Archive for marzo, 2005

musica per quando piove [o sta per]: madredeus :: ecos na catedral –

– e qui sembra proprio che stia per piovere, sì. luce color latte, di fuori, e qualcosa che ti pizzica il naso e il fresco sulla pelle quando apri le finestre [e voleresti via].

– e mi sento galleggiare, io. una foglia in una pozzanghera [e secondo come, una pozzanghera per una foglia può essere qualcosa di sconfinato].

– e mi sento fluttuare in mezzo a un mare di altre foglie, scontrini vecchi, barchette di carta che non mi toccano mai – non mi toccano mai. ed è strano, ma mi sento bene lo stesso. né sola, né persa. semplicemente fluttuante.

[l'odore di lupin sulla pelle da ieri sera. barchette che non si toccheranno mai davvero. appunto...]

…I find it hard to tell you

I find it hard to take

When people run in circles

It’s a very, very mad world –
– mad world…

beh, è divertente, in questo periodo di buio sentimentale, doversi mettere su illustrator a ridisegnare questo qui affianco. sì, sì.

siccome non sono incazzata.

siccome adoro mandare messaggi a cui non ricevo risposta.

e adoro ricordarmene a ogni piè sospinto, chiaro.

vabbè…

[un elefante
si dondolava
sopra il filo di una ragnatela
e trovando la cosa interessante
andò a chiamare un altro elefante

due elefanti
si dondolavano
sopra il filo di una ragnatela
e trovando la cosa interessante
andarono a chiamare un altro elefante

tre elefanti
si dondolavano...]

ché ti vedo camminare in bilico, non in equilibrio, proprio in bilico. fra non so cosa e non so cos’altro. e ti guardo e mi rendo conto che se cadi tu cado anche io. e tutti gli elefanti attaccati alle nostre codine, uno dietro l’altro. e mi gira la testa, a pensarci. quindi m’inchiodo. quindi non so cosa fare, se non sperare che si aggiusti tutto da sé. che le risolva tu, le cose. perché sei tu che guidi la fila. perché se cadi tu cado anche io. e tutti quanti appresso.

fra i tanti ricordi che ogni tanto risalgono a galla dal limbo della mia infanzia, degli anni delle elementari diciamo, c’è quello nitidissimo di una telefonata. una telefonata alle sei di mattina, sentita di straforo da sotto le coperte nel letto di casa di nonna. diceva che eri arrivata. diceva che eri una femminuccia. l’avevo sempre saputo, non so perché, forse mi sembrava ovvio che dopo il maschietto arrivasse la femminuccia, aveva la logica stringente di una sequenza matematica e quindi doveva essere così. il nome l’ho scelto io, ce l’avevo già pronto da settimane. mimmo ti voleva chiamare macchia che scappa, e sarebbe stato quanto meno appropriato per tanti motivi, ma l’avremmo capito solo tempo dopo.

avevi le guance tonde, da piccola. rosa. e una cascata di boccoli dorati. parlavi strano e ridevi a scraccallu. di gusto. e sembra l’altro ieri che giocavamo in giardino, e invece sono passati quasi vent’anni e sono successe cose, una sequenza infinita di cose per vent’anni, signorina, vent’anni, e chissà di quante io non so nulla. chissà quante mentre non c’ero, chissà quante senza che nessuno me le venisse a raccontare.

e una non se la immagina, la vita come va, una s’immagina sempre cose stupende e inondate di sole, e che tutto vada liscio e tranquillo per sempre, e con le sue speranze ci tappezza, per sette anni, ampie stanze della mente e del cuore. mentre è girata dall’altra parte, mentre non vede…

[...sopra il filo di una ragnatela...]

io che faccio adesso?

boh, dice che son buddista…

You scored as Buddhism. Your beliefs most closely resemble those of Buddhism. Do more research on Buddhism and possibly consider becoming Buddhist, if you are not already. In Buddhism, there are Four Noble Truths: (1) Life is suffering. (2) All suffering is caused by ignorance of the nature of reality and the craving, attachment, and grasping that result from such ignorance. (3) Suffering can be ended by overcoming ignorance and attachment. (4) The path to the suppression of suffering is the Noble Eightfold Path, which consists of right views, right intention, right speech, right action, right livelihood, right effort, right-mindedness, and right contemplation. These eight are usually divided into three categories that base the Buddhist faith: morality, wisdom, and samadhi, or concentration. In Buddhism, there is no hierarchy, nor caste system; the Buddha taught that one’s spiritual worth is not based on birth.


Buddhism

79%

Satanism

75%

agnosticism

67%

Islam

67%

Christianity

54%

Paganism

50%

Hinduism

42%

Judaism

38%

atheism

25%



Which religion is the right one for you? (new version)

created with QuizFarm.com



(preso da anija)

il 60% della comunicazione fra gli esseri umani è non-verbale. [contrattazione non-verbale, già].

ci sono le stelle fuori. cavolo. e l’aria che punge. e io ho voglia d’estate. [voglia delle mie ciabatte celesti - di canottiere scollate] [su cui far piombare il tuo sguardo, se fosse possibile]. c’è una brezza leggera [che muove le fiammelle delle candele] [candele che mai avrei creduto di vedere accese, quella mattina in cui sono stata una dei destinatari della mail con allegata quella foto lì]. che mi fa muovere le gambe e aver voglia di scappar fuori. c’è odore di sale [come quello che si sente addosso a chi vive in riva al mare] [addosso a te che avrei voglia di mangiare ora - e tu?, tu hai voglia di mangiarmi?]

e delle volte io non sono capace di arginare il pensiero di te. che mi tracima dal vasetto in cui cerco di tenerlo chiuso e inonda il cervello, e il cuore, e i polmoni che non prendono aria, non più. e mi spaventa aver la sensazione che per averti qui un istante darei via qualunque cosa, qualunque cosa, qualunque cosa. e che non so cancellare dalla mente la tua bocca. che bacia la mia bocca in mezzo a un mare di carezze, sospiri, e occhi chiusi e battiti del cuore. e, e, e – accidenti.

io con quintino non sono mai riuscita a fare amicizia. in ormai 12 anni ci siamo studiati, guardati da lontano, gli ho girato intorno infinite volte ma non abbiamo mai instaurato un rapporto stabile. c’è qualche serio ostacolo che non lo consente.

credo sia perché quintino frequenta delle gran brutte compagnie. frotte di gente perennemente in posa, convinta di aver qualcosa da dimostrare, e che sia legittimo pretendere che gli altri dimostrino a loro volta qualcosa (che cosa, poi?). frotte di gente vestita come un servizio di cioè, e che ti guarda storto se ti allontani dallo schemino che tacitamente tutti condividono. se pensi diverso. se non ti fidanzi. se parti e vai via e decidi di non tornare (quasi) più.

in 12 anni gli amici di quintino hanno cambiato volto, ma non carattere. i grandi hanno lasciato posto ai piccoli, che reverenti e conformisti proseguono esattamente sullo stesso solco già tracciato. eppure, sarà che io ho preso abbastanza distanza, sarà che certe cose non mi toccano più, sarà che c’era molta più gente del solito, ma ieri, dal piedistallo alto dell’aiuola all’angolo con via cagliari, e da dietro una solenne e austera processione del venerdì santo, ho guardato quintino là in fondo, immobile di profilo in mezzo alla piazza e ho pensato che cazzarola, era quasi bello.

sono giorni di cazzeggio e respiro lento, ragazzi. voi la festeggiate pasqua? bè, auguri, per tutto quello che volete…

oddio questo computer è lento come un tango. e questa non è ora di mettersi a scrivere. ma pensavo a quando sono scesa a casa a natale, e che sono scesa con qualcosa di grande e tenerissimo nel cuore, che riguardava lupin – e accompagnata da una marea di messaggi carini. e che alla partenza di stavolta invece avevo nel cuore qualcosa di fastidioso. qualcosa che punge, che non mi piace.

e io comincio ad avvertire nausea, per certe cose. e sono stanca di rodermi il culo da sola e per niente. e ho nostalgia di quelle tenerezze, e di quella passione…

non passa più. non passa proprio più. guardo l’orologio e ogni volta son passati giusto cinque minuti dalla precedente. e io ho tremendamente fretta che passi, invece, ché ho appresso una valigia rossa e un lettore mp3 in prestito (il mio è morto, vaccaccia) e un biglietto d’aereo per un orario quasi perfettamente coincidente col tempo necessario ad arrivare da qui a fiumicino una volta uscita dal lavoro. respiro profondo. ho voglia di scappare. ancora un’ora…

filo d’aria che entra dalla finestra. aria fresca, umida, ché stamattina ha fatto due o tre secchiate d’acqua – e io senza ombrello, e mi è venuto da ricordarmi di quando ho perso l’ombrello di luli, quello blu coi fiorellini ricamati che sembravo una signorina. filo d’aria che dice che è primavera, ormai non c’è proprio niente da fare, è così, e la prova inconfutabile è che oggi indosso una maglia carta da zucchero sopra una maglia rossa, più primavera di così, insomma. filo d’aria che alle 4 di pomeriggio non ce la facevo più a star chiusa dentro, che sento odore di fiori da una settimana almeno, cioè da quando i metereologi hanno detto “domani fa venti gradi” ed era vero, non hanno neanche fatto a tempo a dirlo e io – bum! – profumo di fiori. profumo inesistente di fiori inesistenti, visto che sto in un seminterrato alla balduina, che fiori vuoi sentire. filo d’aria che sto elettrica e stranamente attiva. e penso che forse, essendo primavera e avendo voglia di fare un sacco di cose, forse tutto sommato stasera dirò che sto bene dove sono, e non è vero, ma posso pazientare se considero come un vantaggio la possibilità di pensare ad altre cose. forse non è ora di gesti impulsivi. forse è ora di prepararsi come si deve.

c’è stato tanto buio. mi sa che rischiara…

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