Archive for novembre, 2005

e pelle calda che fa male al cuore. e avere voglia di un bacio che tatui l’anima, e di respirare forte, sospirare ad occhi chiusi. e sentirsi sola, sterile, sentirsi scoppiare la gola per tutto quello che ci sarebbe da darevivereprenderesaperesentiremangiarestringere.

qualcosa di molto simile a una disperazione sorda…

…ma non è troppo fisico, tutto quanto? non c’è troppa pelle e troppa poca distanza e troppo scambio di coccole? ché io non lo so, magari recepisco io tutto a dimensioni più grandi di quelle che effettivamente sono. ma certi abbracci e certi baci e certe carezze a me danno i brividi e non riesco ad ignorarli. è più forte di me.
e — accidenti, lo sapevo che finivo così… uff…

anch’io lo voglio, qualcuno che mi rubi.

niente, sono urtata.
ho fatto un sogno che mi si para davanti agli occhi ogni tre secondi e che non riesco a cacciar via. parlava di baci, di stringersi forte e con urgenza. è imbarazzante.
io, mi sento sempre ugualmente immobile. mi sembra che ci starò sempre, immobile.

del perch? non mi si legge(r?), e del dove son sparita.

che palle. voglia di scrivere ma non voglia di farmi leggere. scrivo ma non pubblico. chissà, magari a posteriori, fra qualche settimana o mese oppure boh. sto stretta in questo template che sa di vecchio. nel mio indirizzo che sa di vecchio. in quello che leggo in giro che a volte, alcune cose, mi chiedo perché le leggo, cosa può importarmene. e d’altra parte, cosa può importare a qualcun altro di leggere quello che scrivo io. dei fatti miei e delle mie paranoie e di niente che sia minimamente originale o utile o divertente. ma si sa, io non scrivo esattamente per essere letta. scrivo come vomitare. e ora, per ora, preferisco vomitare da sola, in silenzio.
silenzio stampa, per un pò. a fra non molto.

time to think about me.

io parto. alla volta della mia oasi di serenità in quel di bologna.

ho deciso.

l’esperimento è andato male. decisamente male. e non che le aspettative fossero di qualcos’altro, ma — vorrei aver avuto la forza di non baciarti, non stringerti, non ubriacarmi di carezze e di pelle e di respiri. perché fa male, faceva male ieri e fa male anche oggi e non aveva un senso ieri come continua a non averlo, ad averlo sempre meno.
le conclusioni son sempre le stesse, quelle che ieri non ho avuto la forza di tenere alte in mente. che sapevo stamattina mi sarebbero saltate al collo con ferocia, e infatti eccole qui. le conclusioni sono che non è e non sarà mai più la stessa cosa. che anche le ultime speranze (illusioni) di non essere una soluzione di comodo sono finite nel sifone del cesso. giù, anche loro. giù con il tepore nel cuore, con i sorrisi larghi sulla faccia, con la sensazione di vita che correva lungo il midollo e nelle vene ogni volta che ti sceglievo. io stamattina avevo la sensazione di essere morta. ferita a morte, quantomeno. come se tu mi avessi aperto il cuore in due e ci avessi frugato dentro e non l’avessi più richiuso.
io non ce la posso fare. a sentirmi chiamare amore solo adesso che mi hai del tutto chiuso la porta. solo perché adesso hai fatto l’abitudine al termine, con la tua anima gemella di merda. quella che ti stringe ogni volta che vuole e che si prende tutto il tempo che io non ho mai neanche potuto chiedere, quella a cui hai regalato chiavi che io non ho neanche mai visto – perché è nata così e doveva andare così, mavaffanculo. io non ce la posso fare, a far finta di niente quando il fantasma di questa qui mi aleggia intorno – in un cellulare che squilla, nelle occasioni che avrei voluto avere e non ho mai avuto, nei morsi che non ti posso dare, nei centimetri di pelle che vorrei segnarti di rosso ad affermare che sei mio, mio, mio.
e non sei più quello che lava via le tensioni e le tristezze. non sei più il placebo ai miei dolori, ne sei la causa. ed è inutile, questo non cambia.

:: secco è deserto che risuona in gola _ muori di sete e niente ti consola _ è lava incandescente, è fumo denso e atroce _ tramutano i tuoi occhi in rossa brace ::

maledetta me.

in fondo la previsione non l’avevo sbagliata poi di molto. solo due giorni. la mia carriera di profetessa è salva. il mio cuore neanche per idea.

perch? le case pi? belle non le trovi mai sfitte?

quando ti senti vulnerabile dovresti imparare a startene da una parte. da sola, per fatti tuoi, senza interagire con nessuno. e senza attivare quegli stupidi recettori che ti fanno vedere realtà distorte che non ci sono e non ci possono essere. ché fanno male alla salute, certe idee.

:: scegli il momento per non parlare _ risparmia il fiato e lasciati capire _ so che ti vorrei sapere _ di più di quanto non so ::

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