Archive for giugno, 2004

perché ti agiti? perché ti agiti??!? ma perché porca puttana mi avete rotto i coglioni!!! perché!

problemi di spazio

dopo svariati mesi (anni?) di tentativi di scaricare monnezza qua e là, e dopo le relative e vibrate proteste di volta in volta emerse in tutta italia, ecco la soluzione salvaspazio. manco detto, gli abitanti del paese delle aquile non si trovano molto daccordo…

vabbè ragazzi, cominciamo a chiarire: io in casa non la tengo, eh…

lo sapevo, che prima o poi lo cercavi. stavo solo aspettando. beh, se davvero mi hai trovato, allora bienvenu

tu, provoca pure. ché io t’aspetto. non aspetto altro. e domani sei mio e mi batte il cuore a mille, a pensarci. e domani voglio essere bella da levarti il fiato. perché non ci sarà, un’altra occasione, e io questa voglio giocarla tutta, e ricordarla, e fartela ricordare…

continuo a ricevere mail a cui non rispondo. a cui non so rispondere. ché non so come si dice, in un italiano corrente e che non faccia male, “scusa. ma proprio non ce la faccio”. preferirei quasi quasi mandargli il link di questo blog. del tipo, leggiti tutto da te. e insultami fin quando vuoi. almeno non dovrò spiegarti nulla. e sarà una buona medicina, dopo, sapere che non ne valeva la pena. che non ne valevo la pena.

io ci ho provato. ogni giorno che passava, ci ho provato. ma proprio non ce la faccio

pausa.

e grazie ai santi pietro e paolo per aver sponsorizzato questa giornata di relax che giunge attesa come poche altre cose al mondo… un peccato dover studiare, per inciso, ma già stare a casa e non vedere certe facce mi salva la vita, e lo stomaco.

e questa giornata sta volando via senza che nemmeno me ne accorga, placida nella penombra della cucina, nellattesa di quanto verrà dopo. dopo. mancano 36 ore. e io sono impaziente. impaziente di sapere chi dei due, domani, avrà le mani fredde. impaziente di ridurre di nuovo quelle distanze a cui abbiamo girato intorno per mesi. e trovarti, davvero, vicino come in tutti quei sogni. e ascoltarti respirare. unaltra volta…

giusto urbani…

questo blog non costituisce una testata giornalistica. ma perché, qualcuno si era confuso?… e comunque, inseriamo il disclaimer…

beware

oggi mi sono armata. da vera guerriera, di borchie ai polsi e cinturone – tutti presi in prestito dall’armadio dark di mia sorella dark. ché ho dormito 5 ore scarse e sono tipo l’unica in tutta roma che non fa ponte, e se mi fanno incazzare mi slaccio le borchie e gliele lancio dietro.

sappi

che se mai ti venisse in mente di cercare il mio blog e se mai ti riuscisse di trovarlo (fin troppo semplice, fra l’altro), ti converrebbe non leggerlo, visto che non hai voluto sapere nulla nemmeno a voce. quindi bloccati qui, ché è meglio.

che non rispondo agli squilli. che non voglio messaggi. che se prima ero complicata ora sono un rompicapo.

che sono una donna libera.

che ho intenzione di continuare a esserlo, e indipendentemente dalle definizioni formali. ché sono libera di testa e di cuore, e di spirito, prima di tutto, ed è questo che non voglio perdere mai più.

sappi che ti voglio bene come a un fratello. che ti ho amato come non amerò mai nessun altro, e lo posso dire con certezza. perché i tempi cambiano, e le persone cambiano, e dopo certe cose niente è mai più come prima.

sappi che neanche te potrei neppure lontanamente amare come prima. che sono contenta che hai capito dove hai sbagliato, e io ho elaborato tutto fino all’ultima virgola e so perfettamente dove a mia volta ho sbagliato e sono una persona che non rifarà mai più le cose che ha fatto in passato. quelle davvero sbagliate. ma le ferite che a poco a poco, con dedizione invidiabile quanto inconsapevole, mi hai inferto, se non sono più fresche portano comunque cicatrici lunghissime che non credo spariranno mai.

sappi che sono una persona rabbiosa, ed egoista. che perdono ma non torno indietro, e non dimentico. e non solo con gli altri, anche con me stessa.

sappi che ti ho spostato su un altro piano, del tutto differente. ma se ti spostassi di nuovo, su un piano di qualche altro tipo, ti accorgeresti facilmente di quanto al paragrafo sopra.

infine sappi, in anteprima rispetto a quando te lo dirò di persona, che ho intenzione di mantenere integra la consistente parte buona (anzi bella, anzi stupenda) dei ricordi che ho con te. che in alcun modo la metterò in discussione. che so già che rielaborarla ora, in qualunque modo, la lascerebbe svilita e fiacca e non è giusto. io mi riservo il diritto di difendere la dignità del grande amore che c’è stato.

quasileundici di una giornata sonnacchiosa di fine giugno. ecco. col letto non ancora rifatto e le persiane accostate, ché il caldo avrà tempo più tardi, per entrare; e una specie di distillato di rumori, da fuori, che filtra piano piano. goccia a goccia. e se chiudessi gli occhi e spegnessi tutto il resto del cervello e soltanto ascoltassi, come ci ha fatto fare quellomino al corso, sparirebbe il rumore della ventola del computer, dopo un pò, e verrebbe fuori un mondo. il ticchettio dellorologio da muro, che non ci pensi quasi mai ma sta sempre lì, di fondo ai tuoi gesti, di fondo alla tua vita che il tempo se lo mangia vorace – il ticchettio dellorologio sparirebbe anche lui con la ventola, dopo un pò. e sentiresti. il cinguettare forte degli uccellini, e ogni tanto un corvo che gracchia. da lontano, un cane. un vociare indistinto. una moto che passa. e se ti concentrassi un minuto, sentiresti i sampietrini quaggiù nel viottolo friggere sotto il sole. il filo daria che corre fra le foglie dellalbero di fronte. e forse, le voci dei bambini che giorni fa giocavano nel cortile della scuola elementare. e forse, le voci di chi è passato qua anche molto prima. a voler soltanto ascoltare. ché a volte, lo ammetto, siamo ciechi e sordi. e troppo spesso attiviamo filtri inutili, che ci fanno perdere di vista il resto. la vita. che è immediata, è tutta lì, sullo stesso piano e basta allungare una mano e prendere il pezzo che si vuole. e noi invece costruiamo, costruiamo, diamo ordini fasulli a tutto e tutto impacchettiamo e inscatoliamo ed etichettiamo e poi stiamo male perché non abbiamo gli apriscatole, perché lo scotch dei pacchetti ci si appiccica dappertutto. e poi passiamo i nostri anni a strappare piano, con le unghie, etichette che noi stessi prima abbiamo incollato. e ci teniamo occupati così. fino a che un bel giorno ci rendiamo conto di quanto tempo abbiamo perso a girare fra i banchi del supermercato dellesistenza, senza mai avere i soldi per comprare nulla e senza assaggiare niente. e senza mai esserci resi conto che dovrebbe essere tutto gratis, e che ci spetta di diritto…

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