Archive for luglio, 2004

non ho capito mica bene come è finito il film, ieri sera. eppure non era difficile, bastava prestare un pò dattenzione. è colpa tua. messaggio alle undici e un quarto. una mazzata. una bellissima mazzata, come no, una di quelle in cui inconsciamente (o anche consciamente?) speravo per tutto il tempo. ma io non ci ho capito più niente. mica è colpa mia.

mi piacerebbe

vabbè, una ci prova. a chiedere un bonus di rimborso eurostar-in-ritardo-di-un’ora anche se ha appena appreso che bisogna spedire il tutto entro sette giorni. ho fatto il conto: fino a mezzanotte sono matematicamente nei sette giorni. peccato che l’ultimo ritiro di posta prioritaria venga fatto alle 17.00 e che io abbia imbucato la busta alle 20.00. ci vorrebbero degli uffici postali notturni, apposta per queste cose. scadenze di concorsi, di domande, di richieste di bonus eurostar. porcamiseria, ho ancora 4 ore!! vabbè. comunque, una ci prova. hai visto mai che in puglia sono meno fiscali. o che intuiscono che prima di ricevere il sacro sigillo del ritiro della posta la mia povera busta sfigata ha trascorso l’intera nottata in una cassetta…

incontri fiabeschi

ho conosciuto il fratello delluccellino di del piero. quello non-salutista. si è avvicinato zampettando alla mia panchina, ha esitato un pò, ha fatto due o tre tentativi non troppo convinti poi ha preso coraggio e con un balzo felino (il che è quantomeno singolare, per un uccellino) si è fiondato sulla fettina di lardo di colonnata scivolata giù dalla mia pizza (sì, mi tengo leggera…) e se lè portata via.

giurerei di aver sentito, qualche minuto dopo, un bel rutto. direi che al 99% lacqua minerale non centra nulla.

gioco a biglie coi miei pensieri. un continuo colpire palline di vetro con le unghie per mandarle altrove, per dirigere il gioco dove voglio io. ma perdo. anzi, nemmeno so giocare, sono loro, i miei pensieri, che sanno il regolamento. anzi, vi dirò di più, ho proprio il dubbio che se lo inventino lì per lì perché tanto io non lo so. ho proprio il dubbio che mi stiano bellamente prendendo per il culo…

una valanga. lasciare la mente libera è impossibile. ogni momento di vuoto è potenzialmente pericoloso, e dà immancabilmente luogo a smottamenti inaffrontabili, a cadute libere di lunghezze devastanti. chiamate la protezione civile, aiuto. sono quella col giubbottino arancione che vaga in mezzo alla neve chiedendosi da dove si torna a casa. qualcuno mi salvi.

è che non ce l’ho, comunque, una casa. la mia anima, non ce l’ha. perché sono una cazzo di insoddisfatta maledetta come qualcun altro di mia conoscenza, come gloriosa tradizione richiede, e andrò avanti così fino alla fine, e niente mi basterà mai. certo, basta saperlo e tenersi i danni per sé, senza frantumare tutto quello che si incontra sulla strada. ma è un ergastolo, e chissà cosa viene dopo.

nel frattempo, vado avanti a obiettivi. a frammenti di tempo da riempire, buchi da stuccare, carteggiare alla buona in modo che il percorso sia il più possibile omogeneo. il prossimo buco è il fine settimana che si avvicina. ho già in mente. una chiusa di due giorni, e progettare. pro-gettare. gettare avanti, sì.

mi sa che potrebbe convenire, usare questo stesso stucco per tutti i buchi di qui in avanti.

come si fa?, a portare avanti la vita in questo modo?, a suon di scelte precise, mirate ed efficaci? ché tutte le volte che vedo quello che hai scelto mi dico “ah bè. ecco perché. non poteva che essere così”.

ho grande ammirazione, davvero, per questo genere di persone. io che scelgo col cuore e il cervello lo ascolto parlare e poi lo dimentico. io che scelgo col cuore in tutti i campi della vita, e porto i segni di tutte le bastonate che questo comporta ma non lo so cambiare. mi piacerebbe. ma chi mi spiega come si fa? a scegliere quello che obiettivamente è più vantaggioso e non aver paura che dopo manchi la poesia?…

poi arrivi a casa dopo 6 ore e mezzo di poltrona di intercity notte con nello stomaco un gin lemon e poco altro, apri il portone già nauseata dal sonno e nel salire le scale ti accorgi che alle 7 di mattina vi regna odore di prosciutto cotto. cotto in padella, proprio, sì. ah. la vita di tutti i giorni…

ben ritrovati…

ma io ‘sta giornata la salterei proprio. passerei direttamente alle diciotto e trentotto. regista, si può? no, eh?… va bè…

un viaggio.

ho speso più del previsto ma che importa, alla fine. ho i biglietti in borsa, caldi caldi, appena sfornati. e fra qualche minuto inizio a preparare. borsa con qualche abito, il costume, una giacchetta di cotone che sull’eurostar fa tre gradi, qualcosa da leggere in treno, il quaderno degli appunti. vado incontro all’adriatico. all’estremo sud d’italia. al sole che sorge sul mare. a un week-end di aperitivi in terrazza, cazzeggio e relax. all’amico più folle e geniale della storia. quello che mi ha insegnato come si individua la costellazione del cigno, e con cui parlo di design. l’unico altro essere umano a parte me a ricordarsi i blindosbarra. l’uomo con cui ho condiviso una delle esperienze di coinquilinaggio più drammatiche e deliranti, e che da allora ha un posto speciale nella mia collezione di supereroi.

mi sento bene già da adesso. i’m happy.

il perfetto risparmiatore

dei bei momenti. me li faranno prelevare?…

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