Archive for settembre, 2005
settembre 28, 2005 at 23:29 · Filed under Senza categoria
ho spezzoni di post appesi ai pensieri. li concepisco durante la giornata, come piccole storie o frammenti di ragionamenti che abortiscono quando non ho tempo di scrivere. perché sono tutti pensieri a breve scadenza, di quelli che dopo due ore già non ci imbastisci più un discorso, e capirai ora che arrivi a sera. ti trovi con un cassetto pieno pieno di avrei voluto raccontarvi e non sai più se soltanto tenerteli o buttarli là sparsi come stanno.
per farvi un esempio, stamattina avrei voluto raccontarvi di vani. sì, sì, con una n. vani che era il diminutivo di ridvan, con un cognome ancora più impronunciabile del nome. ci ho pensato perché a un certo punto dagli abissi del mio lettore mp3 (nuovo di pacca, per inciso, nonché uno dei motivi di quella piccola felicità ebete che ogni tanto mi ritrovo in faccia) è emersa una canzone dei rage against the machine. e mi ricordo che anni fa me ne aveva parlato proprio lui, che era l’unico del gruppetto che ascoltava cose un pò più alternative e che pensava in maniera un pò staccata dal branco e che in effetti era un pò il jolly della situazione, quello che stava con tutti e con nessuno, che spariva per mesi e poi ogni tanto ricompariva come se niente fosse. quello che "ehi, ho visto vani" – come dire ho visto un fantasma. mi ricordo che mi aveva parlato dei rage against the machine, nel suo italiano un pò saltellante, e di questa cosa che loro erano contro il sistema, e gli brillavano gli occhi. e gli brillavano gli occhi quasi sempre, in realtà, di una luce strana e beffarda, di un’espressione sorridente e dura. gli brillavano anche quella volta che gli ho sentito dire – ma serio, stavolta, senza sorrisi né beffe – che sì, lui per il suo paese, se fosse stato necessario, avrebbe imbracciato il fucile e sarebbe andato a combattere. e a me si sono velati gli occhi. non avevo mai sentito dire una cosa del genere da un italiano. era improbabile sentirla dire anche dai suoi connazionali, in realtà. era lui che era particolare. luli si stringeva nelle spalle, come al solito, e liquidava argomenti del genere con un maddai, ma che ti frega, ma pensa a divertirti – ci faceva su una bella risata e passava tutto. sembrava che lo ammirasse, in fondo. senz’altro si volevano bene.
il motorino, quella notte, era quello di vani.
oggi avrei voluto raccontarvi un sacco di altre cose. delle mie piccole beghe coi colleghi gelosi (!) che tanto mi fanno rodere il culo, del capo che è un gioiello e che non ringrazierò mai abbastanza il cielo per avermelo mandato, di roma tiepida e lenta da dietro i vetri del mio autobus la sera, della mia voglia di essere vulnerabile, e di dare e ricevere tenerezza. ma forse non lo farò. forse vi lascio così. in compagnia degli occhi grandi di vani, e dei boccoli di luli.
di un ricordo e uno spettro recuperati da un’altra vita.
settembre 27, 2005 at 23:07 · Filed under Senza categoria
nota: ballarò fa male alla salute. decisamente. al fegato, soprattutto. però delle volte fa tanto ma tanto ridere. e non dite che non è così.
giustizialisti! e forcaioli.
settembre 26, 2005 at 21:48 · Filed under Senza categoria
poi delle volte capita che sono felice per cose stupide. che poi tanto stupide non sono. per il lato b della mia vita, quello che adesso è colorato in chiaro, che dà soddisfazione e mi fa sentire viva e attiva e in movimento. felice per il capo che dice che su di me avrebbe scommesso ad occhi chiusi e già da molto prima di quando mi hanno chiamata, felice di sentir dire che sono tutti contenti di me; felice di studiare, e capire, e vedere davanti a me una strada da percorrere crescendo, e crederci, stavolta, crederci davvero. non so, è come una rete di salvataggio. che mi fa pensare che se anche tutto il resto va male, anche quando sbatterei la testa al muro per la rabbia, lì trovo riscatto e salvezza.
e delle volte, non fosse che si deve dormire, salterei in blocco anche i fine settimana.
settembre 25, 2005 at 21:09 · Filed under Senza categoria
a volte rivorrei indietro i miei ultimi due anni. scusa, non è che per caso potresti ridarmi il tempo che ti ho regalato?, e magari, sì, anche il pezzo di cuore che c’era attaccato insieme…
a volte vorrei non averti mai incontrato. non essermi mai persa nei tuoi occhi e sotto le tue carezze, non averci mai creduto, mai smesso di crederci per iniziare soltanto a sperarci. e lo so, lo so tutto quello che di contro dovrei ridarti indietro io, tutto il bene e il sostegno e il sentirmi viva, e la fiducia che con te ho imparato ad avere nei confronti del mio corpo, e tutte le volte che avevo bisogno di conforto e tu c’eri, anche solo con un messaggio. però almeno non starei come ora, e te lo giuro, darei qualunque cosa per non stare come ora. per non avere la rabbia che ho e che non posso esprimere, per non sentire questo vuoto che divora e brucia dove prima c’era tenerezza e tepore. per non essere così ferocemente delusa, e non pensare ogni momento che invece sì, ti odio, e odio le cazzate che hai detto e quella troiata del libro e quell’altra del perdermi come persona e tutte le altre belle cose che hai smentito con questi mesi di silenzio assoluto. e odio lei che solo a pensarci la farei morire di morte violenta e dolorosa – che evidentemente è tutto quello che io non ero abbastanza, ed è spuntata a prendersi qualcosa che io avevo aspettato e aspettato e aspettato e che all’ultimo tratto ha cambiato strada.
e odio la vostra storia di merda, odio il tuo numero che non compare fra i miei messaggi, odio il mio cervello impuntato come un mulo sullo stesso rancore fetente, e odio il mondo che è felice mentre io vorrei solo urlare fino a non aver più fiato.
settembre 24, 2005 at 12:10 · Filed under Senza categoria
mi sono svegliata tardi. col gatto sulle gambe, e nella testa da ieri sera una canzone in spagnolo, e flash delle cose di cui mi si prospetta lo studio in questo weekend. mi sono svegliata e ho sollevato gli avvolgibili e la stanza è diventata arancione, e io ancora stordita ho voglia di cornetto alla marmellata, e cerco di scrivere finché ancora non ho filtri a chiudere la mente. ci ho provato ieri sera, non ci son riuscita. dovevo dire delle cose che non sono riuscita a dire. che riguardano il mio giro vita e la mia alimentazione isterica. dovevo dire che è solo – è solo – che certe cose forse non vanno mai via del tutto, le metti soltanto a dormire per un pò e poi si svegliano senza avvisare troppo. che una che nella vita ha sempre oscillato come un pendolo non può all’improvviso diventare un monolite, solo se ne autoconvince nei momenti più buoni.
ma sto bene, giuro.
io ho vento nel cuore che fa frusciare le foglie, e fischiare le finestre. e musica che graffia e strappa, e voglia di andare avanti a testa bassa.
[para las mujeres sensibles
no hay mision imposible
prohibido instalarse
prohibido aparcarse
prohibido abusar]
settembre 20, 2005 at 23:23 · Filed under Senza categoria
questa sera ti voglio anticipare e stupire…… buonanotte, 1 bacio
oh… wow.
mi piacciono, tutti ‘sti puntini di sospensione…
settembre 20, 2005 at 01:26 · Filed under Senza categoria
blocco. giù per la gola, qualcosa che preme per essere raccontato e che non so cos’è. che è tante cose, realtà parallele, storie come fili il cui nodo comune è nascosto alla vista. c’è la storia di due spalle tese che non trovano mani che le sciolgano. che urlano il loro dolore senza un attimo di sosta, e con loro le gambe, e le braccia, e la curva sbilenca del dorso. c’è quella di due occhi grandi che girano intorno, che intrecciano linee, scandagliano il buio, e fra i bagliori delle sere romane ancora guardano i taxi uno ad uno. c’è la storia della folla degli oggetti, rincorsi, comprati, accumulati, come se servisse a riempire i vuoti. quella delle parole lette, delle pagine sfogliate, della musica che cantilena nel cervello – i valzer graffiati male da violini scordati, i battiti sincopati di tamburi, voci che lacerano l’anima e il cuore e la pelle. e c’è la storia di una scorza e di un cuore, e di come lei protegga lui e lui la ami di rimando. di come l’uomo da desiderare, quello che abita il mondo del dovrebbe, si trovi ancora un pò qua e un pò là, sparpagliato, un pezzetto in ognuna di quelle tre/quattro persone reali che ogni tanto fanno aprire le porte del cuore e fanno dire "wow".
e qual è il succo di tutto, ora, non lo so; da queste parti sta tutto così, scollegato come l’avete letto qua; se poi volete trarre qualcosa fatelo pure, anzi — se avete un sunto, una risposta, se ci leggete un senso voi, fatemelo sapere. ché io, son troppo stordita e persa per trovarlo.
settembre 19, 2005 at 13:44 · Filed under Senza categoria
puntata n° 688 – mercoledì 14 settembre: dopo un’intensa giornata di duro lavoro, e nettamente in ritardo, lapitzi si reca a stazione termini a recuperare fabbione in arrivo da perugia, e in teoria, di passaggio in via di ritorno in quel di bari. come primissima cosa, in segno di saluto, gli sfregia il volto col piercing appuntitissimo che porta all’orecchio destro, il che non è un ottimo presupposto e rimarrà indimenticato per tutta la vacanza romana. come seconda cosa si scorda che la metro chiude alle 21, rendendosene conto solo dopo abbondante pausa-cena al mac, e rimediando un fantastico, lungo quanto disastrato, viaggio in navetta MA2, il che acuisce la sensazione da "maddovecazzoseiandataadabitare". casa; un pò di cazzeggio casalingo; gelato sull’appia con la coinquilina e.m.a. (per lapitzi, già provata dai nuggets per i quali non era più allenata, solo granita al limone, che il gelataio amico sostiene riaggiusti lo stomaco).
puntata n° 689 – giovedì 15 settembre: lapitzi esce di casa lasciando fabbione e la sorella dark in procinto di recarsi all’ikea a vedere se c’è qualcosa di carino da comprare/cercare di trattenersi dal comprare, e col compito assegnato di cercare una o due lenzuola di sotto per il suo letto svedese a misura di svedese, che le lenzuola dei letti normali ne coprono giusto metà lunghezza. a fine giornata (cioè le otto e mezza passate) scopre che le lenzuola costavano troppo, ma che in compenso ha rimediato una cena svedese a base di polpettine, salsa marroncina e marmellata di lingonberries e il braccio per prendere gli abiti appesi nel suo armadio decisamente troppo alto per lei.
puntata n° 690 – venerdì 16 settembre: lapitzi lavora tutto il giorno come al solito, poi raggiunge l’amico fabbione a piazza dei consoli davanti il teatrino dei burattini di mauro apicella. chiacchiera di un’oretta davanti al teatrino dei burattini, mentre l’anziana padrona del suddetto teatrino si premura di vuotare il secchio dell’acqua con cui ha appena fatto pulizie esattamente sotto la nostra panchina – così i bambini stanno freschi, dice. e le zanzare tigre pure, diciamo noi. un’altra oretta di traccheggio poi, con la coinquilina e.m.a. e la sorella dark della pitzi, gelato (melone e susine rosse) dal gelataio amico. fabbione decide che dovrebbero cambiare nome alla gelateria amica, perché decisamente non gli rende giustizia. giunti a casa, mirto e chiacchiera. sui pregiudizi, il bigottismo, i matrimoni gay e l’adozione da parte di coppie gay. (quiz: indovinate come la pensa lapitzi). (ma anche no).
puntata n° 691 – sabato 17 settembre: lapitzi e fabbione si recano alla stazione termini per questioni concernenti la biglietteria, sbrigate le quali si concedono, con la sorella dark della pitzi, un giro in centro a due tappe: toomuch e lush. nel tardo pomeriggio, giusto cinquanta metri prima di riinfilarsi in macchina, inizia il diluvio universale re-loaded. dalle 18 alle 24 i nostri eroi si cimentano nell’arduo compito di decidere cosa fare in serata per onorare la notte bianca senza rimetterci le penne per le complicazioni della broncopolmonite. dopo una tormentata consultazione, la scelta cade su un comunissimo giro etilico (poco, perché in macchina) a testaccio. con tour in auto per il lungotevere, il circo massimo, san giovanni e san lorenzo sulla via del ritorno a casa. il tutto senza troppo affollamento e sotto il sempre fedele diluvio universale.
puntata n° 692 – domenica 18 settembre: fabbione riparte al mattino, a un’ora in cui per lapitzi è decisamente uno sforzo sopra ogni possibilità anche solo alzarsi – così lo saluta da semiaddormentata, certa che lui capirà, condividerà e la invidierà pure, un pochetto. il resto della giornata trascorre fra internet, una spesa faticosissima da auchan straripante di gente (ma perché nessuno aveva avvertito, che era scoppiata la guerra e bisognava correre tutti a fr provviste?) e una sessione toletta col nuovo shampoo solido appena comprato da lush. poi nanna. altro giro, altra corsa.
settembre 14, 2005 at 00:29 · Filed under Senza categoria
il capoccetta dice (non mi ricordo a proposito di che cosa, non mi ricordo a partire da che discorso) che dovrei essere un pò più delicata. o un pò meno guerriera, qualcosa del genere. se no un uomo come fa, a sapere che ho anche un lato dolce. io azzardo che l’uomo in questione ci deve credere sulla fiducia, che ho anche un lato dolce. la mia parte non-guerriera è per pochi. per chi sa vederla, immaginarla, anche dietro la scorza. per chi intuisce. io non voglio esibire, non voglio sfilare, non sono in vetrina, merce sul banco in attesa di un’offerta. io aspetto un incontro. (e nel frattempo, mi rattristo all’idea che sia così diffusa questa concezione).
settembre 12, 2005 at 01:05 · Filed under Senza categoria
ci sono tutti. ma proprio tutti tutti, eh. dal cagnolino della scottex alla mucca lilla della milka, da coccolino all’omino delle tabù. c’è macchia che scappa e la vecchietta dell’ace, i ragazzini dell’ariel e il galletto vallespluga. c’è lou lou che si era persa nei meandri di troppe citazioni, e l’omino che poteva stupirci con effetti speciali ma non lo fece, che nemmeno ci ricordiamo più da dove venisse. c’è la ragazza che fa la dieta, vuole fare la modella, e il bambino che ehi papà guarda, un pollo; c’è il nonno che sviene alla notizia che è finita la maionese e i vicini che sentono la craniata sul pavimento e corrono in soccorso con un barattolo nuovo nuovo. c’è pippo l’ippopotamo dei pannolini (ma latita colpevolmente susanna messaggio) e c’è la signorina mestruata che si butta col paracadute; gli omini cerchiati di viola che evidentemente non usavano il preservativo – come quello raccolto dal professore; sanpellegrino l’aranciata esagerata e il fru-fru-fruttolo, saila il piacere che uccide e il brivido di brancamenta e soprattutto fernet branca. insomma, non manca nessuno, nemmeno i ragazzi della coca-cola, quelli che facevano oscillare gli accendini augurando buone feste. aaah, che nostalgia…
tutti qui. buona visione.
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