Archive for gennaio, 2004

bello. sta iniziando il secondo diluvio universale. potrò dire “io cero”.

pensavo che siccome ho dormito 8 ore questa giornata sarebbe andata meglio. invece no. non ce la faccio proprio. la cafonaggine della gente mi urta sempre e comunque. il problema è che io ho un carattere di merda, e prima o poi reagirò veramente, ma veramente, male. achtung (baby)…

mi hai visto, mi sei venuto incontro, hai fatto un sorriso enorme. mi hai abbracciata, hai detto ué verò!, come va?. hai detto che eri contento di rivedermi. mi hai chiesto se mi mancavi. e che cosa avevo provato quando avevo saputo dellincidente. forse mi hai anche ringraziato per quello che avevo fatto in quei giorni. forse, sì. io ero contenta. di rivederti. unaltra volta.


mi piace pensare che sia vero. che sia venuto a trovarmi sul serio. che sul serio abbia voluto vedere come stavo. così, come quando mi mandavi i saluti da laggiù. una volta ogni tanto.


mi sono svegliata sorridendo. è stato dolce, era un pò che non mi svegliavo così.


I am the eye in the sky, looking at you –


 

[pausa. un minuto. ché sono due settimane che non mi fermo un attimo, ho lavorato tutto il fine settimana e - un minuto, uno, me lo rubo, sì]


tu la conosci benissimo, sta storia. e sai anche come va a finire. la dico lo stesso perché ce lho incastrata in gola da qualche tempo, lei e la sua morale, e perché voglio esorcizzare la paura che tu debba passare attraverso le stesse cose che ho attraversato io per arrivare alle stesse conclusioni. perchè vorrei che stessi attenta.


avevo un ragazzo, una volta. il ragazzo. il ragazzo che avrei voluto sposare. bè, veniva da lontano. e mi raccontava. di aver sentito le pallottole fischiare una spanna sopra la sua testa. di aver visto cose che noi qua ormai neanche immaginiamo più. mi raccontava la fatica di vivere straniero in un paese che non ti conosce. che non ti ama. mi raccontava contrasti. conflitti. fra il suo orgoglio di provenire da lontano e il suo disagio nel non sentirsi mai al posto giusto. mai al livello giusto, anche se lui non lha mai detto. glielo leggevi negli occhi, a volte. che aveva paura di tutto. spalle scoperte, e paura di tutto, e la guardia alzata a difendersi dalla vita.


avrei voluto salvarlo. chiuderlo in un abbraccio che lavrebbe fatto stare bene per sempre. avrei voluto essere il suo passaporto per la felicità. per la soddisfazione nei confronti di quello che era. per la fiducia in se stesso. avrei voluto prendere tutte quelle stupide paure e inghiottirle e digerirle io.


e ho cercato di farlo. ma cose così sono più grandi di noi. io facevo parte di tutto quel resto del mondo di cui lui aveva paura. anzi, ne ero la prima rappresentante in quanto lo coinvolgevo, ed ero in grado di ferirlo come nessun altro poteva fare.


io ero la crocerossina al fronte. ero il pompiere nellincendio. la prima a rimanerci in mezzo quando le cose andavano male. e dopo due anni e mezzo di tentativi, mi sono ritrovata a combattere contro limpossibilità di fare qualunque altra cosa per riuscire a stare con lui. per amarlo. per farmi amare. e ci siamo dilaniati a vicenda. perché cose così sono più grandi di noi. perché nessuno può farsi carico dei problemi degli altri. neanche se lo vuole con tutte le forze. perché è sempre necessario star bene con se stessi prima di riuscire a star bene con qualcun altro.


e finisce così, in questi casi. che ti ritrovi con un pugno di mosche. e strascichi lunghissimi nel cuore e nel cervello. e il rimpianto che forse, forse, se fossi stata un pò più cattiva. un pò meno morbida. un pò più stronza. adesso magari stareste ancora insieme…

ho voglia di fine settimana passati a cazzeggiare. di quelli che esci con in faccia il peggiore degli sguardi di fuego, e quando rientri sono le 5 di mattina e sta facendo alba e sei così sfinita che neanche il cervello funziona più, però ti sei divertita. ho voglia di girare a vuoto per ore. iniziare tutto e non concludere niente. di quelle serate in cui butti via il tempo. ho voglia di non avere niente. perché quando non hai niente non puoi pensare a quello che potresti perdere. a quello che perderai. che stai perdendo, che ti sta scivolando via fra le dita, fra le mani, fra le braccia.


mi dispiace, piccola. che cosa? ti dispiace cosa? che vuol dire mi dispiace, piccola, detto così? in mezzo a un abbraccio, in mezzo al nulla, senza nessun preambolo e nessunaltra aggiunta dopo? ti dispiace. credimi, anche a me dispiace. vorrei potermi lasciar andare sul serio. in caduta libera verso di te. te che sei perfetto, te che sei dolce e spiritoso, passionale e tenero e gentile. te che mi stringi forte e mi tieni caldo, te che mi adori. ci sarebbe ben altro che questo, lo so, lo avverto.


e invece non possiamo fare altro che aspettare la fine. vuoto a rendere, signori. e arrivederci e grazie…

domani lavoro. e dopodomani, indovinate un pò, lavoro. ergo, niente sonni riparatori del fine settimana. e niente serate tirate tardi fino al mattino, se no poi chi si alza. mi dovrebbe rodere il culo. e invece no.


e invece non mi rode il culo, ragazzi, sappiatelo, e non cè un motivo, sappiate pure questo, come non cè quando mi rode, la maggior parte delle volte. cè soltanto che oggi sto bene. che ho avuto pure voglia di truccarmi in queste ultime mattine – forse è la voglia che ho sottratto ai miei capelli risparmiandoli dalla piastra, per la qual cosa loro, a loro volta, mi hanno ringraziata con delle onde di inusitata morbidezza.


cè che è uno di quei giorni in cui penso che tutto passa. che tutto finisce. e ricomincia. infinite volte. e fintanto che ricomincia, vuol dire che siamo vivi. è già sufficiente, per farsi scivolare addosso tutto il resto.

no. non sapete che meraviglia. o meglio, non sapevo che meraviglia. io non lavevo mai vista, la neve. lavevo vista solo una volta, in vacanza in austria, ma era già caduta da giorni, bianca e adagiata a terra bella puffosa. e invece qui viene giù in diretta, ragazzi. non ho potuto trattenermi, dovevo uscire. e ho scoperto.


che è come nei cartoni animati. identica. che ti si attacca sui capelli e ti si attacca sul giaccone e bagna ma solo un pò, piano piano. che è vero che ovatta i rumori, o forse è solo che tutto il resto si ferma e lammira, in silenzio. che te la ritrovi appoggiata a fiocchetti piccoli piccoli sulle ciglia, sulle labbra. delicata, fredda. che se guardi in alto la vedi davvero scendere a raggiera. come la pioggia, ma più piano, e curva. languida come la pioggia, ma meno violenta. 


la gente sorride, per strada. mentre telefona a qualcuno lontano e dice sì, qui nevica! non sai che bello! sorridono tutti come bambini. e come si può non ringraziare per questo spettacolo?

oh. dice che nevica ai castelli, ragazzi. anzi, il grande capo mestruato (stamattina 1pò meno mestruato del solito) diceva che nevicava anche qua davanti. non hai visto?, veniva giù neve mista a ghiaccio. veramente no, ma se lo dici tu che non sei sclerato per niente, bè, ci credo.


comunque può essere perché fa freddo davvero, stamattina. talmente freddo che quando sono arrivata alla metro avevo laffanno. talmente freddo che avevo mal di pancia. e male alla trachea, pure. terrificante.


ho reperito, a casa, uno dei maglioni più caldi della storia. nonché dei più belli. bianco. ciccionissimo. col collo altissimo. non capirò mai perché mia sorella tenta sempre di retrocedere al ruolo di pigiama tutto quello che non è abbastanza nero per uscirci.


…ah!! porcamiseria ma nevica sul serio!! oddiooooo!!!!

fatto gli incubi. sognato le deportazioni degli ebrei. devessere stato il documentario di retequattro. che mi ci sono pure addormentata come una cogliona dopo mezzora, figurati se lo vedevo tutto.


comunque. sono sveglia…

a volte ti odio. a volte mi sale la rabbia. mi è successo con chiunque, prima o poi, non vedo perché con te no. è sempre lo stesso.

a volte ti odio. ti odio quando mi chiami amore mio. quando mi dici “sei fantastica”. quando mi guardi negli occhi e vedi solo quello che vuoi vedere. come al solito. come tutti. vedi la parte di me che ti piace. il resto, lo ignori. hai indagato fino a un certo punto e poi non sei più andato oltre. forse, per non scoprire che non sono fantastica. forse, per non porti il problema di avere a che fare con una persona reale, e coi lati oscuri della sua anima. quelli che la rendono un pò meno dolce, un pò meno buona, un pò meno carina. e amarla lo stesso. (meno facile).

forse, ho fatto anch’io la stessa cosa.

forse, bisogna che pensi a come iniziare a scavare. e presto, prima che il tempo rimasto sia troppo poco per evitare di viverci a metà…

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