Archive for novembre, 2003

che bel risveglio. colonna sonora: i rammstein. maporco**§#*§*!! la pelle doca. proprio a me doveva toccare una sorella gotica? poi a persiana sollevata la luce che entra è di un grigio improponibile. veramente una bella giornatina. cazzo, troppo freddo. (che per una sarda, o quantomeno per me, può essere anche già 12 gradi). devo ancora rifare le valigie. i pantaloni nuovi che ho comprato ieri rimangono qui a fare lorlo fino al weekend prossimo, quindi perdo la parte più bella dello shopping che è linaugurare subito. ho sognato che mio zio moriva (fira chi du cresciri, va bè, gli ho allungato la vita. ma non è comunque una bella immagine con cui svegliarmi). poi. domani andrò in ufficio e mi verrà detto se ho ancora un lavoro o meno. devo ancora pagare la piscina per il mese di dicembre. sperando che mi abbiano conservato il posto in questa mezza giornata di ritardo.


va bè, oh, mi è presa così stamattina. mi sa che è il caso che faccio colazione.


per fortuna almeno stasera sono di appuntamento galante. và.

dunque. il contest.


mi sono presa un pò di giorni per decidere e aspettare eventuali entries tardive, signori, come in ogni contest che si rispetti… comunque: lannunciato premio per il vincitore non ci sarà, in quanto mia sorella e tami hanno deciso quasi di prepotenza di chiamare il gatto brian. come il cantante dei placebo. ma vi pare? abbiamo raggiunto un compromesso: si chiamerà brian monko. ossia, come il cantante dei placebo ma più sfigato. è già una cosa. chiaramente, nella sua vita reale il poverino viene chiamato poi in tutti i modi possibili tranne che brian. perché non si può.


in ogni caso, come promesso ci sono un vincitore e dei segnalati. chiaro. (e i non segnalati non se labbiano a male, le proposte erano tutte pressoché geniali ma non posso mica segnalare tutti. eh.)


vince a mani basse galileo, proposto dal lineo. applausi, signori, applausi. motivazione: fa molto mania di grandezza. e poi, viva gli eretici. anche giordano bruno non sarebbe andato male. o giovanna darco, se fosse stata femmina. no? comunque.


segnalati: ron dennis (da papoff); critico, zero e tacos, proposti da un anonimo gentiluomo o anonima gentildonna o più anonimi/e gentiluomini/donne. insomma, da non si sa bene chi. ma apprezzati; mortacci, da un altro anonimo se non sempre lo stesso, chi lo sa. applausi e sentiti ringraziamenti a tutti gli altri.


vi confido un segreto: lidea iniziale era quella di chiamarlo cè troppo buio per restare in giro. chiaramente, da abbreviare in cè. anzi, in il cè. sai che figo. il cè ha fatto la cacca, gli pulisci la sabbietta? oppure, ops, mi sono dimenticata di dar da mangiare al cè!!… il piano criminoso è stato neutralizzato dal fatto che quando siamo andate a via del corso per adottare il gatto, quello tutto nero che cera la sera prima già non cera più. era rimasta solo sta fetecchia grigia, e non aveva più senso la storia del buio. insomma peccato.


comunque, i premi? boh, a parte baci virtuali a profusione cosa vorreste?


 

schermo grigio. schermo grigio luminescente in notte fonda (per gli altri non so, per la mia testa assonnata sì). che bello per una volta poter stare al computer di notte. da sola. per cazzi miei. con tutto il tempo che voglio, niente momenti smozzicati rubati al lavoro, niente fretta. ché è vero, ho un bruttissimo rapporto col tempo, è sempre stato così, non mi accorgo che passa e mi diluisco non so quanto e non so come. il che 90 su 100 è deleterio, devastante anzi, però sempre di corsa fa male, e quindi un elogio alla lentezza va fatto, qualche volta. ogni tanto.

slow motion.

slow emotion, anche.

quando hai mezz’ora per te a volte ti si chiariscono le cose, in mente. quasi da sole. qui sento che è in corso un tentativo. per il momento mi sono ricaricata un pò. merito anche di porta portese, in realtà. e della convinzione, sempre presente, che alla fine tutto va come deve andare, hai voglia tu a sbatterti. e quindi, applicandoci al caso reale, che tutto andrà come deve. che qualcosa si farà. in ogni e qualunque caso.

poi per il resto boh. un chiarimento è che ho pensato al mio omino. quello giusto, in teoria. che stando lontana ho avuto voglia di sentirlo. che ho voglia di vederlo domani anche se l’ho visto avantieri. e non lo so. va così. e forse gli altri pensieri si affievoliranno mano a mano che il tempo passa. o forse no. insomma il chiarimento è blando, in questo senso. parecchio. l’unica cosa davvero certa è che non ho voglia di fare bastardate. ma più per un problema di coscienza mia che per lui. il che non è bello. perché se lo escludo per un momento dal panorama del mio presente, la bastardata (che, escluso lui, non sarebbe più una bastardata, ma insomma) la farei all’istante. sono deprecabile e orrenda? no, finché non agisco. no, finché non tocco. [oops]. no, finché è vero che sto bene con lui quando sto con lui e non creo false aspettative (e non le deludo). (credo). (ma poi che cazzo ne so. uff. che si fa, istituisco una giuria popolare anche per questo? qualcuno vuole votare?)

però comunque, una cosa mi dispiace. ed è pensare di aver perso i contatti. pensare a quello “stammi bene”. pensare a quei due messaggi non risposti. pensare di aver perso lupin. per sempre, irrimediabilmente e sotto ogni aspetto e nel silenzio più fondo. gli vorrei scrivere una mail, per dirgli delle cose. ma non so neanch’io quali cose, ché non raccontiamoci balle, non voglio un amico. ma nemmeno ho intenzione di mettermi con le mie mani in situazioni di merda. e allora cosa? cosa? è quello che dalle mie parti si chiama pappingiu a cù ? …è che mi dispiace. e che mi divora viva l’idea che lui pensi che l’ho mollato così non appena ho trovato il fidanzato. senza pensarci mezza volta, con leggerezza, senza un rimpianto. cazzo, se ne ho di rimpianti. e cazzo, se ci ho pensato su, e se avrei voluto sentirlo. ma ho già spiegato (a tutti tranne a chi di dovere, in realtà…) il problema che si poneva. che si pone. e poi vaffanculo non avevo soldi. e avrei potuto sparire così anche senza fidanzato perché stavo con le pezze al culo a livelli epici. poi ero io quella che sputava sentenze, che apriva la bocca e dava fiato. non lo so, forse in realtà sono queste le cose da dire. ma risulterebbe un pò sterile, forse. quando non facesse danni. e diciamola tutta, ho il terrore di non avere cenni di risposta neppure alla mail.

ma poi che cazzo ne so. uff.

lo so che chissenefrega, di tutto ciò. però rigà, abbiate pazienza: ho sonno e davanti allo schermo a quest’ora di notte mi viene il vomito di tutte le mie paranoie irrisolte. è così. e in fondo, con tutto il rispetto, chissenefrega se non interessa. se non piace. se non è scritto bene.

ok. e se ne parliamo a tre? io, te e la mia coscienza? raggiungiamo un compromesso senza che nessun altro ne sappia niente. ma proprio nessun altro.

io ho un desiderio devastante di chiamarti. di chiamarti anche se non è giusto. mi spieghi perché, quando si tratta di te, non riesco a considerare altro se non il presente in senso stretto? perché quando penso a te metto in conto solo il respiro che sto tirando in quel preciso istante, il battito di cuore che in quel momento mi tiene in vita, la voglia che ho di vederti in quel momento che esclude ogni domani prefissato, ogni conseguenza su tutto il resto? e perché questo succede così di frequente, me lo spieghi?

ti ho sognato, due notti fa.

forse dovrei concentrarmi di più. su ciò che davvero merita concentrazione.

Leroe del giorno: Serse Cosmi. Io credo di amare questuomo.

contest!!


la_pitzi corporation® bandisce un concorso di idee rivolto a tutte le giovani menti creative che non hanno altro da fare che parteciparvi.


tema: ho urgente bisogno di un nome per un gatto. la situazione è drammatica: a 5 giorni dalladozione il suddetto non ha ancora un nome definitivo.


specifiche tecniche del gatto: dimensioni cm 20x7xh10 circa (per ora); razza europea, colore bianco e grigio, occhi verdi; maschio.


aspetti psicologici del gatto: è un cagacazzi. si arrampica dappertutto. mangia come una scrofa e caga come un vitello (fortunatamente nella lettiera). ha una pericolosa tendenza allamnesia, se esci di casa mezzora quando rientri non ti riconosce più e non si avvicina neanche a morire finché non si ricorda di te. è intimamente convinto che le nostre gambe siano deputate alla funzione di giaciglio per il suo meritato riposo – quindi non cè modo di sedersi a guardare la tv senza che lui ci ronfi in grembo. è bellino. fa un miagolio stridulo tipo “miiiii”. sempre rigorosamente dopo le 11 di sera o prima delle 7 di mattina.


la giuria (io) nominerà un vincitore e almeno un segnalato (sempre che qualche mente bacata partecipi). saranno esclusi dal concorso tutti i nomi troppo da gatto tipo musetto, briciola, fuffi e altre banalità varie. il premio per il vincitore sarà lassegnazione del nome da lui proposto alla bestiola (ma anche no. dipende se viene in mente a me qualcosa di meglio!). i premi per il/i segnalato/i sono ancora da decidere.


le proposte sono da inoltrare qui sotto nei commenti. non ci sono termini di scadenza tranne la data generica in cui a me verrà in mente qualcosa di meglio.


buon lavoro!

lo sapevo che tornavi. lo sapevo. un messaggio all’una e mezzo di mattina, chi può essere. o è l’ansa con qualcosa di gravissimo, o sei tu.

lo sapevo che tornavi. a spremermi le lacrime un’ennesima volta, a rubarmi altre due ore di sonno. avrei giurato che saresti sparita. chi ti dà il diritto. non sono sparita più di quanto sei sparito tu. anzi, se non ti avessi mandato io quei due o tre messaggi, in due mesi non ci saremmo sentiti per niente.

avrei giurato che saresti sparita. cosa ti aspettavi che facessi? che corressi a dirti “ohi, mi sono messa con uno! sei contento?” …tu non sei un amico. non raccontiamoci palle. ho sperato di sentirti per mesi, e per mesi mi sono dovuta trattenere dal cercarti perché cercarti vuol dire volerti, e non è giusto, non è corretto, non più. è inutile. perché noi due insieme non andiamo da nessuna parte. perché per quanto ne sapevo io, ogni volta poteva essere l’ultima. e io non posso stare per sempre ad aspettare il nulla. mi dispiace. mi dispiace. mi dispiace.

mi mancherai. e mi manchi, anche ora. anche ora che ripenso a tutte le volte che ci siamo stretti, a tutti gli sguardi che ci siamo scambiati, anche ora che a ricordarti mi si stringe il cuore. avrei voluto entrarti nell’anima, tesoro. riuscire a farti star bene al di là di quelle due ore ogni tanto, al di là del sollievo provvisorio di un messaggio o di una chiamata. non ci sono riuscita, forse come diceva tami è che beautiful è da un’altra parte ma è un rimpianto che mi rimarrà per sempre. e quando dico che ti voglio bene è vero, e vuol dire questo e molto più di questo.

ricordalo, anche tu…

momenti di privazione e sacrifici, signori miei. cambiato casa da tre settimane e sto senza telefono (!!); questa settimana sono in prova in uno studio nuovo (speriamo bene) e non hanno adsl. e se anche ce lavessero, zero cazzeggio. perciò –> venti minuti di internet cafe a ora di pranzo, e basta così… e che ci vuoi fare… sarà una settimana muta. o giù di lì.


nel frattempo. pensato molto poco a cose a cui non devo pensare. e pensato molto a godermi quello che ho anziché rodermi il culo dietro a quello che non ho / non ho mai avuto abbastanza / non avrò mai abbastanza, in ogni caso. così. per ora va così.


hasta, compañeros.

[..."e tu, vuoi uscire con altri ragazzi?" - "no, no"...]

valentino rossi alla radio su deejay, ride e la sua risata assomiglia spaventosamente a quella di lupin. esco per andare a mangiare e l’omino seduto affianco a me in pizzeria porta il profumo di lupin. vado in giro per le strade e dove mi giro mi giro c’è qualcuno che somiglia a lupin. e roma è piena di macchinine bianche uguali identiche alla sua. ragazzi, non è normale. qua c’è un complotto ai miei danni.

e io nonostante tutti i buoni propositi ho una voglia di cercarlo che non finisce più…

oggi è da linkare stefanone. per forza. credo che labbiano linkato in parecchi, è che – è che –


lascia semplicemente senza parole. senza parole e con la pelle doca. io certe cose non le ho mai provate sulla mia pelle. non le ho mai viste succedere da vicino, non con gli occhi. ma le ho sentite, cavoli se le ho sentite. le ho sentite succedere, arrancare per metterci rimedio, andare peggio di così e non riprendersi mai. le ho vissute. in parallelo. ricordando occhi, sorrisi, frasi. pomeriggi sulle scale. pranzi e cene e accenti stranieri e litigate. le ho vissute piangendo. urlando. urlando che non era possibile, che non era giusto, e che quella stronza che lha investito e lasciato lì doveva morire se cera una giustizia superiore. tanto più che la legge non le avrebbe mai fatto niente [e avevo ragione, non le ha poi fatto niente], perché lui era albanese. e anche se era un bravo ragazzo e se i suoi organi hanno salvato la vita ad altre sette persone eccetera eccetera.


certe cose non sono successe a me ma mi sono entrate dentro. sono state la mia caduta delle illusioni. da quel momento la vita ha smesso di essere il parco giochi dei sentimenti. ha preso tutto una piega diversa. mi è entrata nel sangue una disperazione strana. una fame immensa di tutto ciò che si può avere, nel momento esatto in cui lo si può avere. la consapevolezza, e il pensiero ossessivo, che domani chissà dove siamo. il terrore di perdere le persone. o che le persone perdano me. e tutto quello che viene appresso…


ecco, lho detto…

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