Archive for maggio, 2004

i fine settimana dovrebbero durare in eterno. starei molto meglio. e invece il lunedì mattina si riporta sulle spalle tutto il gran carico delle paranoie.

tu stai arrivando e io non ti sento. non sono capace di avvertirti, nellaria. eppure mancano poche ore. niente. come se lanno che ancora manca non avesse interruzioni. come se ti dovessi rivedere fra un tempo immenso, o mai più. daltra parte è una settimana che non scrivi. dieci giorni che non sento la tua voce. e io sono talmente immersa nei miei casini che non esiste altro programma che correre. correrci appresso (certo, regolarmente senza acchiappare niente, è ovvio). con lunica eccezione del due giugno, il resto del programma è un continuo indefinito nebuloso affannarmi rabbiosa e inconcludente. un continuo tentare e non riuscire, come al solito, che ho limpressione non mi lascerà spazio per essere felice.

non sarò felice. non lo sarò, è così. come non lo sono ora. ho paura della persona che ti presenterò domani. ho paura che non sarà bello. so che non sarò abbastanza dolce, serena, carina. non sempre riesco a esserlo e so che sarà deludente. mi dispiace già da ora. ma forse non ti piacerò. forse non avrò tempo per te – per il tuo cuore – per il tuo amore. e che cazzo, è impegnativo e io non ne sono allaltezza e mi sa che non lo merito nemmeno. scusa…

le sedute dal parrucchiere le dovrebbe passare la mutua, per come fanno bene alla salute.

sono rosso fuego e mi si vede da lontano. feelin’ good.

vuoto, vuoto, vuoto. che non riempio in nessun modo. che ci rimbomba tutto, dentro, tante e tante volte.

e a volte sembra che davvero non ci sia nessuno.

e ti chiedi. come faccia un cerchio a contenere tanti raggi, che divergono tutti, sempre, non ne trovi mai uno che si sovrappone al tuo, e più vai avanti e più tutto il resto si allontana…

piccole scoperte di vitale importanza

i brainstorming, a stomaco pieno (se si tratta di mozzarella di bufala, poi…) e bagnati da un pò di limoncello (un pò, non troppo!) vengono moolto, molto meglio.

buonanotte, va’.

humble masterpieces

devessere bella, bella, bella, questa mostra. sono daccordo con loro: ogni casa è un museo. andiamo? chi viene con me?

http://www.moma.org/exhibitions/2004/humble.html
http://www.moma.org/exhibitions/2004/pdfs/humble_checklist.pdf

asincrono

ho l’orologio del cellulare che va di fretta. sta sempre cinque minuti avanti. io lo rimetto a posto e dopo due settimane è di nuovo i suoi cinque minuti avanti.

l’orologio da polso credo che vada bene. oppure forse è lui che va indietro, che ne so. comunque sta sempre, invariabilmente, almeno cinque minuti indietro rispetto al cellulare. e comunque sempre avanti rispetto all’orologione all’uscita della metro a lepanto. niente da fare, eh: anche questo cerco di regolarlo e dopo qualche giorno sto di nuovo punto e a capo (senza menzionare il datario che ha saltato il 29 febbraio e non ne vuol sapere di tornare al giorno prima, mi tocca calcolarlo a mente, un giorno in meno).

che già sto stordita così, rigà, cerchiamo di metterci d’accordo almeno su che ora è…

[ah: e comunque, per tutti e tre sono in ritardo quasi tutte le mattine... ]

a volte ho dei flash vivissimi, di com’era la vita in altri momenti. a tutt’oggi non sono pentita. a tutt’oggi sono convinta che forse, soltanto, doveva andare così. eppure ogni tanto mi torni in mente come se fossi la mia grande occasione persa. ogni tanto ti ricordo in maniera quasi materiale. mi ricordo come stavo. come vedevo le cose. ero un’altra persona. diversa.

credo di non essere poi mai più stata felice così. in una maniera così completa, così prolungata, così cosciente. e sono sicura di non essere mai riuscita a entrare nell’anima di nessun altro come sono entrata nella tua. che era profonda e bella, e mi piaceva e mi ha legata subito, e a volte avevo la sensazione di perdermici dentro.

abbiamo sbagliato un sacco di cose. sia tu, che io. e i tuoi difetti me li ricordo tutti, e mi ricordo tutte le falle della nostra storia. eppure a volte ho nostalgia. a volte penso a tutto il programma futuro che non abbiamo avverato. un genere di programma che non immaginavo avrei mai avuto. che anche ora penso che non avrò più.

ero innamorata, marv. follemente, se si può dire. mi ricordo il preciso istante in cui l’ho capito – soltanto 24 ore dopo essermi accorta che ti volevo a tutti i costi. e quando l’ho capito, quando ho avuto la visione di come sarebbe andata, non ci eravamo ancora sfiorati, ma io non avevo il minimo dubbio che sarebbe successo, e non avevo dubbi che anche tu ti saresti innamorato di me, e che sarei stata capace di renderti felice. e chi lo sa se poi ci sono riuscita, dopo li ho avuti i dubbi, eccome, però ci ho provato in tutti i modi, sono scesa a compromessi con tanti di quei principi che ora mi sembra impossibile poterlo rifare. è che tu eri più importante di tutto. era importante il tuo abbraccio la sera prima di addormentarmi, erano vitali i tuoi baci, le tue carezze, i tuoi pochi complimenti, le tue scarne dimostrazioni d’amore (dicevi "sto con te, non è abbastanza?"). più di tutto, finché è durata, era essenziale il tuo sguardo felice. il tuo sorriso, che troppo spesso scompariva ma quando tornava era un paradiso.

a volte mi manchi. mi manca come stavamo le volte che eravamo sereni. mi mancano anche le piccole cose, le colazioni insieme, le passeggiate il pomeriggio in quartiere, le sere davanti alla tv o fuori sulle scale. mi mancano le piccole cose, figurati le grandi. tipo quando mi dicevi che avevi bisogno di me, tipo quel capodanno insieme, tipo quando abbiamo pianto per il giorno che ci saremmo lasciati - e c’erano più di due anni d’anticipo rispetto a quando poi abbiamo pianto perché c’eravamo lasciati davvero.

è che a volte mi sento sola. e a volte, rarissimamente, mi chiedo se mai sarebbe potuta andare in un altro modo. e perché, perché, perché, delle volte si ama tanto una persona ma è impossibile starci insieme…

slow

domenica mattina. lenta. sonnolenta. che credo di aver recuperato il sonno di tutte le notti che ho fatto tardi per studiare questa settimana, eppure sono comunque rincoglionita. non ho voglia nemmeno di farmi la doccia. solo fare colazione e mettermi davanti al computer. il che poi lo so che prelude a una nuova sessione di studio anche abbastanza imponente, ma su, lasciatemi cazzeggiare un pò.

la sensazione è quella di stare in una bolla. non bisogna fare rumore, ché mia sorella dorme; sembra che se ne sia accorto anche gnappo, che quando gli ho dato da mangiare anziché miagolare come sempre miagolava a mezza voce. per il resto non so niente. non so chi cè in casa (nella fattispecie: i fidanzatini del metallo avranno dormito qui?… misteri…), non so a che ora sono tornati, non so se è piovuto, non so se hanno fatto rumore, boh…

so invece che ieri ho cacciato dalla mente lidea di vedere qualcuno, ma per stanchezza, non per buonsenso. daltra parte il buonsenso qui non è ben chiaro dove stia. se risieda nellaspettare immacolata la venuta del messia pagano dallaltro lato del mondo (dieci giorni di presenza ogni tre mesi dattesa), o nel mandare altrettanto candidamente affanculo tutto, o nellaffinare la tecnica dello spegnimento del pensiero durante tutta la settimana, per i tre mesi di vedovanza bianca, escludendo soltanto quei dieci minuti al sabato di telefonata internazionale – intercontinentale in realtà – intergalattica, per come le nostre vite sono lontane… non lo so. qui non è chiaro niente. mai.

ho solo una precisa sensazione. che lo spirito di sacrificio forse non mi basta. in altri tempi, per qualcun altro, senza pensarci su due volte avrei fatto questo ed altro. avrei aspettato tutta la vita. ma forse è anche che questi momenti non tornano più e non tornerebbero più in ogni caso. che ne so.

e a questo proposito: stanotte ho sognato che parlavo perfettamente lalbanese…

sììì lo so che avevo promesso un post anche di sabato, uno di domenica, uno in ogni momento della mia vita che poi di interessante alla fine non ha niente… ma giuro che sono stanca morta. e pensare che quelle due hanno anche insistito perché andassi a ballare… ballare? whats ballare? invece son rimasta sola in casa e lunica cosa che mi viene da pensare è che ora apro il divano letto e mi ci tuffo sopra, e arrivederci a domattina.

e sarebbe tanto ma tanto ma tanto carino avere qualcuno che ti abbraccia mentre ti addormenti e ti accarezza i capelli…

mi torna in mente in quest’istante (grazie a un’ospitata alla radio) che stanotte ho sognato paola cortellesi. stava su un palco con la ventura e mi stava troppo sui coglioni. l’altra notte invece ho sognato che incontravo natalino balasso su un autobus.

secondo voi è già arrivato il momento di andare in analisi o devo aspettare di sognare ridolini? 

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