Archive for Senza categoria
settembre 6, 2010 at 07:57 · Filed under Senza categoria
un giorno mi abbandonerò a un sonno riposante e pacifico. lo so, già me lo immagino: il sonno di chi ha sbrigato tutte quante le incombenze, sistemato tutto per la fase successiva, e può mettersi giù comoda ad aspettare. ad aspettare il futuro che arriva, serena, senza ansie.
per ora ancora no, per ora faccio sonni che sono come apnee, da cui riemergo a fatica, con lunghi respiri affannosi, scoprendomi sempre circondata dalle stesse cose. da pulizie che non finiscono mai, roba da riordinare che sta buttata all’aria da ere geologiche. alla rincorsa di rubinetti che si rompono e soldi che non bastano mai, assediata da pavimenti da smacchiare, armadi da svuotare, coinquiline da vedere, spese condominiali da riassumere.
ma lo giuro, finirò prima o poi. e dormirò pacifica in un letto nuovo, e avrò pareti colorate e fili di lucine accese attorno alle porte, già me le vedo.
non vedo l’ora.
sono stanca.
agosto 30, 2010 at 07:51 · Filed under Senza categoria
(e la città si sveglia a poco a poco, il traffico che aumenta giorno dopo giorno ma ancora non del tutto, e viene da chiedersi ma dov’è che sono tutti quanti?, quando arrivano?
e bar cominio ancora non riapre, gli orari dei treni sono ancora dimezzati, latita tutto.
io pulisco a casa pezzetto a pezzetto, devo ancora disfare le valigie per somma gioia di gnappo, devo ancora un sacco di cose. la to do list dell’autunno è traboccante di faccendine da sistemare. ma l’autunno, ancora non si vede.)
agosto 23, 2010 at 07:28 · Filed under Senza categoria
partire all’alba, una mattina d’agosto. con gli occhi ancora appiccicati di sonno caricare il bagagliaio, chiudere casa, mettere in moto e andarsene. con te. con la mano appoggiata sul tuo sedile seguire il sorgere del sole da qualche parte laggiù a destra. svegliarsi pian piano. puntando a nord, su una strada lunga ancora migliaia di chilometri. con te.
con te che dieci giorni volano via in un attimo, corrono veloci al correre del paesaggio fuori dal finestrino e sotto i nostri occhi. con te che il programma del da farsi nasce all’ultimo minuto e sboccia veloce, che diventa divertente qualsiasi cosa si faccia, città deserte, musei, ristoranti cinesi, laghi alpini, degustazioni di vino. con te che mi assecondi fotografando le faccine e mi prendi in giro per i tre maglioni sovrapposti e le briciole dei grissini e le vertigini nell’ascensore della mole e il francese improvvisato.
con te che ti brillano gli occhi al buio di una cantina del cinquecento e alla luce riflessa di un monte bianco spolverato di neve; te che mi chiedi come sto, e se sono stanca, e dici “strano!” quando ti dico che ho fame.
te che “finiamo sempre nei sotterranei, noi due”. però poi riemergiamo, tenendoci per mano, e ci abbracciamo nella luce abbagliante e io mi sento il cuore scoppiare di gioia.
perché sei la cosa più bella che ho, e con te voglio altri miliardi di ore, di giorni, pomeriggi assolati, serate di fresco pungente, luci che si accendono al tramonto, strade che si accorciano sotto le ruote, risate, silenzi. con te. perché è solo così, che le cose hanno un senso.
agosto 2, 2010 at 07:59 · Filed under Senza categoria
c’è un ragazzo, di pelle dorata e capelli scuri, che indossa una maglietta col numero di avogadro (seimilaequalcosa per dieci alla ventitré particles, c’è scritto, e chemistry ’06). una signora con una pinza per i capelli a forma di qualcosa che sembra un porcellino alato. il porcellino di winnie the pooh, per la precisione, ma sdraiato e con le ali. e poi seduto un uomo con la panza che sulla maglietta ha un disegno che non si vede (affonda tra le pieghe e dietro le braccia conserte) e sopra, chiaramente leggibile, la scritta mejo de gnente. e poi poco altro. i mezzi cominciano a essere un po’ più vuoti, i tempi di trasbordo leggermente più veloci. manca poco, qui: è l’ultima settimana, e le settimane, si sa, hanno ‘sto vizio di passare terribilmente in fretta, per fortuna.
io indosso una pelle nuova, stamattina, leggermente più scura del solito e più tiepida, e dall’apparenza più liscia. (potete ottenerla anche voi, ecco la ricetta: recatevi al mare con la vostra migliore amica – o chiunque vogliate – installatevi in spiaggia con l’ombrellone e gli asciugamani dalle 11 alle 19, sparlate dei vostri bersagli preferiti, ridete un bel po’. spalmate crema con protezione adeguata – 15, se come me siete un casper coi piedi – due o tre volte. non dimenticate di andarvene all’ombra, nelle ore più calde, e farvi un bel fritto di calamari.)
ho la pelle scura e i ricci più anarchici del solito e i gotan project in cuffia – lunático – e mi girano in testa le parole del saggio della libreria di sabato pomeriggio. che nel recensirci al volo “la morte spiegata a mio figlio” diceva che fa parte della vita, tutto sommato, e non va censurata. e che così facendo ci si potrebbe stupire di quante altre cose si potrebbe non censurare. e ha ragione. pensateci: il nudo, l’amore, le lacrime, il dolore, la paura, l’emozione, la mancanza, l’insoddisfazione. pensateci. quante altre ve ne vengono in mente? quante cose rendiamo pericolose nascondendole – anche a noi stessi – dietro al pudore?
luglio 30, 2010 at 08:23 · Filed under Senza categoria
piove. in pieno luglio. col cielo grigio e il vento che rovescia gli ombrelli e la temperatura ancora calda, appiccicosa. per mezz’ora è un giorno di primo autunno, dopo chissà, chi può dirlo. suggeritemi qualcosa da ascoltare in giorni così. qualcosa di sufficientemente inquieto, sinuoso, morbido. una colonna sonora per quando le foglie volano sui bordi dei marciapiedi, volano i capelli elettrici, sospesi per aria, e per un attimo un odore di terra che arriva da lontano fa desiderare altri paesi, altri luoghi, altre latitudini. e orizzonti bassi e luci cangianti e piedi scalzi infilati nella sabbia umida.
io ho le gambe rigide, stanche, la testa pesante. non un briciolo della leggerezza di spirito che vorrei. ho voglia di vacanza. di passare del tempo con pi, e non pensare ad altro.
conto i giorni, uno dopo l’altro.
luglio 26, 2010 at 23:52 · Filed under Senza categoria
1. andare in ricognizione per periferie romane. per valutare collegamenti, luce, atmosfera, e vedere la fattibilità di prendere casa in ognuno di questi angolini di città. vedere se mi ci vedo, immersa per le strade di uno o dell’altro quartiere. ché questo mi ha stufata, non mi va più, voglio cambiare aria. in linea del tutto teorica: la pratica è (quasi ufficialmente, a ‘sto punto) rimandata a settembre.
2. passare qualche ora al negozio di tamara. a spettegolare, ridere delle assurdità di certi annunci immobiliari, stupirmi della grevità della ggente.
3. entrare nel trip della cucina della domenica pomeriggio e preparare il polpettone di tonno, la salsina di yogurt e basilico, il frappè di pesche col gelato al limone.
4. pulire e lavare i pavimenti, piegare e stirare i panni, mettere ordine in giro per casa cercando di fare ordine anche nel cervello – e non sapendo se è più difficile l’una o l’altra cosa.
5. guardare la serie di romanzo criminale lavorando la sciarpa all’uncinetto tunisino. romanzo criminale è figo e la sciarpa è arancionissima, cicciona, morbida e quasi pronta.
6. tornare al lavoro e dover rifare tutto un layout per cause non imputabili a me. oh rrrrabbia.
(rinfresca. passano i giorni. aumenta la stanchezza, ma si avvicinano le ferie. se dio vuole. insomma.)
(sìì, sì, ok, vado a dormire.)
luglio 22, 2010 at 07:57 · Filed under Senza categoria
ciao. sono quella di quindici giorni fa. quindici? di più? boh, vabbè, diciamo quindici.
ciao, sono quella di ecc. ecc., vi ricordate di me? sono quella che non scrive mai perché ha da vivere la sua vita e quando vivi sei troppo concentrato a vivere per pensare a scrivere e tutte quelle puttanate lì, avete presente no? eh. puttanate, appunto. io ho sempre pensato in forma scritta e da lì a scrivere è sempre stato un attimo, e non è questo che è cambiato, se non per una leggera atrofia dovuta alla disabitudine, ma roba di poco conto, niente di così grave. invece la verità è che sono talmente concentrata a *rincorrere* che non ho tempo di sedermi davanti a una tastiera e, semplicemente, pensare in forma scritta e scrivere. e quand’anche ce l’ho mi divorano mille ansie che non mi lasciano respirare, non mi lasciano sentire, non mi lasciano pensare (e dunque).
ciao, sono quella che ha 32 anni e deve crescere. quella che non è più ora di sopportare coinquilini a caso e che forse la casa sarebbe opportuno comprarla, ma il dove e il come e il quanto sono argomenti spinosi e ci vorrebbe un po’ meno ansia e un po’ più ordine, un po’ più di lucidità e sangue freddo.
ciao, sono quella che presidia un fortino dal quale tutti sono andati via tranne me e il mio fido destriero. sono quella che non sarà mai a casa sua finché non l’avrà abbandonato anche lei. sono quella che voleva il basilico sul davanzale, vi ricordate?, e le piante grasse e i vasi a strisce lilla, e che invece non fa a tempo neanche a piegare e metter via il bucato ritirato dai fili, figurarsi come può fare a prendersi cura di qualunque altra cosa e soprattutto se andrà ad abitare più lontano. sono quella che si è inchiodata a contare soldi e ha un gran mal di testa, sempre, costantemente. e a questo punto dovrei ricordare che però ho persone accanto che mi compensano e mi fanno star bene, e dovrei inserire un bel menomaleché + listone di very good things. ma vi dispiace se le diamo per sottintese? giuro, ci sono e ne sono felice; ma adesso sono stanca, stanca, stanca. facciamo così, allora, eh? ok, dai.
ci sentiamo presto, promesso. sì, vi chiamo. fate da bravi, eh. ciao, ciao.
luglio 5, 2010 at 08:27 · Filed under Senza categoria
very good things della settimana scorsa, alla maniera della lu:
la settimana con due domeniche (e due lunedì, purtroppo, ma va be’). la giornata di pulizie, abbozzi di riorganizzazione; il gatto di fil di ferro finalmente in opera, ricoperto di collanine e braccialetti e orecchini, tutto in ordine ma non *troppo* in ordine. il pic-nic con gli amighetti, con omaggi annessi. freni e frizioni, lo spritz che pare avere solo 85 calorie, la maionese allo zenzero; una sangria rossa e una bianca; la passeggiata mano nella mano con pi fra le bancarelle sul lungotevere. il mare, anche se solo quello di ladispoli. la cenetta di pesce a casa. dodici ore di sonno, più pennichella; due film scemi, i baci, il gelato a campo dei fiori. gli abbracci che danno protezione.
quite bad things, che io ce le ho sempre:
la stanchezza cronica, arrancare su per una montagna di cose da fare che sembrano non finire mai. il rubinetto del lavello di cucina che s’è rotto un’altra volta. il social quando assume le dinamiche delle classi delle medie durante l’ora buca, o dei capannelli di pettegole a ricreazione al liceo. ora che mi ricordo ero un’asociale, alle medie e al liceo.
giugno 30, 2010 at 08:38 · Filed under Senza categoria
lei è graziosa, biondina, coi capelli sempre tagliati corti e le magliette coi pupazzetti. ha un sorriso aperto e vivace, con due belle labbra arricciate, e uno strano accento che strascica le n e fa suonare tutto un po’ nasale. è dolce, affettuosa, alla mano; è una persona attenta e curiosa. non credo di averla mai vista di malumore.
lui è, beh, lui è alto, secco e con le orecchie a sventola, e di carattere nervoso. la calma non è decisamente il suo forte, la pianificazione nemmeno, ma curiosamente arriva sempre dove ha deciso che deve arrivare. evidentemente, il metodo funziona.
lui è quello con cui una volta ho litigato a colpi di scopa perché mi aveva strappato il giornale. quello che per giocare faceva la lotta con mia sorella e ancora oggi, come dimostrazione d’affetto, un pugnetto su un braccio ogni tanto glielo dà. è quello che una volta cadde dal tavolo a faccia in giù con tutto il seggiolone; che a tre anni fece vergognare mio padre tirando giù dei cristoni da camionista mentre gli sistemavano il braccino fratturato; quello che portava il cravattino e gli occhiali rotondi da ipermetrope e che chiedeva la biretta, proprio così, con una r. quello con l’accento gallurese, quello della foto con la divisa da cuoco coi bottoni staccabili il primo anno di alberghiera, quello che passò un’estate mummificato per le abrasioni dopo essere caduto con la moto, e a cui cambiavo le bende con la connettivina mentre – indovinate un po’? – imprecava come un camionista. ma sempre meno che a tre anni.
lui è mio fratellino, insomma, e sottolineo ino – ed è cresciuto. e l’altro giorno in chiesa sembravano due bambini vestiti per la comunione, e invece no, erano proprio due sposi. due sposi felici con un sorriso da qui a qui.
e io ripensavo a tutte queste cose, a come ognuno di questi ricordi sia talmente vicino che sembra di parlare dell’altro ieri, e c’era la musica struggente del violino e del fagotto e tanta gente che li guardava proprio come li guardavo io, e quando ho visto mio padre con le lacrime agli occhi mi è venuto un groppo alla gola, ed ecco.
una volta non piangevo per le cose felici.
mi sto facendo proprio anziana.
giugno 14, 2010 at 00:32 · Filed under Senza categoria
quindi siamo al 13 giugno. siamo al 13 giugno e il calendario del mese, su questo blog, è intonso. male, molto male. nel frattempo:
ha iniziato a essere estate quasi per davvero (manca il mare, e la cavigliera, ma il caldo c’è e anche le scarpe aperte, la finestra aperta la notte, il piacere di stendere i panni la sera, al fresco, coi rumori che viaggiano da lontano).
ho compiuto e festeggiato i miei 32 anni, godendomi la presenza del mio pi per cinque giorni di fila (lusso, signora mia, lusso!), lui che gira per le stanze, che mi abbraccia prima di dormire, e le nostre cene coi vini presi a cantine aperte, le polpette al sugo e il fritto di calamari, e i film di pomeriggio, ridere per stronzate, fare i turisti, essere ospiti a cena a casa poppi per la prima volta. essere felici.
ho smesso per vari motivi di cercare coinquilini, non ho smesso invece di cercare casa. il sogno vero sarebbe qualcosa vicino al lavoro. e poi, il resto l’ho già detto (e si scontra con grigie realtà di monolocali piano terra con affaccio strada livello sguardo e grate alle finestre e una luce orribile e neanche un micro poggiolo dove stendere due mutande, ma non smetto di sperare in qualcosa di meglio).
continuo a fare colazione a casa, col latte fresco e i cereali e col telegiornale di sky in sottofondo; e l’esperimento in più, iniziato da poco, è pesare i cibi, contare le calorie, misurare l’olio dell’insalata col cucchiaino, annotare tutto quello che mangio – insomma quello che la gente normale chiama dieta, interpretato nella solita maniera autistica in cui io interpreto le cose quando mi prende la fissa. il che contrasta palesemente con l’aver organizzato una cena coll’amighetti a base di cuscus e bruschette e cheesecake proprio ieri, ma andava fatta e diciamo che era la parentesi sgarro.
poi continuo (ho ripreso) a fare pupazzini all’uncinetto, cagnolini e fragole e spicchi di mela coi semini, mentre guardo film e puntate di telefilm, con gnappo ai piedi del letto, disteso lungo lungo sulla direttrice dello spiffero d’aria fresca.
e dò il flatting sui listelli di legno del bagno, cerco di tener pulito e in ordine, chiudo a chiave la porta, abbasso le persiane prima di andare a dormire, chiudo il gas, controllo che la macchia di umido non diventi troppo umida; ma tra me e questa casa è decisamente arrivata la crisi, io ci sto sempre più a disagio e lei mi risponde sputando giù qualunque cosa stia appeso ai muri con qualunque metodo. chiodi su muro, colla su piastrelle, adesivo su carta da parati, tasselli, tutto; tutto si stacca e viene giù rovinosamente. è un segno, no? eh.
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