Archive for dicembre, 2003
dicembre 31, 2003 at 02:05 · Filed under Senza categoria
natale in sardegna sa di fuliggine. odora di caminetti accesi nelle case. e ha il colore dorato delle poche lucine sbieche che addobbano le strade. luminarie convulse ad uso di quasinessuno. di quei quattro gatti che girano per strada, dopo le dieci di sera. ché fa troppo freddo, e piove, cosa ci fai alle dieci in giro. sì. natale in sardegna ha esattamente questabito. un piazzale vuoto (che vale come uninfinità di piazzali vuoti), luccicante dacqua e di intermittenti.
come ogni anno mi porterò via questa foto, nel cervello. scattata da dietro il finestrino di unauto, al caldo, ovattata. senza rumori. senza musica. solo la bocchetta dellaria calda che soffia, piano. mi porto via la stessa foto da anni, lo stesso odore di fuliggine ad accompagnarla, e sono sicura che quando ripenserò al natale a casa, la foto che recupererò dal cassetto sarà sempre questa. anche fra dieci anni. anche fra venti. e più in là.
insomma. parto. aereo domani alle 11, signori, capodanno a roma. con contorno romantico. credo di averne molta voglia, e molto bisogno. sono un donnino sensibile anchio, in fondo.
vi faccio i miei migliori auguri, a tutti. buon anno, e siate felici.
dicembre 29, 2003 at 21:48 · Filed under Senza categoria
una scossa di elettricità. piccola. piccola. ma significativa.
pericoloso. pericoloso ascoltarti al telefono e sentire una formichina nello stomaco. sentire caldo al cuore quando mi dici che hai voglia di rivedermi e che ti sono mancata, avere voglia di farmi bella per te. avere voglia della nostra notte, del tuo abbraccio.
pericoloso per quando non ci sarà più nulla. pericoloso camminare col buio davanti agli occhi. in un corridoio corto senza porte alla fine. pericoloso. ma mi piacciono, le formiche nello stomaco. e mi piace quellimbarazzo al telefono, tra una frase e laltra. quello che ti fa dire “hm.. già..” sapendo benissimo a cosa penso io, dallaltra parte. e il dato oggettivo, qui, è che sì, anche tu mi manchi. e forse, se mi sbilanciassi, potrebbe valer la pena di percorrere il corridoio ad occhi aperti…
dicembre 29, 2003 at 14:27 · Filed under Senza categoria
volevo presentarvi galileo. ma siccome non ho foto disponibili, sopperisco facendogli rilasciare una dichiarazione.
“lok,k<zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzgt., rfol bbbbbbbbbbbbbbbbbuj cch ggohjnnb bjnhvjgb ù+ ++++++++++++++++ oooooooooooyhc0000000000000000″
che in italiano vuol dire “ciao, sono galileo e cago il cazzo passeggiando sulla tastiera”.
ipse dixit.
[si vede molto che non ho niente da fare?...]
dicembre 28, 2003 at 11:07 · Filed under Senza categoria
una domanda che vaga nellaria festosetta di questi giorni.
cosa porterai con te nellanno nuovo? che ricordo del 2003 vorresti tener stretto perché ti accompagnasse anche nel 2004? e cosa, di brutto, vorresti scordare?
io, panico. non ho né luno né laltro. me ne accorgo solo ora. che questultimo anno è scivolato via così, e se dovessi scegliere fra le miriadi di piccole cose che ho fatto, visto, avuto, provato non saprei vederne svettare una. né in bene, né in male. mi accorgo solo ora. che non è che non abbia vissuto, anzi. ma è come se avessi un interruttore staccato. una manovella girata al minimo. un qualche aggeggio messo lì a regolare i flussi di corrente in entrata e in uscita per evitare gli sbalzi di tensione. che fanno male. [credo di stare così da quando ho lasciato m.. non ditelo a nessuno. ma ho come limpressione che con lui mi si sia bruciato qualche fusibile, nel cuore. che dopo non ho più cambiato. perché quando si è bruciato ha fatto troppo male. perché era il fusibile che permetteva lilluminazione di quellinsegna che diceva "tutto è possibile, basta volerlo".]
quindi, niente. non è che non porterò nulla. è che porterò una serie di piccole cose. come quando non sai che cacchio regalare a una persona e gli regali tante piccole stronzate. una bottiglia, una scatola di cioccolatini, dei fiori, un nastro per i capelli. così. e poi mi porterò il tentativo. di riaccendere linterruttore. staccare il gruppo di continuità. e ricominciare a vivere come si spetta, forse.
dicembre 27, 2003 at 23:46 · Filed under Senza categoria
le feste stanno andando bene. sarò un’anticonformista ma a me le feste piacicchiano. forse perché ormai sono gli unici momenti (e neanche sempre) che riusciamo a trovarci tutti e cinque insieme. forse perché le lucine per le strade sono carine e io sono un’inguaribile romantica – anzi no, non romantica, sentimentale. forse perché mi riposo. ad ogni modo sì, stanno andando bene. ingrasso come da programma, mangio bene, e il solito stato larvale sopraggiunge – come da programma. spina staccata, da tutto e per la maggior parte del tempo.
tranne.
che a volte mi sembra di essere rimasta inchiodata là. [con te.]
penso e ripenso. e ricordo. e ti sento, ti sento ancora, addosso. mi lasci piena di lividi emotivi, quando ci vediamo. tutte le volte. tutte le volte si fanno sentire per giorni. settimane. mesi. anzi, in realtà non ho ancora capito quand’è che smettono, di farsi sentire. stanno là sulla pelle, sul cuore, e pulsano, e mi ricordano la loro presenza. la tua presenza, lì fra le mie braccia, giusto qualche ora o giorno o settimana prima. e i tuoi occhi mi rimangono tatuati sulla retina. che li vedo dovunque. quando giro lo sguardo da un oggetto all’altro, all’improvviso – due sagome nere e affusolate e arricciate all’insù. due mandorle perfette a distanza ravvicinata, assurdamente ferme nel bel mezzo della mia visuale. come quando hai guardato il fuoco troppo a lungo. ma forse tu lo sai. quand’è che smettono. dimmelo. dimmelo, quand’è che si smette di sentire il tuo profumo sulle mani e il tuo sapore sulle labbra. dopo quanto. dopo quanto si smette di desiderare di rivederti. e dopo quanto, e come, si smette di sognare di rivedere, in mezzo a quegli sguardi, lo sguardo delle prime volte. o di trovarne uno mai visto. uno che mi dice sono tuo. tuo davvero, non così giusto per dire. uno che mi dice ma certo che mi mancherai anche domani, stupida. uno che dice domani ti chiamo, che dice quando ci rivediamo? anziché dire a presto e basta.
come si fa? come si fa ad accontentarsi, e visto che ci siamo, di che cosa bisogna accontentarsi, qui? di che cos’è che trattiamo? e perché non riesco a farne a meno? io, c’è una sola cosa che ho capito e che avverto con chiarezza. che, oggi come sempre, tutte le volte che ti vedo mi sento viva e sento di aver voglia di vivere. per il resto, non so se ho voglia di dare un nome alle cose…
dicembre 27, 2003 at 23:46 · Filed under Senza categoria
le feste stanno andando bene. sarò unanticonformista ma a me le feste piacicchiano. forse perché ormai sono gli unici momenti (e neanche sempre) che riusciamo a trovarci tutti e cinque insieme. forse perché le lucine per le strade sono carine e io sono uninguaribile romantica – anzi no, non romantica, sentimentale. forse perché mi riposo. ad ogni modo sì, stanno andando bene. ingrasso come da programma, mangio bene, e il solito stato larvale sopraggiunge – come da programma. spina staccata, da tutto e per la maggior parte del tempo.
dicembre 22, 2003 at 16:44 · Filed under Senza categoria
questanno babbo natale è stato prodigo.
mi frega niente se aprirò i pacchetti, la notte del 24, e dentro ci sarà poco valore materiale; mi frega niente se non avrò un soprammobilino nuovo, mi va bene anche se non avrò proprio dei pacchetti da scartare. cè di meglio. questanno babbo natale mi ha regalato unopportunità. che (primo buon-proposito-per-lanno-nuovo) mi impegno a non sprecare. a sfruttare fino in fondo. a vuotare come si vuota un barattolo di nutella. pulendo il fondo con le dita.
borsa di studio, ragazzi. borsa di studio nel momento più sfigato della storia.

auguri…
dicembre 18, 2003 at 13:38 · Filed under Senza categoria
mi sento_ . . D I S T A N T E . . _e diluita. nel tempo, nello spazio. mi sento vagare in un limbo. non abbastanza in alto, non abbastanza a terra, per incontrare qualcuno che cammini sul mio stesso piano. sghemba, rispetto al resto dellumanità. è già capitato, diverse volte, capita ciclicamente. mi sento come se_ . . N E S S U N O R I U S C I S S E A D A V V I C I N A R S I. o meglio. come se io non riuscissi a lasciar avvicinare nessuno. non abbastanza. non abbastanza da vedere il punto dolente. come se nessuno riuscisse a capire – in realtà, dove sono. glielo leggo negli occhi, a certe persone. a tamara, per esempio, certe volte. o a mia sorella, altre volte.
(solo che lei non se lo chiede più di tanto. perché lo fa anche lei. scappa, e si nasconde. lontano. e preferisce non essere raggiunta. per lei è proprio uno stile di vita, ben radicato da sette anni difficili. nessuna passione al melodramma, in questo. solo discrezione. e nessuna voglia di spiegare, di intavolare discorsi. per questo capisce, e dopo un attimo smette il punto interrogativo nello sguardo. rinuncia. e rispetta. come io rispetto lei. tanto, entrambe sappiamo di esserci e lo sappiamo in un modo che solo un legame di sangue può garantire.)
glielo leggo negli occhi e non mi va di spiegarlo – in realtà, dove sono. e forse non lo so neanchio. so solo che da qui, è tutto ovattato e lontano. e che uscirò quando avrò di nuovo il controllo di almeno una parte di quello che sta fuori, perché è sempre successo così. solo che per ora, questa condizione nemmeno accenna a verificarsi. e quindi.
quindi, rimango_ . . D I S T A N T E . . _e sghemba. e in questo frangente le relazioni con il mondo sono per forza _sghembe. nel migliore dei casi, cè uno sguardo che si domanda. negli altri casi, neanche questo.
so che sono io il problema. ma certe volte, tesoro, anche noi due siamo _sghembi. siamo contatto mancato. una geometria impossibile coi giorni contati. in cui fino alla fine tutto sarà statico. e io non mi scoprirò un pò di più, e di me non saprai mai qualcosa in più. solo una parte dei paletti lungo la mia strada passata. solo quelli che ti ho nominato, e come te li ho voluti descrivere. per il resto, sarò un numero nella lista dei numeri. non voglio lasciarti bagagli troppo ingombranti da portare in viaggio. meglio un ricordo leggero, forse, e unagenda e una matita. per scrivere, o disegnare, del F U T U R O . in cui io sarò altrove. con qualcun altro. che forse, potrò lasciar avvicinare. o chi lo sa…
dicembre 17, 2003 at 17:46 · Filed under Senza categoria
silenzio, datemi un pò di silenzio, adesso. datemi una base stabile. datemi la possibilità, materiale, di occuparmi del superfluo. che è lunica cosa di cui vale davvero la pena di preoccuparsi. ridatemi una casa dello studente. i cazzo di giocolieri nellatrio, e il collettivo che occupa, e gli albanesi che parlano in albanese. ridatemi il campo da calcetto, le docce fredde la mattina, tutte le stronzate da fine università che mi facevano rodere il culo. me lo faccio rodere ancora volentieri, per cose così. perciò facciamo uno scambio, chiunque sia il capo io propongo, poi mi dica lui se è fattibile. io mi riprendo indietro i vecchi rodimenti di culo, e in cambio cedo quelli attuali. laffitto, i soldi che non sono mai abbastanza e così via. dai, facciamo sto scambio?
mi ricordo che cerano dei bei cieli, da guardare, una volta. me ne ricordo certi che levavano il fiato. ma certo, la situazione materiale non era così difficile. e io ero diversa.
e non dico che rivoglio i cieli di una volta. solo che vorrei poterne guardare altri. e sognare. e scriverci sopra, fotografarli, disegnarli. vorrei stare così bene da potermi permettere il lusso dellarte. della creatività per me. il lusso di perdere un quarto dora a pensare qualcosa senza un verso preciso. a organizzare qualcosa. a – ho quasi paura a dirlo – sognare.
e ora non dite, per cortesia, che non bisogna mai smettere di sognare. ché lo so qual è la reazione davanti a certe considerazioni, e sono daccordo anchio che non bisognerebbe mai smettere di sognare, di progettare, di immaginare, di nutrire lo spirito. ma anche questo è un lusso. un lusso che da un pò di tempo non mi posso permettere più. e questa che avete di fronte, signori, è una squallida lamentela da nuovi poveri ma non ci posso fare niente, mi esce, mi scappa ed eccola qui, e quel che è peggio – veramente, non è retorica, è questa la cosa peggiore - è che non sono la sola ad avere una situazione così schifosa. che la situazione è proprio schifosa in generale. che dove ti giri ti giri le cose vanno di merda e non ci si può mai mettere seduti un attimo. a guardare il cielo, o anche solo a riposare.
dicembre 15, 2003 at 16:38 · Filed under Senza categoria
arretrati. pensieri arretrati in quantità mostruosa. e non so fare un riassunto, così in dieci minuti fra un lavoro svogliato e laltro.
lunica sintesi è che, appunto: non ho voglia di nulla. tranne di alcune cose, di cui ho una voglia pazzesca. chiaramente, quasi tutto è al contrario di come dovrebbe essere. ripeto: forse sono le feste che si avvicinano. forse è che la fine dellanno mi rende sempre stanca, poco allegra e vagamente sovversiva. ma comunque.
le cose di cui non ho voglia ormai si sanno. sono fin troppo trite. non ho più voglia di venire al lavoro la mattina. non ho più voglia di sopportare la faccia di cazzo di certe persone. né i modi da pidocchio di chi crede che perché lavori per lui si può permettere di parlarti come preferisce. non ho più voglia di subire il tono acido di certe frasi. di ascoltare e irrigidire il volto senza reagire come dovrei. sono acida anchio, e non sbrocco a nessuno. non ho più voglia di sentire i soliti discorsi, da tutti. non ho più voglia di prendere lezioni inutili. non ho più voglia di tirare la cinghia. non ho più voglia di essere stanca. disillusa. di non aver voglia di nulla.
le cose di cui ho voglia, dalla più complessa alla più semplice e sfigata, in ordine rigorosamente casuale (babbo natale, prendi nota, vedi che ppoi fà): un lavoro nuovo. stimolante. unesperienza formativa. più soldi in busta paga. o meglio: una busta paga. un intervento di chirurgia plastica che renda il mio rapporto col vestiario il luna-park che vorrei che fosse. e capelli almeno una decina di centimetri più lunghi, e lisci. poi: vorrei un appartamento. un appartamento mio. vuoto. da arredare come dico io. con le possibilità economiche per arredarlo come si spetta. un appartamento dove poter piegare la roba quando dico io. e lasciarla sulla sedia per tutto il tempo che voglio. un appartamento da cui uscire allora che voglio, e rientrare allora che voglio. senza che nessuno si debba preoccupare. senza che nessuno si chieda dove sono finita. con un balcone per guardare lontano, e indovinare cosa cè. ho voglia di nove-dieci gradi in più di temperatura esterna. quel tanto che basta per aver voglia, la sera, di spogliarmi per mettermi il costume e andare in piscina senza battere i denti. voglio un allaccio del telefono. gratis. la telecom o una compagnia qualunque che mi chiama e mi dice “lei è stata sorteggiata per un allaccio telefonico gratis”. i consumi non importa, li pago io. vorrei una macchina. anzi, forse uno scooter (e imparare a portarlo, chiaro). anzi no. vorrei il teletrasporto. ah. e vorrei indietro il (consistente) resto delle caparre che ho lasciato a casa vecchia perché si scalassero i soldi delle ultime bollette (due mesi fa). insieme alle sciarpe e alle cinture che ho dimenticato in un cassetto.
poi.
vorrei poter sapere che dopo il 1° marzo, quando m. sarà partito, sarà tutto come prima. come prima di conoscerlo. come prima di abituarmi al suo sguardo quando mi dice “sei stupenda”. come prima di conoscere il calore di certi abbracci, la serenità di certe risate, la bellezza placida di certi silenzi. ma su questo non mi illudo, perché veder passare certe cose vuol necessariamente dire sentirne la mancanza quando non ci saranno più. perché tutto segna, e anche questo segnerà.
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