Archive for dicembre, 2006

e poi alla fine non ho fatto in tempo e mi tocca farlo ora, con gli ospiti per cena già in salotto e a neanche quattro ore dall’anno nuovo, di corsa e di getto – che forse poi di getto è la maniera migliore, per cui –
tengo gli amici, i sorrisi, le risate; i baci e le carezze, il fluire delle energie; l’affetto e il tepore e il sostegno, che sono ciò che mi ha illuminato gli ultimi dodici mesi.
butto i mal di stomaco e il nervoso, le scocciature e le invidie e gli scazzi.
i buoni propositi: amare di più, sentire di più, dire e fare e trasmettere di più. ancora meno mezze misure.
detto così al volo sembra tutto molto banale. in realtà è tutto molto specifico e importante.
buon anno nuovo a tutti.

(come già da manuale delle istruzioni – proseguiamo e approfondiamo un attimo il discorso…)
nel mio universo, non ci si entra facilmente. non ci si entra di proposito, non ci si entra all’improvviso, non ci si entra forzando tempi e modi. nel mio universo ci si insinua. piano, dolcemente, sinuosamente. tutti voi che ne fate parte, e sapete di farne parte, vi ci siete diffusi così. dolcemente, sì. e altrettanto dolcemente, fino a nuovo ordine o cambiamento di circostanze, ci rimanete. avete ognuno la propria poltroncina, comoda e accogliente, e io vi curo e vi accudisco come se foste, ognuno, la cosa più preziosa che ho. potete accorgervene o meno, ma per me ognuno di voi è una gemma.
se invece si prova a forzare, a prendere l’impresa sottogamba, a pensare che in una mezza serata si aprano porte attraverso cui entrare trionfanti, il risultato non può che essere la sconfitta. lì si producono i miei colpi di coda, lì vengono a galla l’acido e l’indomito del mio difficile carattere. io non sono dolce a prescindere; lo sono per concessione. io non mi piego, non cedo terreno, non ho sempre la risposta opportuna, più spesso ho solo quella che mi passa per la testa. e sono mal disposta al compromesso e alla rinuncia, e non sono più in vena di accontentarmi di niente. che agli altri vada o meno. allora può anche succedere che, seppur a malincuore, seppur col senso di colpa di non saper essere docile e facile da gestire, le porte di cui sopra io le spranghi del tutto.
quello che c’è di qua, mi dispiace, a costo di sembrare snob o troppo convinta di me (ma ormai nessuno mi può smuovere dal mio concetto di me stessa) non è roba per chiunque.
[è soltanto per pazzi...]

iniziare la giornata discutendo con un muro non è una delle cose migliori per la propria salute. soprattutto, in questo caso l’unica cosa che posso dire è maledetta me che mi aspetto che un muro possa reagire come un essere umano e mi stranisco quando non succede; e maledetta me che anziché farmi i cazzi miei e continuare sulla mia solita linea torno indietro inutilmente e senza motivo. ma non c’è molto altro da commentare.
per il resto continua a splendere il solito sole tiepidino, a illuminare il panorama del paesone dall’alto. io taccio e respiro piano e cerco di ritrovare il punto dei miei pensieri dove ho lasciato cadere il mio piccolo germe di serenità, per poi rimettermelo in tasca e tracciare finalmente un quadro obiettivo dell’anno appena trascorso. e decidere cosa tenere e cosa buttare, e fare i miei sani buoni propositi.
vado a vedere il mare, chissà che non mi faccia bene…

tre caipiroska alla fragola. due fatte bene, una che sembrava sciroppo per la tosse. quando cominciano a formicolarti un pò le gambe, il mondo comincia quasi a diventare color fragola anche lui.
peccato che in questo momento mi venga da stringere proprio te. che sei a chilometri di distanza, e proprietà di qualcun’altra…

avere la pelle che profuma di questo, quando il programma è uscire qui in paese per una birra, un hot dog e un piatto di patatine fritte intrise di salse deleterie, in mezzo a un branco di balordi col bomberino, le sopracciglia rifatte e la voce gutturale, è decisamente uno spreco.
solo che io oggi ho bisogno di autogratificazione. e quindi, facciamo che mi accarezzo il pancino idratato mentre respiro nocciola e mandorla e faccio finta di star bene con me.

più ci penso e più non riesco a tirar giù nessun bilancio. niente se non un quadro desolante e triste, qualcosa che a pensarci mi fa venire i nervi e mi leva anche quel pò di sonno che avevo deciso di concedermi per questo pomeriggio. mi verrebbe da commiserarmi, ma mi sento in colpa anche a fare quello. e mi sento in colpa a sentire da anni la mancanza di cose che pare proprio che per mia natura non mi siano concesse, e a incazzarmi senza sapere neanche a chi scaricare tutto, perché non capisco perché, per quale motivo di ordine superiore o stronzissimo disegno del destino o di chi per lui, la mia paga non arrivi mai. eppure a me basta poco, per vedermi sorridere. il minimo sindacale.
invece passo le feste a sentirmi ruggire il cuore, a raschiare con le unghie il muro dell’insoddisfazione, ed è tutto terribilmente emblematico sia di tutto l’anno appena trascorso sia di tutti quelli precedenti. e mi trovo a pensare che anziché fare una cosa molto semplice come alzare il telefono e fare una chiamata e poter raccontare a qualcuno che ehi, sai, cagliari sotto il sole nelle mattine d’inverno è meravigliosa, finisco per scriverlo qua sopra e a molti di quelli che leggono mica gliene fotte poi un cazzo, sono solo parole buttate là e disperse al vento.
e so che questo rispetto alla recente serenità è non un passo indietro, proprio un triplo salto mortale, so anche che non è per niente in tono con le luci dorate delle feste natalizie in corso, ma c’è che a volte il dolore esplode e non ci si può fare niente. c’è solo da sputare veleno per non intossicarsi, e uscire a bere qualcosa per far passare un’ora o due.

…la fantastica catena di sant’antonio, da eli.

cito:

Il gioco funziona così.
Il gioco del libro vicino
Prendere il libro più vicino.
Sfogliare sino a pagina 123.
Contare le prime 5 frasi della pagina.
Riportare nel blog le 3 frasi seguenti.
Suggerire il gioco ad altri 3.

ora, siccome sapete bene che sono malata e ho una passione per le parole stampate…
di libri vicini ne ho tre, impilati uno sopra l’altro. non so quale conti come più vicino, così facciamo che trascrivo da tutti e tre, così fra l’altro facciamo 3×3=9 frasi, il che fa molto cosmologia dantesca e robe del genere. ad ogni modo.

primo: io sono un gatto, recita così:

[...] Proprio lui che ha la faccia di uno di quei tassi di terracotta che si mettono sulla porta delle taverne. E si crede chissà chi, è insopportabile."
"Fosse solo la faccia! [...]

secondo: il dio delle piccole cose (rigorosamente non in pulciosa edizione tea)

[...] Non ha ancora strappato la bandiera di Hi[*]tler! Rolf il Postino non li ha ancora traditi!"
"Estha si sente male", disse Ammu. "Andiamo!" [...]

(* asterisco così evitiamo che qualche esagitato arrivi qui attraverso simili ricerche funeste…)

terzo: l’angelo nero

[...] Il letto era ancora caldo. Poi sentì il grido della mamma, un grido alto, uno solo.
O era stato tutto un sogno? [...]

bona. a chi passo l’infame testimone? diciamo, qualora ne avessero voglia, alla lu, a e alla tartaruga, và… buona lettura a tutti.

ho trovato il caricabatterie. nessuno ha bloccato il telefono. sono in possesso di un meraviglioso sketchbook giapponese di moleskine, che dovrò trovare il modo di onorare e che, ho già deciso, tratterò esclusivamente a matita.
e cagliari è stupenda nelle giornate di sole, anche fuori dal perimetro di castello, anche nelle salite di media periferia segnate dalle linee dei filobus.
ho da fare i buoni propositi di fine anno.
e ho voglia, bisogno quasi fisico, di qualcosa a riempire i vuoti. e lo stomaco che si contorce ad ogni moto d’invidia e desiderio. ad ogni minuto di solitudine in più.

uhm.
quaggiù, in inverno, la roba da leggere non è mai abbastanza. mai abbastanza i passatempi per evitare di buttarsi davanti alla tv con le sue merdate da settimana di festa e attingere a piene mani al vassoio dei cioccolatini sul tavolino.
ho portato l’orologio a stringere, nessuno ha bloccato il cellulare, smantellano la upim (si vocifera ci metteranno un supermercato, mi domando quanta gente compri e mangi tutto ‘sto ben di dio, dato che abbiamo 35000 abitanti e i supermercati spuntano come funghi) e splende il sole. ho asciugato i capelli cantando a squarciagola davanti allo specchio. queste le elettrizzanti novità del momento.
io non sono tipa da vacanza relax, no. non senza una spiaggia e una temperatura sopra i 30 gradi.

sogni dolcissimi, già. sempre gli stessi, ogni santa notte. poi mi sveglio e frugo nelle tasche vuote della mia anima senza sapermi dar pace, e mi rimbomba dentro la vita immobile dei giorni di festa. quella in cui non vedi nessuno e non fai niente e il tempo scorre inutile e tonto. e penso che mi annoio, penso che ho fame, penso a quanti giorni mi rimangono ancora da passare quaggiù.
ho finito le intermittenze della morte, iniziato e finito l’angelo nero, sto per iniziare io sono un gatto. ho da stringere (di circa la metà) le maglie del mio bell’orologio nuovo, e comprare il caricabatterie per il cellulare che ho trovato per terra ammesso che non lo blocchino domani.
nel frattempo, rimugino sullo scambio di messaggi di ieri. su come, se mesi fa non avessi deciso che ciò era inutile e fastidioso, tutto sarebbe continuato come sempre. fino adesso, probabilmente. adesso che se dessi retta saremmo un’altra volta punto e daccapo [se fosse per me verrei a baciarti]. mi chiedo che senso abbia e come sia possibile, che per me siano trascorsi secoli e per lui neanche due giorni. e non mi so dare una risposta, e non me ne frega nulla tutto sommato. erano solo degli stupidi auguri.
torno a sognare i miei sogni dolci, sotto le mie coperte rimboccate fino al naso.

Next entries »