Archive for marzo, 2004

dunque una sera una esce dallufficio, alle 6.30, in ritardo rispetto al solito, si trova 30 secondi di tempo per guardarsi intorno e – ommioddio – è luce. avete presente? luce. sconvolgente. certe cose ti prendono alle spalle. a sorpresa. ti distrai un attimo ed è primavera. che te ne accorgi non tanto dal caldo, quanto dalla luce.

forse è per questo che a questo punto dellanno ci si sente meglio. è la luce. perché quando finisce la giornata, ancora ti puoi guardare intorno. e vedi. e noti. noti che siccome è ancora luce (azzurrino scuro, desaturato) e siccome hanno già acceso i lampioni (giallo arancio, più arancio che giallo) roma assume una serie infinita, e mostruosamente bella, di riflessi violetti. lilla, anzi, direi. noti che a quellora, la gente corre un pò meno. forse perché è venerdì, anche. e noti tutte quelle cose che, come apposta per farsi guardare, rallentano. avanzano placide e rilassate. come un tram che gira sulla flaminia. piano. semivuoto. e un signore che gli corre appresso, per qualche metro. ma piano. ché tanto la fermata è lì, e il 19 è talmente indolente. noti cose come le mamme coi bambini che vanno a prendere il gelato. o i riflessi delle luci sul fiume. o i profumi. profumi di un sacco di cose, tutte insieme. e le voci, i rumori, la musica dai negozi. un imbrunire vivo e sereno.

e roma certe volte è bella che ti leva il fiato. bella come una sposa antica. che basta guardarla con gli occhi giusti, perché ti sorrida.

rotolano, i giorni. e il tempo, e la vita, e rotolo io. come ciottoli giù per una discesa – e non finisce mai, ‘sta discesa, e d’altra parte, per certi altri versi, se guardo indietro mi sembra che la parte già fatta sia troppa. e non me ne sono resa conto.

e rotolando, ruzzolando, senza controllo, accade di sbattere. senza accorgersene quasi. su ostacoli che si vedevano da lontano. che si conoscono come le proprie tasche. di cui si conoscono perfettamente gli effetti. ma che, nonostante tutto, non si riescono ad evitare.

e rimane l’odore, dell’incidente, fra i capelli. per giorni.

è la prima volta che scrivo qui. ho cambiato casa, sì. casa virtuale. non so, di solito non sono molto propensa ai traslochi. non a quelli virtuali, a quelli fisici entro un certo raggio di chilometri anche troppo. ho cambiato tetto sopra la testa una dozzina di volte da quando sto a roma, ma non ho mai cambiato numero di telefono da che ho il cellulare. e ci ho messo un tempo infinito prima di sfanculare la casella su hotmail che si riempiva di spazzatura, io tenacissima la aprivo tutti i santi giorni, la svuotavo con cura e la richiudevo. imprecando, tutti i giorni, ma senza mai decidermi a lasciarla. e a tutt’oggi la conservo per il messenger, e ogni tanto la svuoto. è che credo di aver paura di rendermi irreperibile. non sia mai che mi cerchino e non mi trovino. ma poi dopo penso che, alla fine, è uguale. nel senso che mi si trova comunque. e quindi. quindi siccome avevo voglia di cambiare casa e questa mi piaceva, eccomi…

avantieri sera, la decisione. netta. risoluta.


venerdì mattina ci alziamo presto, prendiamo porta portese e segnamo gli annunci delle case. basta. li battiamo tutti sul tempo.


così stamattina alle 6.30 la mia sveglia ha suonato la sua fanfara maledetta. quando ho spento il cellulare mi è anche sembrato che sul display ci fosse scritto qualcosa di strano. doveva essere “disattivare sveglia?”. ma erano le 6.30, quindi ho pensato “ma che cazzo cè scritto?”. va bè. comunque, alle 6.35 io e mia sorella, eroiche, ci alziamo. ci facciamo la doccia, ci vestiamo e ci prepariamo alla battaglia. psicologicamente, soprattutto. poi scendiamo da casa, compriamo porta portese, riattraversiamo la strada ed entriamo al gallo umbro a fare colazione.


quindi, ecco lo scenario: a un tavolinetto quadrato di formica simil-granito (forse corian®, ma non ne sarei così sicura e in finale sti cazzi), due ragazze, una tutta nera e laltra verde acido e arancione pop, entrambe con uno sguardo un pò vago, davanti a un cappuccino e un cornetto cadauna cominciano a vagliare le proposte di porta portese alla sezione affitto e subaffitto – sottosezione entro 800€. risultato: 5 annunci validi. il deserto. ed essendo lalba, al momento di chiamare avevano tutti il telefono spento.


un fallimento, ragazzi. una delle spedizioni più inutili della storia. checcacchio…

mal di testa feroce. pranzato ora. amo visceralmente lanziano gestore del bar rio a via cola di rienzo che quando entri ti saluta chiamandoti “dolcissima” e se ti vede con una faccia un pò tirata come la mia di oggi ti fa “signorina, faccia una cosa: si metta seduta e si distenda un attimo, tanto il prezzo è uguale”. che cariiiinoooo. voglio farmi adottare.

da venerdì sono passati due giorni e sembra passata una vita. e sono stanca, stanca, stanca. peggio che se avessi lavorato. sembrava facile, così a priori, sembrava quantomeno fattibile. bè, ho una novità, ragazzi: non è facile per niente, è una salita infinita per cui a volte mi viene il dubbio se valga la pena arrancare. è una sequenza infinita di domande. di dubbi. è un cercare continuo il senso di una storia in cui a fronte di 4 mesi che siamo stati a contatto se ne prospettano minimo altri 3 a distanza. una storia in contumacia. una storia in cui non è possibile essere felici, non è possibile andare in crisi, non è possibile litigare prendersi a calci baciarsi chiacchierare, non è possibile niente. non mi è possibile nemmeno chiamare il mio ragazzo quando ho voglia di sentirlo; si tratta solo di aspettare. come un cazzo di tram che non passa mai.


e ho unaltra novità, ragazzi (che non è una novità, ma a sentirsela ripetere come una quasi-certezza fa un certo effetto): non si tratta di tre mesi. si tratta di “quasi sicuramente ho trovato lavoro per cui a giugno magari torno e poi riparto subito”. che buon per lui, per carità, glielo auguro con tutto il cuore. ma io mi condanno per un tempo indefinito. a desiderare tutti i sabati di prepararmi e uscire. con lui. a desiderare anche laria, cioè.


ed è tutto ieri che mi girano per la testa queste e altre mille cose, e non so se posso farcela. e ribadisco che gli voglio bene ma certe volte non so se ha senso.

lanima è un registratore
che specie di notte non dà tregua
ci sono luoghi di lenzuola profumate
profondità da dispiegare…

le giornate iniziano meglio, quando opti per le scarpe da tennis a discapito dei doctor martens, e per la felpa tecnica al posto del maglioncino fighetto. dà la sensazione di essere coccolata. di coccolarsi. sto calda e comoda, e chi mi tocca più.


le giornate ultimamente iniziano benino – iniziano, in ogni caso, in successione abbastanza rapida, il che è già qualcosa a ben vedere. è già metà settimana, ragazzi, fra due giorni sarà fine settimana e fra unaltra settimana ne saranno passate ben tre. vado avanti, nel frattempo, un piede davanti allaltro e poi ancora, in continuazione, faticoso ma vado avanti. fra quattro mesi (solo 16 settimane) sarà finito il master. fra una settimana e mezzo forse sarò fuori da questo ufficio. fra quattro settimane sarò a casa per pasqua (o in svizzera, ancora non lo so). fra mezza settimana riceverò una telefonata. da shizuoka. da una voce allegra che mi parlerà di unaltra vita. una vita lontana. parallela. che fra 11 o 12 settimane tornerà a lasciarsi avvicinare. toccare. abbracciare.


vivo proiettata in avanti. non so se è un caso, ma il datario del mio orologio ha saltato il 29 febbraio e ora è un giorno avanti. e non riesco più a rimetterlo a posto.

ho voglia di un altro cornetto alla marmellata. ché i cornetti alla marmellata per colazione sono una maledizione, non bastano mai. e poi dopo ci sterebbe tutta, ma proprio tutta, ricoricarmi e farmi unaltra due ore di sonno. hmmm. dovevo nascere già ricca, porca vacca.


da oggi si tenta di risollevare un pò lumore. su, su. cominciamo pensando a qualcosa da fare stasera. giusto per non stare a casa, dai…


buongiorno…

[in differita - registrato ieri sera. ma sempre meglio una botta di pensiero in differita di niente...]


e vorrei avere una connessione adesso, in questo momento, per scrivere ora. scrivere e mandar su, non scrivere e basta. una via duscita. ché mi sento stretta, a volte. ché di notte, quando la stanchezza vince i pensieri coscienti – quelli rivolti allorganizzazione, allincastro, ai soldi, quelli di fretta e agitati e coi brividi giù per la schiena e dietro la nuca – di notte, vomito tutto. vomito coniglietti in miniatura, comera in quel bestiario di racconti che non dimenticherò mai nonostante i vuoti di memoria – era… si chiamava… cortasàr? può essere?
stretta, chiusa, costretta, vorrei uno spiraglio di notte. e una finestra aperta, e unidea balzana – mi metto una maglia leggera ed esco a farmi due passi. – sì, certo. due passi sulla tuscolana alle due di notte. vorrei un pezzo destate sanlorenzina, vorrei non avere sonno. uno sciame di stelle sopra la mia testa, e il chiacchierare svelto delle fontanelle per strada, e avere lorecchio teso ad ascoltare. e star serena. e sorridere.
invece. invece chiusa, costretta, ripiegata, sono un abisso di incazzo e insofferenza. uno specchio scuro. che riflette buio, che riflette il nulla. e giro appresso alle solite quattro stronzate, rimastico sempre gli stessi bocconi, amari duri e gommosi, senza riuscire a mandarli giù, senza decidermi a sputarli e alzarmi da tavola. sarebbe bastato tagliare tutto a pezzi un pò più piccoli, forse. o forse è che semplicemente doveva andare così. che ne so. so che sono stufa, però. che se dovessi morire domani mi troverei a raccontare a chi di dovere che nelle ultime due settimane tenevo il conto degli scatti del contatore. che non mi va di raccontare questo. che ho voglia di chiudere tutte le questioni organizzative di base, dare una riordinata alla mia vita come sta bene a me, e poi dedicarmi alle cose davvero importanti.
che non ho più voglia di rodermi il culo per le piccole violenze di tutti i giorni.
che rivoglio me stessa. e tutta intera, grazie.

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