Archive for aprile, 2004

cancellarti.

mettere una bella pecetta bianca sul tuo pensiero e fare finta che non ci sei. tutta la settimana, tranne quei dieci minuti del sabato pomeriggio, quando squilla il telefono e sul display appare privato e so già che c’è dietro la tua voce. coprirti, ignorarti, sì, fare come se non ci fossi, esatto. (tanto poi non è che ci sei, effettivamente). vivere sola. con tutto quel che ne consegue.

ne ho bisogno per sopravvivere.

in fin dei conti giugno arriva presto. (è un anno, che passa molto più lento).

era anche ora

è primavera. davvero. sì, lo so che ieri sera è piovuto che dio la stramandava e che per fine settimana ha messo brutto tempo e così via. però guardate, è primavera, ne sono convinta, ve lo potrei quasi giurare. ho tre prove lampanti e inconfutabili a sostegno della mia tesi, ve le vado qui di seguito ad enunciare e so che alla fine mi darete ragione.

1. ieri mattina, mentre ero a pranzo, sul mio tavolino vista strada si è appoggiata una farfalla. sì, daccordo, una farfalla di città, bruttarella, piccola marron e un pò pelosetta, ma se nè andata zigzagando, col tipico andamento della farfalla – e soprattutto, era giorno. quindi, nessun dubbio che non fosse una falena.

2. laltra sera ho bevuto il mio primo tè freddo. alla pesca, in bottiglietta di pet da mezzo litro. e mi è sembrato spettacolare. il tè freddo è ancora più stagionale del gelato, dinverno fa proprio schifo, ma destate è irrinunciabile. come il solero ice e la grattachecca, a cui prevedo di riavvicinarmi quanto prima.

3. ieri è passato in ufficio il ragazzo a cui abbiamo affidato il sito per il cliente più rompicazzi della storia. non era la prima volta, ma per la prima volta sia io che la segretaria ci siamo guardate e abbiamo convenuto che è carino. moolto carino. oddio, io in realtà un pò ci avevo già fatto caso; quindi, o era già primavera da un mesetto o questa non è esattamente una prova schiacciante…

va bè. comunque.

stringimi madre ho molto peccato
ma la vita è un suicidio
lamore un rogo
e voglio un pensiero superficiale
che renda la pelle splendida

senza un finale che faccia male
coi cuori sporchi e le mani lavate
a salvarmi vieni a salvarmi
salvami
bacia il colpevole
se dice la verità
ma sì
ma sì
ma sì
ma sì…

se ci fossi stata io avresti ripreso sonno, forse. ti avrei abbracciato e ti avrei accarezzato e avresti richiuso gli occhi, respirando piano. forse. o forse no, forse tuttaltro. ma sicuramente sarebbe stato diverso. e io, per una volta, non avrei dormito a spezzoni e rigirandomi come una trottola.

ti pensavo, a pranzo. pensavo che cè una primavera stupenda come tutte le primavere, e sarebbe bello metterne un pò in un sacchetto e spedirtela. per mostrartela. io la vedo ogni tanto. la intravedo da una finestra, dalle porte di un autobus, la intuisco nei passaggi veloci fra un mezzo e laltro, fra casa e lufficio. ma è esattamente come se piovesse, non cambia nemmeno una virgola del panorama devastato che mi ritrovo di fronte. è di questo, che sono stanca. di non avere un attimo per staccare e pensare che, cavoli, in fondo è una bella giornata. di non avere un posto dove nessuno mi viene a cercare se io non voglio che lo faccia.

è una scelta, hai detto. una scelta. non lo so a che cosa ti riferivi; ma per quanto mi riguarda, una parte soltanto di tutto questo è una scelta. il resto è qualcosa che mi piove addosso senza che labbia richiesto. mi sono limitata a prenderne atto. ma una parte del mio cervellino anarchico si ribella, come fa con tutto quello su cui non può agire.

il controllo della realtà, tesoro. questo è il punto dolente, questo è il perno di tutto. se ciò che ho intorno è modificabile, se ci posso interagire, allora va ancora bene; ma se non ho nessuna possibilità di azione, se tutto mi rotola solamente attorno e mi prende e mi rigira come preferisce, se non ho il controllo, allora diventa veramente pericoloso. allora in qualche modo devo riprendere le redini. tenere un regime, da qualche parte. questa cosa è inquietantemente vicina, la sento, me la aspetto da un momento allaltro. mi conosco. la cosa più tragica di me è che ho sufficiente lucidità per riconoscere al volo tutti i meccanismi marci della mia mente. e sufficiente schiettezza per chiamarli col loro nome, mettermi davanti allo specchio e dirmi le cose in faccia. ma non abbastanza vocazione per farli smettere di girare.

ci sono troppe cose, ancora, che non sappiamo luno dellaltra…

cosa non si fa per una pausa dal lavoro…



what color are you?

ho buttato là un sasso che forse è veramente egoista buttare. ma non ce l’ho fatta. proprio non ce l’ho fatta. a scrivere un’e-mail allegra, a far finta che non mi rode il culo per ogni e qualunque aspetto della mia vita. sono felice per lui; ma qua, qua è un cazzo di girone dantesco di merda. e questa distanza non aiuta.

s?… picchiami!

un mal di schiena pazzesco. salvatemi, aiuto. c’è qualche volontario di buon cuore, in zona roma prati, che all’ora di pranzo mi dedichi cinque minuti e mi dia due o tre pugni fortissimi sulla cervicale, dove c’è la vertebra maledetta che sporge, in modo da farla rientrare nella sua sede naturale? ve ne sarei immensamente grata. aspetto riscontri.

piccoli vizi [ch? non si cresce mai, per certe cose...]

amo smodatamente la carta scoppiettina. o carta da imballaggio, come volete voi. insomma, quella plastichina trasparente con tutte le bolle daria che se le schiacci esplodono. quella che scoppia, però, è essenziale. mi fa incazzare a bestia quella là più grossa che per quanto fai non riesci a scoppiarla e se proprio riesci ad avere la meglio fa solo "pfffff" e basta. che nervi. invece vuoi mettere, strizzare un foglio di scoppiettina seria e sentire quel bel tra-tra-tra-tra-tra troppo plastico… hmmm. irresistibile.

quasi pari al godimento dato dallo strappo selvaggio delle pallottoline di pelo dai maglioni di lana vecchi…

e basta. davvero, mo basta. non se ne può più, mi sfinisco da sola quando son così lagnosa. ché tanto non si risolve nulla finché non cè una faccia da guardare da vicino mentre si parla, e quindi lunica cosa è sospendere il giudizio. prendere fiato. e siccome oggi cè un bel sole e ho una voglia di vivere pazzesca, istituisco proprio un cessate il fuoco, guarda un pò. zero lagne: oggi fuffa, ragazzi. in quantità.

e vi dico che mi voglio sentire leggera. che mi voglio sentire proiettata in avanti. voglio dare ascolto solo a quella parte di vita in cui posso agire. muovermi.

sono uscita a pranzo, unora fa, e laria era stupenda. ho invidiato a morte un omino in bicicletta, lavrei voluta anchio una bicicletta. girare la città pedalando. sorridere schivando le smart inviperite dalla fretta, inalando smog a pieni polmoni. hmmm, troppo buono lo smog scaldato al sole, sì sì. e mi sono seduta al tavolino di fuori del mio bar preferito, in mezzo a via cola di rienzo, troppo splendida in giacca di vilpelle bordeaux e occhiali neri, mi sono goduta il mio panino ai gamberetti, il mio succo di pompelmo, il nuovo cucciolone ai cereali, ho concluso la mia ora di svacco disegnando linterfaccia di vivisanlorenzo come la farei se avessi a disposizione una redazione che se ne prende cura; e per una volta ho pensato frivolo, ho pensato a tutte le cose di cui ho voglia e a come concedermene almeno qualcuna, e quelle che non posso avere, ho pensato a come sarebbe se potessi. una sangria. sì, fattibile, magari domani sera un salto a la tramoia… un ciuffo di capelli biondi a ravvivare il nero attuale? sì, fra un mesetto o due magari… ah, e una sciarpa di lino. quella subito. e i sandali di plastica trasparente di kilt. e, uh, se avessi centoquindici euro da buttare, quelle sneakers rosse e bianche che ho visto… e un tuffo in piscina, oddio non vedo lora che sia settembre…

e non mi va, non mi va, non mi va, di privarmi di nulla se non è strettamente necessario farlo… è così grave?…

freddo. veramente freddo. eppure fuori è primavera, ragazzi, una non lo direbbe mai di poter avere i brividi. ma è che credo di star andando incontro a un piccolo fallimento. ci ho sperato. ci ho provato. ho detto "vediamo come va". ma non ho testa, non ho testa, e divento claustrofobica sempre di più ogni minuto che passa. e ho già tanti problemi, che forse uno in più è davvero troppo, e non credo di essere abbastanza forte, e credo di essere troppo disillusa ed è tremendo ma è così…

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