l’amico fabbione, che è un grande saggio, ridendosela di gusto dice che siamo fantastici, un popolo fantastico. che nessun altro è come noi.
che se riusciamo a tirare avanti, e neanche poi troppo male a confronto di altre realtà, strisciando sui gomiti in questa maniera – ossia con un presidente del consiglio che dà dell’impanicato al suo avversario politico e questi che gli risponde, a mezzo ufficio stampa, grosso modo qualcosa come "specchio riflesso" – beh, allora chissà cosa potremmo combinare anche solo alzandoci in ginocchio.
io me la rido a mia volta, ma non è che riesco ad andarne poi tanto fiera…
Archive for gennaio, 2006
oooh e finalmente qualcuno me l’ha passato!… (e del tutto autonomamente e senza suggerimento, eh!)
allora. le 7 canzoni del momento, come da prassi:
what else is there : röyksopp – come per mezzo mondo, di questi tempi. perché c’è una specie di disperazione nella voce gutturale di lei e nel ritmo cadenzato e insistente e ipnotico della base. perché nel video lei fluttua come un fantasma e ha un candore irreale che rimango paralizzata a fissarla ogni volta. [:: roads and getting nearer : we cover distance but not together : i am the storm and i am the wonder : and the flashlights, nigthmares and sudden explosions ::]
stringimi ancora : la crus – che sta dentro a un disco che ho comprato per caso, noia e curiosità e che mi ha incantata inaspettatamente. stringimi ancora fa [:: fra le tue braccia non tremo più : ogni dubbio si scioglie e va via : stringimi ancora piccola stella mia ::], con la voce di lui che accarezza bassa e il solito violino graffiante a far da sfondo, e io sogno che qualcuno la canti per me.
il corvo joe : baustelle – una favola triste che è la metafora di ogni diversità. [:: io sono il corvo joe : faccio spavento : state attenti lasciatemi stare : solo certi poeti del male mi sanno cantare ::]
gangsta team : 2pac e un sacco d’altra gente che mò non elenco tutta – per il solito ritmo hip hop che mi porto nelle vene. per il sibilo che fa da base ipnotica – anche qui – a tutta la canzone. [niente testo, perché è abbastanza irrilevante]
solo per te : negramaro – perché è strascicata e bassa, per il piano che scandisce un tempo diluito e sospeso. perché è insieme calda come un abbraccio e fredda come una notte d’inverno. [:: come la neve non sa : coprire tutta la città : come la notte non faccio rumore e se cado è per te ::] – ma anche perché se aspetti tre minuti dopo la fine della canzone, sulla traccia c’è un finale nascosto: una strumentale, che mischia suoni elettronici e il solito piano. [adoro i dischi che chiudono con una strumentale, o che ne hanno almeno una fra le tracce - è come se ti lasciassero libero di scriverci sopra le parole che vuoi.]
no stranger than that : dirty three – per il finale convulso di violini che sembra una corsa a perdifiato in cui s’inciampa ogni tre passi. perché è, anche questa, una strumentale.
black is black : giuliano palma & the bluebeaters – perché lui è un genio ed è bellissimo. perché il ritmo rétro delle loro canzoncine (che genere è, poi?) ti entra nel cervello e non lo schiodi più, e questa non fa eccezione. [:: what can I do : 'cause i-i-i-i-i'm feelin' blue ::]
e siccome ‘sto test l’hanno fatto tutti ormai, mancavo io, facciamo che chi passa di qui se si accorge che non l’ha fatto e gli va di farlo se lo auto-passa? io lascio giusto i sette inviti sul bancone, eh…
[e tu sappilo, se dovessi passare di qua e leggere: sì, parlo proprio di te. sappi che sì, sei tu quello che ho chiesto per natale. e me ne vergogno come una quindicenne alla sua prima stupida cotta ma non riesco a metterci un filtro sufficientemente stretto da riportare il tutto entro i confini sani della razionalità. sappi che chiederti com'era la casa che sei andato a vedere mi costa una fatica immensa ed è più forte di me. sappi che probabilmente non te lo dirò mai ma le tue mani mi fanno venire i brividi ed è più forte di me. che riesci a scuotermi sempre più profondamente e a rasserenarmi come quasi nessuno e non so come fai ed è più forte di me. che sembri essere quanto di più vicino a quello che mi sono sempre raffigurata pensando a ciò che avrei voluto trovare in un uomo - ed è più forte di me. che avverto per te un istinto di possesso che delle volte non riesco a tenere a bada, ed è più forte di me. sappi che lo trovo odioso e presuntuoso e sciocco da parte mia, ma mi piaci un pò molto ed è più forte di me.]
e adesso? pagina bianca. vuota. come mi riassumo, come mi rimetto insieme?
quando ho iniziato a tenere questo blog ci scrivevo un pò di tutto. un pò di più, anche, quantitativamente. era una specie di svuotatasche, oltre che la mia personale autopsicanalisi. poi ci son stati momenti di cazzeggio più marcato e momenti meno allegri, momenti in cui non avevo voce e parole e momenti in cui tutto veniva buttato fuori. faceva due anni e mezzo otto giorni fa, il mio blog. è tanto tempo.
a chi mi legge ultimamente do l’impressione di essere molto triste, e di esserlo molto spesso. anche io avrei quella sensazione, dovessi leggermi dall’esterno. ovviamente, quello che si legge in un blog è una fetta della vita di una persona, e non *la vita intera*. il che significa automaticamente che sì, ho anche momenti divertenti e momenti in cui sorrido, che anch’io mi godo le piccole cose di tanto in tanto; che mi esalto davanti a programmi tv stupidissimi e vivo qualcosa di simile alla felicità totale quando la mattina tutti insieme si va a far colazione al bar delle checche, e sono contenta quando posso girare un pò per roma con mia sorella, e m’intenerisco davanti alle piccole gentilezze di tutti coloro che mi vogliono bene – eccetera.
ma io scrivo quando sono giù, e scrivo per lamentarmi, per buttar fuori quello che non mi va, quello che non funziona, che mi si aggancia in gola e gratta. ed ecco perché, delle volte, di scrivere le piccole cose graziose della vita me ne scordo, e anzi mi domando se a qualcuno potrebbe mai interessare la mia colazione del mattino al bar delle checche (per quanto il discorso valga perfettamente per ognuna delle paranoie che sono solita propinare al mio fedele pubblico). diciamo che sono diventata avara e ormai scrivo solo quello che è di qualche utilità o sollievo a me stessa. diciamo anche che poi scrivo sempre meno libera, in preda alla paranoia che magari qualcuno mi legge senza che io lo sappia e viene a conoscenza di chissacché.
ma insomma, il succo è che non sono precipitata in nessun baratro di depressione e disperazione, anche se senza dubbio ho avuto momenti migliori. diciamo che oscillo molto, ecco. non sono mai stata una campionessa di equilibrio, né di costanza. sono sempre stata in bilico, e semplicemente continuo ad esserlo. in bilico fra giorni che raggiungo la sufficienza e sere che quando torno a casa mi chiuderei nello sgabuzzino con l’aspirapolvere e la busta delle crocchette del gatto, e non un essere vivente intorno. a volte mi sembra di aver dentro un vuoto insopportabile, un silenzio che lacera. a volte non mi basto, e non mi basta nulla. a volte mi sento sola in maniera devastante.
continuo ad aver nostalgia di coccole. che a volte sono quelle di carlo – che sì ci penso ancora e sì mi manca, ma ogni volta che penso di acconsentire a rivederlo mi devastano la rabbia e l’amarezza per essere stata scartata – ma più spesso non lo sono. più spesso sono coccole mai avute e mai provate.
quando ho iniziato a scrivere questo post non sapevo cosa avrei scritto. volevo semplicemente chiarirmi un pò le idee, rendermi conto di un pò di cose, scrivere una specie di disclaimer – scrivere, punto, per vuotarmi le tasche come al solito. e cercare di levarmi dalla testa l’immagine agghiacciante di berlusconi a "l’incudine" su cui mi sono addormentata prima, mio dio.
ed è venuto fuori questo, e non ha niente a pretendere. tenetevelo così…
…ah: nessuno mi ha ancora passato il test sulle sette (o cinque?) canzoni, e sono molto triste.
io il tuo dolore me lo mangerei. lo mangerei e lo digerirei io, pur di farlo sparire. ché tutte le volte che lo vedo da vicino mi lascia spiazzata e vulnerabile e stanca, come se avessi lottato contro qualcosa di troppo grande [e avessi perso].
io chi t’ha fatto male, se qualcuno lo ha fatto, lo andrei a cercare di persona, lo stanerei e lo ammazzerei con le mie mani. e sarei disposta a pagarne tutte le conseguenze, perché sei il mio sangue e la mia carne e una fetta enorme della mia anima, e per te darei la vita.
io al mio livello più irrazionale e istintivo vorrei proteggerti. da tutto. vorrei averlo sempre fatto, esserci sempre stata. e invece ho lacune enormi, e mi chiedo, nel tuo soffrire, quanta parte di me ci possa essere. quanto dell’oscillare del mio peso, delle mie dita in gola, dei miei vecchi diari in giro per casa, della mia assenza. quanto dell’averti lasciata sola a vedere ciò di cui io ho solo sentito raccontare. quanto del non essere stata un modello di serenità e giudizio.
io vorrei non essere così impotente e inutile. così ferma in un angolo a sperare che non ti faccia male.
magari
mi rannicchio su una sedia e sollevo i piedi da terra [perché ho voglia di volare]. le mani fra i capelli, gioco ad arrotolare su se stesse le mie ciocche gialle e storte [dove vorrei facessi correre le tue, di dita].
mi rannicchio [perché ho freddo] sulla sedia rossa accanto alla tua e ascolto. e ascolto parole e musica e silenzio [e te che respiri]. [e sento, pur tentando di non ascoltare, con la massa del mio corpo rannicchiato lo spazio occupato da te poco distante.]
e ci sono frasi che scorrono mentre io tendo l’orecchio, e che mi sento tagliate addosso – come se avessero parlato di me senza che io lo sapessi [e che vorrei fossero lì davvero apposta per me], e all’improvviso vorrei alzarmi e andarmene. [ché scopro che io non sono capace, a fronteggiare questa cosa] [ché è un'onda che travolge tutto quanto e avverto l'energia con una violenza impressionante e mi sento salire le lacrime agli occhi ché sono troppo, troppo, troppo vulnerabile, e tutto mi sommerge e mi paralizza.]
[e tutto il resto è di troppo, ed è imbarazzante che sia lì, e io sospetto che mi si legga in faccia qualunque pensiero e qualunque sensazione e che questa tenerezza che provo mi disegni intorno al corpo un alone rosa confetto che mi renderà perfettamente riconoscibile in mezzo al mondo.]
[e c'è da liberarsene, o la smetto di pensarci o mi dò ascolto e te lo dico] [ma a smettere di pensarci non ci provo nemmeno. e lì per lì, anche l'idea che magari mi dò ascolto e sbaglio, non mi sfiora nemmeno per caso.]
incrocio i tuoi occhi [che avevo paura di incrociare]. pronunci una frase che non capisco [che vibra strana, e non ne distinguo le parole]. [ti leggo in un modo strano, che non ti so descrivere.]
pausa.
:: fra le tue braccia non tremo più : ogni dubbio si scioglie e va via : stringimi ancora, piccola stella mia ::
non sono capace. non lo sono mai stata. a dividere gli ambiti, per esempio. separare una cosa da un’altra, tenere tutto in scatolini chiusi e infiocchettati ed etichettati. quello lo fa la parte corretta di me, quella razionale ed etica. a me, alla parte profonda di me, invece si mischia tutto. e viene tutto a sottostare alle regole della pelle. quelle che dicono che se senti un brivido quello è un brivido, anche se non sarebbe etico che lo fosse; che se guardando un paio d’occhi ti mancano tutte le parole tranne forse tre o quattro, e se affondata in un abbraccio come quello ci staresti per sempre, allora c’è qualcosa che non consente di essere ignorato. no davvero.
te lo direi, a volte. anche se è imbarazzante, me lo trovo lì sulla punta della lingua che nemmeno so come ha fatto ad arrivarci, e mi verrebbe proprio da sputarlo fuori. sai, mi sento – ehm – un filino attratta da te. non lo so com’è successo, non lo so perché, so solo che mi piacerebbe averti scoperto altrove. in una realtà parallela, ad esempio. una senza quel genere di variabili che non controllo – dove non ci sono cose che succedono prima che io arrivi, e tutto aspetta i miei tempi da bradipo.
mi perdo le mezze giornate così. che se ci ripenso dopo non so più dove le ho messe. forse sotto il piumone, forse in un cassetto in ufficio, forse fuori in balcone ad asciugare al vento. perdo una quantità di tempo che a misurarla mi urta, e divento nervosa senza motivi apparenti. e nonostante guardandomi intorno mi veda più avanti di tanta gente partita con me, mi sento sempre tremendamente in ritardo su tutto, e mai abbastanza efficiente da riuscire a fare tutto quello che vorrei fare.
vivo fluttuante e sbagliata. e non so se mi passerà mai.
non ho dormito, neanche due minuti. avvolta a bozzolo sotto le coperte, ho pensato tutto il tempo. accarezzato con la mente le immagini che continuano a passarmi davanti agli occhi del cuore. l’infinità di se soltanto potessi, se soltanto fosse – meglio, non fosse.
non ho dormito. non sono riposata, non son rigenerata, neanche un pò. e sto per andare in un posto che difficilmente mi piacerà, che chissà se riuscirò a prendere per il verso giusto. cionondimeno, esco. ho bisogno di staccare il cervello, vedere gente, cazzareggiare un pò.
cambiare aria alle stanze sempre chiuse della mia anima prigioniera.