dunque una sera una esce dall
forse è per questo che a questo punto dell
e roma certe volte è bella che ti leva il fiato. bella come una sposa antica. che basta guardarla con gli occhi giusti, perché ti sorrida.
dunque una sera una esce dall
forse è per questo che a questo punto dell
e roma certe volte è bella che ti leva il fiato. bella come una sposa antica. che basta guardarla con gli occhi giusti, perché ti sorrida.
rotolano, i giorni. e il tempo, e la vita, e rotolo io. come ciottoli giù per una discesa – e non finisce mai, ‘sta discesa, e d’altra parte, per certi altri versi, se guardo indietro mi sembra che la parte già fatta sia troppa. e non me ne sono resa conto.
e rotolando, ruzzolando, senza controllo, accade di sbattere. senza accorgersene quasi. su ostacoli che si vedevano da lontano. che si conoscono come le proprie tasche. di cui si conoscono perfettamente gli effetti. ma che, nonostante tutto, non si riescono ad evitare.
e rimane l’odore, dell’incidente, fra i capelli. per giorni.
è la prima volta che scrivo qui. ho cambiato casa, sì. casa virtuale. non so, di solito non sono molto propensa ai traslochi. non a quelli virtuali, a quelli fisici entro un certo raggio di chilometri anche troppo. ho cambiato tetto sopra la testa una dozzina di volte da quando sto a roma, ma non ho mai cambiato numero di telefono da che ho il cellulare. e ci ho messo un tempo infinito prima di sfanculare la casella su hotmail che si riempiva di spazzatura, io tenacissima la aprivo tutti i santi giorni, la svuotavo con cura e la richiudevo. imprecando, tutti i giorni, ma senza mai decidermi a lasciarla. e a tutt’oggi la conservo per il messenger, e ogni tanto la svuoto. è che credo di aver paura di rendermi irreperibile. non sia mai che mi cerchino e non mi trovino. ma poi dopo penso che, alla fine, è uguale. nel senso che mi si trova comunque. e quindi. quindi siccome avevo voglia di cambiare casa e questa mi piaceva, eccomi…
avantieri sera, la decisione. netta. risoluta.
venerdì mattina ci alziamo presto, prendiamo porta portese e segnamo gli annunci delle case. basta. li battiamo tutti sul tempo.
così stamattina alle 6.30 la mia sveglia ha suonato la sua fanfara maledetta. quando ho spento il cellulare mi è anche sembrato che sul display ci fosse scritto qualcosa di strano. doveva essere “disattivare sveglia?”. ma erano le 6.30, quindi ho pensato “ma che cazzo c
quindi, ecco lo scenario: a un tavolinetto quadrato di formica simil-granito (forse corian®, ma non ne sarei così sicura e in finale
un fallimento, ragazzi. una delle spedizioni più inutili della storia. checcacchio…
mal di testa feroce. pranzato ora. amo visceralmente l
da venerdì sono passati due giorni e sembra passata una vita. e sono stanca, stanca, stanca. peggio che se avessi lavorato. sembrava facile, così a priori, sembrava quantomeno fattibile. bè, ho una novità, ragazzi: non è facile per niente, è una salita infinita per cui a volte mi viene il dubbio se valga la pena arrancare. è una sequenza infinita di domande. di dubbi. è un cercare continuo il senso di una storia in cui a fronte di 4 mesi che siamo stati a contatto se ne prospettano minimo altri 3 a distanza. una storia in contumacia. una storia in cui non è possibile essere felici, non è possibile andare in crisi, non è possibile litigare prendersi a calci baciarsi chiacchierare, non è possibile niente. non mi è possibile nemmeno chiamare il mio ragazzo quando ho voglia di sentirlo; si tratta solo di aspettare. come un cazzo di tram che non passa mai.
e ho un
ed è tutto ieri che mi girano per la testa queste e altre mille cose, e non so se posso farcela. e ribadisco che gli voglio bene ma certe volte non so se ha senso.
l
che specie di notte non dà tregua
ci sono luoghi di lenzuola profumate
profondità da dispiegare…
le giornate iniziano meglio, quando opti per le scarpe da tennis a discapito dei doctor marten
le giornate ultimamente iniziano benino – iniziano, in ogni caso, in successione abbastanza rapida, il che è già qualcosa a ben vedere. è già metà settimana, ragazzi, fra due giorni sarà fine settimana e fra un
vivo proiettata in avanti. non so se è un caso, ma il datario del mio orologio ha saltato il 29 febbraio e ora è un giorno avanti. e non riesco più a rimetterlo a posto.
ho voglia di un altro cornetto alla marmellata. ché i cornetti alla marmellata per colazione sono una maledizione, non bastano mai. e poi dopo ci sterebbe tutta, ma proprio tutta, ricoricarmi e farmi un
da oggi si tenta di risollevare un pò l
buongiorno…
[in differita - registrato ieri sera. ma sempre meglio una botta di pensiero in differita di niente...]
e vorrei avere una connessione adesso, in questo momento, per scrivere ora. scrivere e mandar su, non scrivere e basta. una via d
stretta, chiusa, costretta, vorrei uno spiraglio di notte. e una finestra aperta, e un
invece. invece chiusa, costretta, ripiegata, sono un abisso di incazzo e insofferenza. uno specchio scuro. che riflette buio, che riflette il nulla. e giro appresso alle solite quattro stronzate, rimastico sempre gli stessi bocconi, amari duri e gommosi, senza riuscire a mandarli giù, senza decidermi a sputarli e alzarmi da tavola. sarebbe bastato tagliare tutto a pezzi un pò più piccoli, forse. o forse è che semplicemente doveva andare così. che ne so. so che sono stufa, però. che se dovessi morire domani mi troverei a raccontare a chi di dovere che nelle ultime due settimane tenevo il conto degli scatti del contatore. che non mi va di raccontare questo. che ho voglia di chiudere tutte le questioni organizzative di base, dare una riordinata alla mia vita come sta bene a me, e poi dedicarmi alle cose davvero importanti.
che non ho più voglia di rodermi il culo per le piccole violenze di tutti i giorni.
che rivoglio me stessa. e tutta intera, grazie.