Archive for maggio, 2005

staffetta (1 di 2)

sperando che non avesse scadenza… testimone passato da lei e anche da lei. mica dovrò compilarla due volte?…

volume totale dei files musicali al momento

su pc: a casa 11GB; nel vecchio ufficio ne avevo
almeno altri 7GB, una parte dei quali doppioni di quello che avevo a
casa; non ho fatto a tempo a masterizzarli, ohibò…

in testa: secondo me almeno un GB o due. ma è difficile calcolarli.

in casa: mah… meno di 60 cd, sicuramente; una cinquantina di vecchie cassette, credo. sicuramente meno di quanti ne ho sul pc.

ultimo cd che ho:

a) comprato: comprato
da me? davvero non ricordo. poteva essere mia martini, forse. (danza,
nel caso). o una raccolta scrausa di hip hop che non ho poi mai
ascoltato… ultimo cd originale richiesto in regalo: rem – around the
sun.

b) masterizzato: cristina donà – dove sei tu

c) fatto finta di comprare e ho masterizzato: eh???

canzone attualmente in onda:

massimo volume – tema di mistero

5 canzoni che ascolto spesso ultimamente (o che significano molto per me)

thievery corporation ft. emiliana torrini – until the morning (quella della pubblicità della nuova croma)
sigur ros – samskeytje (se si scrive così, aggiornerò quando avrò modo di controllare!)

madredeus – ecos na catedral

sa razza- passalo (uuh, è un’ossessione. tzerriame meticcio, socio.)

fabri fibra ft. al castellana – come te

persone a cui passo il testimone:

5, giusto?… hm, dunque… io direi pinno, tostoini, caLLo, virus, sophie.
sperando che non l’abbiano già fatto, che non sono molto aggiornata
ultimamente! — ah, e… azz!, non avrò mai il tempo di andare a
lasciare un commento a tutti uno per uno! :S che vita grama…

- e quanti pensieri rimangono appesi così, non detti, non scritti. ci
sarebbero tante e tante cose, ad avere a portata di mano uno schermo e
una tastiera ogni volta che vorrei. non so, ci sarebbe che è estate e
ho voglia di spalle scoperte e scarpe aperte (ho inaugurato la stagione
con una cavigliera nuova, per inciso); ci sarebbe che ho una nicchia,
un nuovo giaciglio che fluttua a mezz’aria sul lato lungo della stanza,
e dopo tanto tempo di nuovo dormo da sola e mi sembra di essere proprio
tornata bambina; ci sarebbe che avrei tanta voglia di fare un bel giro
per blog, bello esaustivo, e aggiornarmi su cosa succede ai miei,
e che non vedo l’ora di avere il tempo per farlo; ci sarebbe che ho
voglia di novità. ci sarebbe che mi sento libera. ci sarebbe l’ennesima
conferma – che ancora, dopo più di due anni, e nonostante niente mi
leghi, e nonostante io sia volubile e incostante, tutte le volte scelgo
lupin. invariabilmente. ci sarebbe l’affetto che porto nel cuore, che a
volte mi sento scoppiare il petto, e l’unica è sorridere e tacere…

è un altro venerdì (e latito dal blog da 8 giorni, ohibò) e son
stanca morta. e succede di aver bisogno di musica che mi aiuti a
digerire, e di un libro che sostituisca piazza fontana ormai in
dirittura d’arrivo, e di un pò di sole in faccia e un bagno caldo al
cioccolato bianco. sto bene, complessivamente. ma stanchissima.

gli
ultimi aggiornamenti sono che la mia gastrite (autodiagnosticata,
peraltro, quindi potrebbe essere qualunque cosa) arriva a livelli
ancora mai raggiunti prima; che ho finalmente il telefono a casa (e
chissà se il modem 56k funge ancora, in attesa di una sana adsl); che a
madama dorè ogni tanto prende la chiacchiera e io ascolto e mi desta lo
stesso interesse di un rubinetto che scorre (semmai mi preoccuperei
volentieri di chiuderlo); che mi sono data una risposta alla domanda
del secolo: a quali altre parti della tua vita devi dare una svolta?
non che non ne avessi sentore, prima. ma ora lo so con una chiarezza
disarmante: gli yo-yo sentimentali fanno male alla salute e vanno
tagliati, non c’è niente da fare. [almeno, il tuo sì.]

ho gli occhi che mi bruciano. la testa che mi gira.

accidenti a questi cavolo di yo-yo sentimentali che rimbalzano continuamente…

:: issue #1 :: c’è sempre bisogno di un pò di buontempo. e in verità in verità vi dico, ce ne dovrebbero essere di più, di giornate così. di giornate in cui alzare il naso per aria e ridere forte. giornate fatte di sole, di tavoli all’aperto con le tovaglie di carta, di ponti con l’orizzonte un sacco in là, e vento fresco e bancarelle lungo le strade - e sabbia nera che sbrilluccica e ritagli di prato. di giornate in cui ritrovare compagnie serene e passarci del tempo che proprio non vorresti che finisse così presto, del tempo che ti lascia stampati sulla faccia sorrisi scemi che durano ancora l’indomani. giornate in cui gustarsi la sensazione che – giriamoci poi intorno quanto vogliamo, ma per me è così – comunque vada, nella vita ci si sceglie. e a me queste ultime scelte qui, cazzarola se mi piacciono. ce ne dovrebbero essere di più, giornate così, già…

:: issue #2 :: le otto di sera in ufficio a guardar lavorare il caporeparto – nonché fotoritoccatore mostruosamente bravo. va tutto bene, va tutto bene. mi sento un’equilibrista. o una trapezista, non so. sono uscita dal vecchio ufficio col terrore di fare sempre qualcosa di sbagliato - cosa che per ora non succede, e che spero di non far succedere, nei limiti del possibile; ma quando avrò imparato a muovermi con sufficiente scioltezza all’interno del sistema e avrò da sola, senza chiedere, le risposte alle mille stupide domande pratiche che mi assalgono ogni volta che devo fare qualcosa, mi sentirò molto più tranquilla e molto meno sotto esame. al momento, è tutto molto grande e molto veloce. mi sento in caduta libera, dopo anni di stasi pesante. vorrei saper già tutto, cazzarola.

:: issue #3 :: a. non mi pensa più. è latitante. ipotesi uno: mi faccio sentire io. ipotesi due: ma anche no. in fondo sto così bene. in fondo poba, soprattutto. è uno di quei momenti in cui, per me, potrebbe anche morire schiacciato. soprattutto, ogni volta che per caso mi viene voglia di indulgere all’ipotesi uno, mi faccio forzatamente tornare in mente l’ultimo messaggio, e passa la paura.

:: issue #4 :: invece abbiamo lupin in momento positivo, bontà sua. il che è sempre molto carino, ma viene sempre da pensare quand’è che il momento positivo tornerà ad essere semplice scazzo. io, io ho smesso di credere a quelle volte in cui mi parla di vederci tutte le sere, anche se lì per lì, quando me lo dice il cuore mi sussulta sempre un pò, ma so già molto in anticipo come vanno a cadere i discorsi. io, io ringrazio sempre, ogni giorno, quel qualche santo o dio o divina provvidenza, o semplicemente quella forza interiore che una volta neanche immaginavo di avere e che mi ha permesso di raggiungere quel famoso equilibrio emotivo per cui io basto a me stessa, e chi mi ama mi segua e chi non mi ama poba – come da punto #3.

:: issue #5 :: cose che mancano alla felicità completa: l’allaccio del telefono a casa (possibilmente completo di linea adsl); tre ore a settimana di acqua+cloro; una decina di chiletti in meno (che non avrò mai se continuo a carburare a involtini primavera e pizza e schifezze fritte, lo so, lo so…); lo scaldabagno nuovo, una vasca piena d’acqua bollente e il mio bagnoschiuma al cioccolato bianco. ma anche solo una doccia, a dire il vero.

(chi lascia la strada vecchia…)

allora. da oggi niente più: book della famosa casa di moda, quella faccia di culo del mio titolare, rispondere al telefono con tono da segretaria (e scoprire che dall’altro capo c’è nient’altro che la mediocre fidanzata del capoccia2), niente più "ma guarda ‘sto stronzo che entra in ufficio e ti dice senti senza neanche aver salutato", niente più smistare mail, niente più "se esco alle 7 di sera chissà da ‘sto cazzo di quartiere balduina quando riesco a schiodarmi, coi treni che non passano mai più e il 990 che passa ancora meno"; altresì, niente più signor g. dall’altra parte della scrivania (sigh, mister g. lo so che sei in un mare di guai ma perdonami!!), e niente colazione placida in ufficio che dura un’ora. e niente messenger sempre aperto, ma tant’è. ho richiesto l’allaccio del telefono a casa, peraltro.

d’altro canto, il nuovo ufficio è grande e pieno di legno chiaro e di blu. c’è luce, una macchinetta del caffè, i boccioni dell’acqua. e una dozzina di ragazzi che si fanno le battute a vicenda da una parte all’altra dell’ufficio. sono l’unica donna, in reparto grafico. sto ancora cercando di capirci qualcosa, è complessa muoversi agevolmente nel sistemino di server, controserver e robe varie, ma ce la farò. oddio, sono terrorizzata. ma ho fiducia. il secondo signor g. (che poi sarebbe il primo in ordine di tempo) è un tesoro, e infonde tranquillità. spero in bene per il futuro.

sono felice. vi amo tutti.

la parola di oggi è libertà. o anche adios. o anche mòbbasta.

insomma. mi sono licenziata. cambio lavoro. new life, gente.

festeggiate per me, se vi va.

ho sognato la famiglia fondatrice della famosa casa di moda (moda, poi…) per la quale impaginiamo i rognosissimi book-vetrine-uso-interno. ho sognato che ne veniva profanata la tomba di famiglia, per la precisione. è grave? dovrei: a) frequentare meno mia sorella; b) frequentare meno la famosa casa di moda (ma in questo non ho molta discrezionalità); c) andare in analisi?

ah: nella seconda parte del sogno venivo azzannata e sbatacchiata a terra da due cani e conversavo amabilmente con ranieri di monaco in occasione delle nozze di un qualche suo figlio/figlia. allora? c? la accendiamo?…

intanto provvisoriamente ho riaperto il blog-fantasma su splinder. così quando non funzionasse iobloggo mi si può leggere là (che io non ho mai avuto grossissimi problemi a postare, più che altro ad aprire admin e blog, e a farmi leggere, quindi). intanto appena ho riaperto il blog-fantasma su splinder, iobloggo ha ripreso a lavorare non dico come un orologino ma del tutto onorevolmente, direi. intanto vabbè, restiamo così, poi vedremo che fare del blog-fantasma di splinder (che mi sembra come quando ti si rompe il telefono e riesumi un cellulare vecchio del mesozoico, non mi ci trovo proprio…)

intanto è finita una settimana (e senza il lieto fine dello stipendio, invero). intanto non so che dire, perché è stata una settimana strana. di quelle in cui ci si abitua a ritmi nuovi e abitudini nuove. c’è stata una sfuriata, due giri e mezzo di 360, molte sere con le finestre aperte; ci sono state molte risposte di sufficienza, giri in quartiere, un cinese mangiato alla fermata dell’autobus (involtini primavera e riso al curry, non un umano di razza asiatica) in una sera di ponentino; una frangetta da ragazze interrotte meravigliosamente bella (non sulla mia fronte); due sessioni di lavoro fruttuose ed efficaci, davanti al computer di casa. mi piace il silenzio e il poco affollamento che c’è in stanza ora che la tv risiede separata dal pc. mi piace. sì.

c’è stato il recupero del cd solo rap italiano dallo scatolone argentato in cui era finito, anche. stavo proprio soffrendo.

[passalo _ passami di mano in mano _ come fumo pakistano _ stringimi come se fossi il tuo denaro strano _ dentro al tuo tempio sono l'unico profano _ che silenzioso quando passa fa baccano]

compiti per questo weekend: finire di versare le cazzo di caparre. continuare a riordinare casa. enjoying my new life.

voi, fate i bravi, eh.

[...voglio essere poca roba, e che sfoghi tutta quanta. voglio una vita ordinaria e serena, con pochi raggiungibili obiettivi, e senza più questi blue screen del pensiero, ché ne ho le palle piene. voglio vivere sorridente e ignorante e con le orecchie chiuse e gli occhi chiusi e la sensibilità a zero. e non avere più un cazzo da scrivere in questo blog.]

questa l’ho trovata per puro caso. è di cinque mesi fa. la riposto perché cazzo, me la devo ricordare. me la dovrei tatuare in qualche posto ben visibile, ché ho la memoria troppo corta, io. orecchie chiuse, e occhi chiusi, e soprattutto sensibilità a zero.

non ho concluso niente, tutto sommato. cioè, ho chiuso senza aver concluso. a tempo debito lo saprai anche tu – che ho chiuso, dico. se non è che te ne sei già accorta, certo. io parlo poco, ma non dissimulo. se mi tira il culo, mi tira il culo. se non ti cago, non ti cago. non ne stiro, muscoli della faccia per fare sorrisi forzati. non spreco fiato per più frasi di quelle necessarie. non regalo rispetto, simpatia, affetto senza che ne valga la pena. non più, cazzo, non più. troppo sbattimento, troppo amaro in gola. e non mi piace veder morire le cose. meglio non farle proprio nascere, ho idea.

comunque, per stavolta è andata. magari me la ricorderò per la prossima. o magari non ci sarà una prossima.

questa era l’ultima grande illusione, ed è morta anche lei. anche lei.

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