tranquilla quasi apatica, mi dicono dalla regia. rispondo che no, apatica no, se c’è una cosa che le avvisaglie di primavera non mi fanno essere è apatica. tranquilla sì, direi, più o meno. da un’altra cabina di regia mi fanno notare che quando mi chiedono come sto rispondo sempre alla stessa maniera, "ma bene, via", e non si capisce se è una specie di velata tristezza o che cosa.
la verità, prontamente rivelata, è che non c’è niente che vada eclatantemente bene, e grazie al cielo niente che vada eclatantemente male, così la risposta non può essere che quella.
che dire di più?, ho la casa profumata e in ordine, giacche leggere, ore di film e telefilm e cartoni animati da vedere, la mia pasqua non mi vedrà in sardegna e splende un sole che stamattina mi ha fatto sospettare di essere in ritardo di almeno un’ora. poi magari la sera quando esco dal lavoro ho dei crolli nervosi di cui non so le ragioni, e nelle mie poche ore di sonno faccio sogni inquietanti come quello di demolire la vecchia scuola elementare di mia madre, in un vecchio abitato minerario ormai deserto, e mi sveglio piangendo. oppure quello di avere un congelatore invaso dal ghiaccio, completamente ostruito a parte un rettangolino esiguo. e grattare il ghiaccio con le dita per tirarlo via, ma senza risultato. ma magari questi ultimi dettagli sono secondari, ecco.
mi dicono dalla regia che dovrei sorridere di più.
(questo di nuovo non è tanto lineare, evvé?)
Next entries »