gennaio 9, 2012 at 09:23 · Filed under Senza categoria
aspettare il tuo arrivo alle undici di sera, per cenare insieme con la pizza e il rosé della brotte.
svegliarci lentamente, prepararci per partire e andare a cercare il freddo. scoprire paesaggi di montagna, scorci da cartolina, la piazzetta di ovindoli e la veranda di legno di poldo coi suoi arrosticini. tornare giù col buio, i paesi illuminati che sembrano presepi, cani bianchi che si materializzano all’improvviso, grandi spaventi.
scoprire insieme con gli occhi semichiusi un’alba bianca inzuppata di nebbia. il pile di quechua e il giubbotto rosso, affondare nella neve fino a metà della gamba a pois degli stivali crocs. tengo famiglia: sta qua.
andare insieme a riprendere gnappo, i tortellini in brodo, un film che parla di un paradiso su un’isola, sonnecchiare sul divano abbracciati sotto il plaid con le maniche. prepararsi per uscire, conoscere la gente che ti vuole bene, organizzare la migliore accoglienza possibile. baffetto, il peperoncino, ariccia, calcata, l’africano. il papa, san paolo, le catacombe, l’auditorium, rione monti. il gianicolo e il pincio, roma di notte e le sue luci. e tu che sei un cicerone migliore di me. sentirsi a casa dappertutto, ovunque ci siano le tue braccia intorno a me.
e poi è già finito, ed è sempre troppo breve, ed è inutile dire quanto questo mi scocci.
gennaio 1, 2012 at 16:14 · Filed under Senza categoria
un’ora di ritardo sulla partenza. dice che all’aereo gli si è rotto il naso. aspettiamo pazientemente tutti seduti ai nostri posti, ognuno col suo libro o giornale o rivista, i bimbi che giocano in italiano, francese, inglese, la hostess che è passata a offrirci dell’acqua (coi sedativi, dice l’omino seduto accanto a me). io ho sonno, ho raggiunto l’uscita giusto giusto in tempo dopo la fila al check-in, la fila al controllo bagagli, dopo essere stata scambiata per una bombarola (strano!) a causa del cuscino massaggiante dentro il borsone, dopo aver fatto la foto di rito per dare l’arrivederci a ginevra.
sono volate, queste vacanze. a un ritmo regolato dai cambi d’umore della bambina, tra una pappa alla frutta e una alla verdura (nota: non so grattugiare la pera cruda, mi scappa dalle mani e ne sparo pezzi dappertutto. però sono brava a portare la nina in giro per casa ballicchiando e mi faccio tirare i capelli con pazienza infinita), tra un cartone animato e una sessione di gedeone mangiaforme, tra un bagnetto e un cambio di pannolino. ho mangiato tanto, riposato tanto, mi son rigenerata al freddo di annecy e di berna, ho scattato moltissime foto. ho provato a fare i cannelés, e c’è da perfezionare la cottura; sbirciato con curiosità i libri di ricette per le pappe della bambina; finito 1Q84 per scoprire che non finisce, ma ne deve uscire un altro pezzo. ho sostenuto dialoghi in francese con i negozianti, per comprare un reggiseno e poi della cioccolata, in una sfida ai limiti della mia (scarsa) padronanza della lingua. ho staccato la spina per dieci giorni, e come al solito alla fine mi assale un senso di straniamento al pensiero della vita di tutti i giorni che mi aspetta. il buon proposito di quest’anno è: capire dove devo andare, e andarci. quanto in senso figurato e quanto letterale, si vedrà.
(intanto però ho ancora tempo: aspetto pi domani sera per stare insieme qualche giorno in più del solito, fare i turisti, riposarci, coccolarci. un’altra settimana di tregua, per crogiolarmi nel mio nido, nel mio nucleo caldo di cura e affetto. non vedo l’ora di averlo con me.)
dicembre 26, 2011 at 08:29 · Filed under Senza categoria
sto tenendo un diario per immagini. instagram arriva dove le parole non sono abbastanza veloci da arrivare, e illustra questi giorni svizzeri con efficacia e tempestività. sono arrivata qui venerdì sera, non sono riuscita a deporre le armi e rilassare davvero mente e cuore fino a che non ci ho dormito su. ma da sabato mattina è stato ufficialmente natale, e un natale dei più incantevoli. col freddo, il nevischio, con le pareti di lucine sfavillanti di ginevra, con i miei e mio fratello e mia cognata, e con la micropitzi che è bella come una bomboniera, morbida come un pupazzo, dispotica e fumantina come un piccolo dittatore in pagliaccetto a righe, ma che quando sorride illumina la casa, ma che dico, il quartiere, anzi no, tutta la regione al di qua e al di là del confine.
ho fatto e ricevuto regali graziosi, ho un nuovissimo cuscino che fa i massaggi shiatsu, la coperta con le maniche, gli stampini per i cannelés bordelais che proverò quanto prima. ho i messaggi di pi che mi scaldano il cuore durante tutto il giorno, e la sua voce la sera per una buonanotte che è dolce come i cristalli di zucchero. e ho una calma nel cuore che fa sembrare tutto un paesaggio incantato in un libro di fiabe, e fa venire la fantasia di fare fagotto, prendere tutte le cose importanti e saltarci dentro, a questa dimensione parallela. e chiudermi piano la porta alle spalle, senza fare rumore. con la delicatezza che si addice a un paesaggio delle fiabe.
dicembre 19, 2011 at 21:06 · Filed under Senza categoria
ho addobbato casa. fatto un albero di natale affollatissimo con su un po’ di tutto, cagnolini skelanimal, fruttini amigurumi, un cuore di latta rosso, il tero tero mozu. ho appeso lungo le finestre del soggiorno un filo di luci a forma di fiocchi di neve, ho fatto il presepe in un cubo della expedit, ci ho messo dietro un cielo di carta da regalo. blu elettrico, con le stelle dorate e una teoria di babbi natale magri all’orizzonte.
ho svuotato gli ultimi due scatoloni che rimanevano, quelli sopra la libreria. sistemato i soprammobili in giro per la casa, il daruma in cima a tutto (dove gnappo ha deciso che non deve stare). ho incorniciato la stampa di parigi e l’ho appoggiata al muro affianco alla tv, appeso il quadro rosso di mia sorella, la locandina dell’einaudi. ho montato due mensole sotto il davanzale della finestra di cucina, accanto al lavello, e ci appoggio le presine e qualche strofinaccio e la bilancia e i sottopentola.
ho cucinato. pasta con la zucca e la pancetta, vellutate ai funghi con tanto di roux, amatriciane non ortodosse coi pomodorini freschi al posto della passata. ho sfornato due teglie di muffin, l’ultima sabato, per colazione, per farli trovare a pi appena si fosse svegliato.
ho comprato regali, e il primo l’ho anche scambiato. in una serata a lume di candela, con la tovaglia rossa e il vino buono e il tepore di casa ad avvolgerci; e la cosa più bella di tutte, più dei regali e della tovaglia e delle luci e della carne di bufala e del vino buono, eravamo ancora una volta noi. era lui, con le sue braccia calde, i suoi abbracci morbidi, e tutti i suoi baci.
mi preparo a partire per ginevra. e non vedo l’ora sia di partire, sia di essere già tornata.
novembre 22, 2011 at 09:30 · Filed under Senza categoria
ciao. sono viva. è che i venti minuti di treno della mattina per scrivere il post delle nove e mezza non bastano, e il resto delle giornate scorre in fretta e il tempo passa non si sa nemmeno come. incastrata in questo turbine di piscina-palestra-fisioterapia, le settimane scandite dall’alternarsi del costume e dei calzini antiscivolo del pilates. le serate in casa sono diventate una rarità, e me le gusto crogiolandomici dentro. i mercoledì davanti a masterchef, un venerdì sì e uno no un piatto di pasta fatto bene per coccolarmi un po’, l’altro venerdì apparecchiare per due e aspettare che arrivi pi e poi cenare insieme. mi godo casa in tutti i modi che posso, la profumo di mela e cannella o di pomodorini saltati in padella, cerco di tenere ordinati gli spazi, di organizzare le cose il meglio possibile, immagino dove fare l’albero di natale. e poi leggo murakami, ascolto i negramaro, guardo american horror story e la terza serie di in treatment in inglese, progetto di pacioccare qualcosa all’uncinetto ma non faccio mai a tempo.
aspetto pazientemente che arrivi natale, che arrivi capodanno, che arrivi la befana, e i luoghi che non avrei mai pensato di vedere e invece pare proprio che.
ottobre 25, 2011 at 08:22 · Filed under Senza categoria
la ventata d’aria calda quando salgo sui mezzi, sul 46 che mi porta al volo alla stazione, nel freddo autunnale d’intorno. l’odore dei cornetti da dentro il bar, la voglia di cappuccino, di tè caldo, di dolci da forno. i messaggi di pi dalla trasferta degli ingegneri, la maglietta dell’oktoberfest, due ore rubate in aeroporto. il gatto aragosta che mi viene incontro giù in cortile o per le scale, miagolando e strusciandosi sulle gambe, anche se non gli ho mai dato da mangiare. mio fratello che non trova pace. i miei che invece fanno pace. la fisioterapia che smuove ‘sta fascia connettiva che neanche sapevo cos’era, lo sforzo di non buttare i piedi all’indentro, di star dritta con la schiena, avanti col bacino. il pilates che tutte le volte penso che non ce la farò mai, e tutte le volte riesco a fare qualche cosa in più. il tempo che scorre, il tanto lavoro, la voglia di casa. e di divano, e di plaid. non sono in forma smagliantissima, ma tant’è.
ottobre 17, 2011 at 08:15 · Filed under Senza categoria
dove le giornate sono un tripudio di mal di stomaco, dove l’assurdo e la stupidità regnano sovrani, dove mi rendo conto della necessità di cambiare, migliorare, respirare aria nuova. dove telefonare a casa è sempre un’incognita, dove casa è un campo di battaglia, dove tutto è ridotto a frammenti, a sospiri stanchi, a rabbia fra i denti, e non si trova più il bandolo della matassa, per districare i nodi.
[ma tutto qui cade incantevole]
tutto, il caldo delle coperte, la luce algida della colazione del sabato mattina, mettersi in macchina con una sacca e un beauty case, e andare per statali, per paesi, immersi in un paesaggio giallo e dorato; e passeggiare nel vento, dormire in un casale, nel silenzio generale accorgersi dei piccoli rumori ovattati, dei cani che abbaiano lontanissimi, del gallo che canta appena sorge il primo lembo di sole. e noi, che siamo coccole, risate, pace, un’infinità di parole, un mondo che cresce bello e sereno. un abbraccio che scalda, che protegge, che solleva appena, piano.
[come quando resti con me.]
quel tanto che basta per sentire meno il peso di tutto il resto.
ottobre 3, 2011 at 13:08 · Filed under Senza categoria
penso che mi fanno tristezza quei blog abbandonati dove la gente scrive una volta al mese, una volta ogni due mesi, una volta l’anno. e penso che ogni tanto rischia di diventarlo anche il mio, i fogli del calendario che girano silenziosi, senza testimoni, e ci sono larghi pezzi della mia storia che non sarò mai più in grado di ricostruire a posteriori – non che sia importante, ma ogni tanto bisogna guardarsi indietro e trovare una traccia, ché la memoria è labile e traditrice, si mischia e si scolora e ti cambia le carte in tavola su cose che mai avresti pensato.
allora bisogna scrivere, scrivere per ricordare, perché un giorno mi chiederò quand’è stato?, quand’è che è venuta la fisioterapista a iniziare a sbrogliare le mie fasce di tessuto connettivo, e ha detto che erano tutte storte e irrigidite a partire dai piedi (e sai che sorpresa)?, quand’è che mi sono iscritta a pilates?, e quand’è che papà è venuto a trovarmi a casa nuova con l’occasione di una visita medica e mamma invece ha detto che non ne aveva voglia, che aveva bisogno di riposo e io ci sono rimasta male? quand’è che ho comprato la maglietta col gatto e i pois e la scritta sgrammaticata, e quand’è che ho scritto quella cosa per ibiglietti e l’ho scritta piangendo, e il tubo del lavandino quand’è che si è rotto, quand’è che ho comprato le vaschette per il lavello della cucina e i cubi rossi per la expedit? e quel pomeriggio che siamo andati io papà e giorgia a far merenda da sweety rome col brownie e con la torta di mele e che ho assaggiato il cupcake red velvet, quand’è stato? quand’è stato che a fronte di tanti momenti carini avevo il cuore che si sgretolava al pensiero di come le cose non vadano mai come pensavi che sarebbero andate ma sono sempre più complesse, più conflittuali, tendono a seccarsi e sfarinarsi come il sapone di lush, mentre lasciano i residui collosi di mille nostalgie e di mille rimpianti?
settembre 29, 2011 at 09:17 · Filed under Senza categoria
allora, ho ripreso in piscina. il 15 settembre, puntuale col mio costumino blu e la mia cuffietta di gomma, mi sono buttata in acqua ed è stato come rinascere – ed è stato meno peggio di come prevedevo, fiato a sufficienza e coordinazione ormai abbastanza naturale, tutto molto bello. giusto un po’ di pettorali incriccati e di braccia doloranti i primi giorni ma, signora mia, ci ho un’età, ed ero ferma da un anno. la piscina mi piace abbastanza, pulita, appena ristrutturata, e tutti se la credono molto meno di quelli dell’alma nuoto e ciò è bene. l’istruttore è un ragazzo secchetto con gli occhiali che di nome fa marko con la kappa, e credo mi abbia eletta a suo supereroe della stagione solo per l’abnegazione, dopo avermi trovata alle lezioni di acquagym oltre che a nuoto.
di contro, dato che – ricordiamolo – ci ho un’età, nonostante il movimento la schiena non accenna a migliorare, anzi. il medico, che mi ha vista ieri, sostiene che ho seri problemi di postura, e che la mia schiena si piega ma non flette. tipo una scala a libro, va’. fico. la morale è “devi andare a fare ginnastica posturale, o pilates”. insomma: passerò l’inverno in palestra e dilapiderò un capitale, e questo è il giusto contrappasso al non aver mai fatto niente da ragazzina, temo.
[fine capitolo 1.]
settembre 7, 2011 at 08:52 · Filed under Senza categoria
[uno.] da quando sono rientrata dalle ferie, a casa abbiamo un nuovo gatto condominiale. è piccolo, avrà sette/otto mesi, bianco e tigrato rosso, miagola gracidante a chiunque varchi il cancello ma non si fa toccare molto volentieri. all’inizio pensavo che avesse sostituito la gatta silvestra che ormai era anziana, mi son detta vabbè, sarà andata in pensione; invece no: lei è sempre lì e lo sussa regolarmente ogni santa sera. che cara.
[due.] ho un nuovo innamoramento tardivo ed è l’ultimo disco degli amor fou. è uscito da un sacco di tempo, l’avevo sentito due volte in tutto, poi l’altro giorno l’ho ascoltato andando al lavoro e all’improvviso, bum!, è ammore. forse dovrei dare un’altra chance anche all’ultimo di benvegnù e all’ultimo dei non voglio che clara.
[tre.] stamattina peso 66,6. non ho idea se sia un peso in salita o in discesa, visto che non mi sono pesata al rientro dalle ferie prima di rimettermi un po’ a regime, ma comunque ecco, numerologicamente direi che mi sembra un messaggio abbastanza chiaro.
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