febbraio 8, 2010 at 00:01 · Filed under Senza categoria
a imperitura memoria, e in ordine di tempo:
il mont doré con la moquettona antica rosso mattone e la stanza che sapeva di tupperware. la pioggerella stupida. le omelette. l’omino con le baguettes. i lattini al cioccolato e i sablé e le veritable écolier lu, bianco. il frappuccino starbucks. la giostra di amélie e il deux moulins, col nano. la princesse tam tam. il moulin rouge e les folies pigalle.
gli egizi al louvre, e la quiche lorraine. gli smaltini o.p.i. da séphora sugli champs elysées (can you tapas this? per me, e lincoln park after dark per tamanta). poulet tandoori da quick. il pavimento imbarcato del darcet, e la sua luce sombre. la crêpe alla marmellata davanti alla tour eiffel sbrilluccicante, il panorama splendido, il vento gelido.
il museo di scienze naturali, col pesce luna e il calamaro e il narvalo, e blatte grandi quanto una mano (sottovetro, grazie a dio). e i piselli di mendel. la rue mouffetard, i taralli a 2€ e 90. la crêpe con dentro tutto il commestibile dell’universo, vergognarsi davanti a nico di chez nico che ci ricorda silvio-lifting-bella figa. i dolci da boulangerie. la bionda senna. notre dame e l’hôtel de ville e i pattinatori sul ghiaccio. iwasinparis. le centre pompidou. la cartolina con le foto vintage, di me col fazzoletto e tamanta con la borsetta scicche che sceglie le arance al chiosco della frutta. i negozi dei cinesi e la libreria coi sigur ros e mazzy star; soit sage et mets pas tes doigts dans le nez. rock hair. la maison du thé. il locale delle lesbicone, e il kasher yiddish di chez marianne.
il funerale agli anfibi a place de la bastille. l’orangerie con le ninfee di monet. il musée d’orsay e l’orso bianco di gesso bianco. le specchiere art nouveau. le lavanderie a gettone dove asciugare i cappotti zuppi e rimetterseli caldi caldi, la chocolate viennoise di starbucks con la brioche façon pain perdu. il quarto giorno di rai uno, i 109 euro che percaritàdiddio, il pont alexandre, gli edicolanti che non hanno metallion, gli champs elysées la sera, il virgin store. fanfarlo. il palazzo publicis. i breaker davanti all’arc de triomphe.
e di come viaggiare con tamanta sia come viaggiare con se stessi, visto che pensiamo e diciamo le stesse cose negli stessi momenti davvero troppo spesso, e di come parigi sia sempre una cosa di rara bellezza e palpabile fascino. e di come condividere le cose renda tutto estremamente più sensato, e del riportarsi a paro coi conti.
(e poi sì, di certi messaggi molto belli di cui non vi racconterò, e di una certa voglia di una certa compagnia. di cui non vi racconterò, non ancora, non adesso. ma che ho tenuto al calduccio per tutto il viaggio, e continuo a tenere.)
gennaio 31, 2010 at 19:43 · Filed under Senza categoria
dormo bene. di nuovo. dormo moltissimo. sette, otto ore a notte, pieno, riposante, ricco di sogni. erano anni che non succedeva, ed è una bellezza, ha qualcosa di magico. faccio sogni affollatissimi in cui si radunano tutti gli elementi letterali o simbolici e tutte le suggestioni della mia vita di tutti i giorni: lottatori di sumo, punti vodafone, stivali nuovi e viaggi in aereo, i colleghi, l’immancabile bagno senza porta. e anche te, che ti sogno ai margini del campo visivo, aspettando il momento in cui il fuoco si sposterà e tutto ciò che deve combaciare andrà a registro.
da sveglia invece il mio cervello produce liste a non finire, una produzione continua e automatica, un inventario emotivo che scorre senza interruzioni, di fondo a tutto il resto. ho una lista, ad esempio, di cose-che-ti-vorrei-dire-di-me che va dal colore delle mie ciabatte ai miei voti all’università, da quanto zucchero metto nel caffè a quali volti popolano il buio delle zone d’ombra nella mia anima; e vi corrisponde, perfettamente speculare, la lista delle cose-che-vorrei-sapere-di-te, e sono tutte cose che finisco per non chiederti e non dirti un po’ perché non c’è mai il tempo, un po’ perché è una lista incoerente, e un po’, un po’ molto, perché molte sono cose che penso che magari sarà bello scoprire, e mostrarti, di persona.
ho una lista nutritissima di paure che tengo a bada, che provo col cuore e controllo col cervello mentre stanno lì acquattate e legate e con la museruola: paura di sbagliare, di soffrire, di non bastare; paura di rifare sempre gli stessi errori, di non saper più chiedere e dare e comunicare, paura di essere, dopo tanto tempo passato dietro una corazza, troppo dura e spigolosa e troppo distante; o di cedere troppo, all’improvviso, e senza controllo; paura delle distanze, paura che all’improvviso tutto svanisca nel nulla, paura di finir bloccata per troppa paura.
e poi però ho anche una lista lunghissima, più lunga ancora, di cose-per-cui-ringraziarti. di sorrisi che mi hai regalato e che continui a regalarmi, di momenti di conforto, dimostrazioni d’affetto, di parole belle che accendono lucine tutt’intorno alla me stessa interiore, una lista di piccoli doni che forse non sai neanche di farmi.
ed è questa lista che neutralizza quella delle paure. è questa, che mi fa pensare che comunque vada, qualunque cosa dovesse succedere, beh, ad oggi posso già dire che sarà valsa la pena di giocare. di provare a diventare, da una probabilità, un imprevisto.
gennaio 22, 2010 at 09:12 · Filed under Senza categoria
da fungo. da maga. da brava ragazza affabile (ma non espansiva). da pirata col cappotto da pirata e gli stivali da pirata, da folletto in lana nera e campanello. da professionista meticolosa. da professionista scazzata. da morta di sonno. da casalinga-non-disperata. da bambina coi boccoli. da sognatrice dietro le finestre – cacciatrice di nuvole, ladra di foto a tradimento.
da donna.
gennaio 18, 2010 at 19:15 · Filed under Senza categoria
c’è un’aria bianchiccia e pesante che si attacca alla faccia come uno straccio bagnato; un freddo inospitale e inutile davanti al quale oppongo colli alti e stivali di pelle, cappelli a fungo e manicotti a strisce grigie. c’è un vago fastidio di cose materiali che non vanno come vorrei, o non *abbastanza* come vorrei, un sordo malcontento sullo sfondo, da sfogare in acqua stasera con due bracciate e due gambate in più, con due boccate d’aria in meno.
e poi c’è chi mi dice che i miei occhi ultimamente sono luminosi e sorridenti, e che sono una bella carica di positività. ci sono date appuntate sul calendario una via l’altra, un duemiladieci che si muove dopo un duemilanove immobile e stagnante, paletti da raggiungere uno dopo l’altro. c’è voglia di andar via in mille posti diversi, voglia di vedere altri orizzonti, altri cieli, le stelle; e c’è un desiderio, piegato piccolo piccolo in un angolo di cuore, o di ragione o di qualunque cosa stia al confine fra l’uno e l’altra; ed è quello, che mi fa brillare gli occhi e illuminare il viso e perdere ogni tanto a guardare una nuvola, un angolo di stanza, un riflesso sul muro, ed è quello che mi fa salire il rosso alle guance mentre certi silenzi si impadroniscono dell’etere, in certe lunghissime telefonate in cui il tanto dire finisce nel non dir niente.
è quello di certo, perché sono sempre le cose più delicate, incerte, tremolanti, sempre le cose più timide, le più belle da custodire. come piccoli segreti fragili che quasi, da un momento all’altro, si teme spariscano come sogni a occhi aperti.
gennaio 15, 2010 at 08:47 · Filed under Senza categoria
mi viene tutto a noia, ogni tanto. tutto quello che c’è qua sopra, lo schermo, l’infinito brulicare che vi si scorge dietro. il social non-social, il condominio di facebook (manco detto) col suo delirio di contatti senza senso, a volte anche friendfeed e le sue dinamiche strane, il flame della domenica, l’hide e il block e i thread da 150 commenti, l’immensa differenza tra avere le tette e non averle, tra farlo sapere e non.
a volte mi perde tutto di senso davanti agli occhi e ho bisogno di un po’ di silenzio tra tanto rumore. e questo posto invece, il mio blog, è l’unico posto che non mente mai, quasi sette anni di onorata carriera ed è ancora casa mia, ancora il luogo dove tengo lo specchio e le luci basse e qualche divano comodo in cui affondare.
ed è così, tutto passa, sfuma, si dissolve, scivola in secondo piano o non trova più spazio – io e le mie parole, noi, rimaniamo sempre.
gennaio 10, 2010 at 16:10 · Filed under Senza categoria
mi piacciono le telefonate del buongiorno. almeno quanto quelle della buonanotte. che ti portano, presa per la manina, delicatamente fuori dal sonno. raccontare che cosa stavo sognando (a proposito: stanotte parigi, e ancora il negozio di mamma, ma traslocato da un’altra parte), godermi il caldo delle coperte e il liscio delle lenzuola ben tese, un occhio alla finestra e alla luce che entra incerta e argentata.
mi piacciono i “dai, vai a fare colazione” e “dai, fila a letto”, come se fossi una bambina. i piccoli nuclei di attenzione e cura. il “come stai?” al posto del “come va?”, ché sembra arrivare da qualche parte più in profondità, da un luogo più vero e meno convenzionale.
mi piace quando qualcuno mi spiega qualcosa che non so. anche, e soprattutto, se non dovrò mai usare in alcun modo quelle informazioni. ha un che di rilassante, come accomodarsi in un angolino sicuro. una nicchia dove qualcuno ti racconta le sue fiabe, quale che sia l’argomento.
e perfino essere presa in giro per l’accento o per qualcosa di bizzarro che dico e suona strano.
mi piace la lentezza delle cose. la cautela, il camminare in punta di piedi in mezzo a qualcosa che ancora non si conosce. fragile, maneggiare con cura, e se possibile anche un po’ di timore. (tanto, timore.)
mi godo tutto come acqua a piccoli sorsi. e sorrido piano. aspettando.
gennaio 8, 2010 at 08:41 · Filed under Senza categoria
ho scordato di mettere l’orologio. mi sento come se mi mancasse un pezzo, come se mi avessero mozzato il polso, tipo, ma mi viene da pensare che vorrà dir qualcosa, vuol sempre dire qualcosa quando ti scordi a casa una cosa senza la quale ti senti incompleta. forse che oggi la misura del tempo non è così importante, o al contrario, che il tempo che scorre non lo vuoi neanche vedere; non lo so, ci devo pensare, non è chiaro, e nemmeno così fondamentale.
e ho sopravvalutato il freddo, preso una sciarpa che non serviva, dev’essere perché ho dormito malissimo, mi son svegliata a più riprese, una delle quali cercando di afferrare, per aria, qualcosa che ad occhi aperti non c’era più. e allora ho bisogno di protezione stamattina, di qualcosa che mi giri cinque volte intorno al collo, ché sono fragile. (e poi, in effetti, forse il tè alle undici di sera non è una grande idea, lo ammetto.)
e c’è quest’aria plumbea e sembra che minacci temporali, e intanto dentro casa l’albero di natale è ancora montato ma rimane spento; e se fosse per me, le lucine le terrei accese fino a maggio anche se non si usa, non è consueto, sembra strano.
ho voglia di cose belle.
gennaio 7, 2010 at 08:44 · Filed under Senza categoria
ho sognato un negozio, il negozio di mamma. con la serranda alzata ma nessuno dentro. ho sognato di andare a innaffiare le piante, con le luci abbassate a metà, e tutto quanto in stato di semiabbandono. e che c’era gente che voleva entrare a comprare, ma io rispondevo che non era aperto, che la titolare sarebbe rientrata dalle ferie di lì a una settimana, ripassate, grazie. c’era un’aria sospesa, di pausa, di attesa. un sentimento rasserenante di cura delle cose, di delicata attenzione.
e io non riesco a dirlo, come sto, adesso. in pausa, in sospensione, nell’attesa di dati più precisi, ma intanto beh, contenta. ho paura anch’io, una paura terribile. e però. so, in una maniera del tutto naturale e istintiva, che vale la pena rischiare.
e allora io intanto annaffio le piante, e poi si vedrà.
gennaio 5, 2010 at 14:19 · Filed under Senza categoria
nevica ancora. da ieri, ha iniziato prima piano, a fiocchetti piccoli piccoli che sembrava una spruzzata di zucchero al velo sui tetti e le macchine e le aiuole e su tutte le cose, e poi proseguito per tutta la notte e oggi ancora, a fiocchi grossi che scendono giù obliqui a ricoprire tutto. e io non sono una tipa da neve, sono da estate e da caldo e da finestre spalancate e da pelle scaldata dal sole, eppure questa colata di bianco ha anche lei qualcosa che ti fa sentire caldo. sarà il suo ovattare i rumori, sarà l’aspetto ancora soffice o il fatto che venga giù piano, non come la pioggia che scende incazzata e si porta via tutto, ma così, quieta e placida si appoggia sulla terra e resta lì. e non riesco a smettere di sorridere. di affondare le mani nello strato di spuma immacolata sulle auto, far sorridere i parabrezza degli scooter, gettare lo sguardo in giro e memorizzare immagini di questa inedita bologna-la-bianca, bologna-la-placida.
intanto mi ghiaccio le mani e i piedi e le gambe, ringrazio il cielo di essermi portata il piumino pesante, benedico le gonne e il non avere zampe di pantalone da inzuppare camminando in giro, compro cappellini fru-fru che mi scaldano la nuca e le orecchie e mi fanno sembrare un funghetto. e per la città deserta, con la pitzicugina, vado in giro per tisane e tè caldi e aperitivi col vino rosso, mi infilo in piccoli cinema del centro a vedere film che finiscono un po’ appesi, preparo ciobar di mezzanotte al rientro a casa, ed è tutto pacifico e lento e familiare.
e le ansie abitano da un’altra parte, almeno per questa manciata di giorni.
gennaio 2, 2010 at 02:27 · Filed under Senza categoria
l’anno finisce e ricomincia con gli amichetti. il che rende questo capodanno insolito, e molto carino. tranquillo, rassicurante, genuino.
inizia con alcuni auguri molto belli, e che spero si avverino, ché a leggerli mi si sono disegnati sul viso sorrisi enormi e impossibili da trattenere. perché si sente quando certe cose sono dette col cuore, e perché chi le dice tiene davvero a te. non come quegli stupidi auguri preconfezionati fatti senza pensarci, non come le frasi fatte che si dicono tanto per.
e inizia con una telefonata, la prima del 2010, che mi piace molto sia proprio la prima della lista, per tanti motivi.
io, nella concitazione generale dei preparativi, ieri pomeriggio ci ho anche pensato, al mio post dell’ultimo dell’anno, ma poi non l’ho scritto. perché non ho avuto tempo, perché ero in difficoltà, anche. un amico mi ha chiesto tre propositi per l’anno nuovo e io, lì per lì, ho avuto molte esitazioni a trovarli. non ce ne sono di particolari, e non perché sia soddisfatta di me ma perché sono confusa sulle strade da prendere. so le cose che vorrei mi venissero regalate dai prossimi 12 mesi di vita, non so come correggere la rotta per convincere il destino a regalarmele. ma ho sottopelle, ed è già qualcosa, la sensazione di un paio di cose che sarebbe bene fare, così, in generale, e che volendo possiamo considerare dei buoni propositi per quanto non ne abbiano la stessa forza e precisione.
allora vi dico che dovrei dimagrire, dormire di più, nuotare di più e abbandonare molte delle mie pigrizie. che dovrei andare dall’omeopata a parlargli delle mie allucinazioni e dei miei mal di gambe e del fatto che ogni tanto, e proprio quando mi servono di più, mi perdo le parole e i concetti e le informazioni nei cunicoli della mia memoria, per ritrovarli solo qualche minuto più tardi, quando ormai non sono più utili come prima. che dovrei sorridere di più, e cercare di avere meno blocchi, meno freni, meno filtri. conoscere gente nuova. parlare di più. parlare pensando meno, e sentendo di più, e con meno sovrastrutture. spendere di meno, risparmiare per cose più importanti; focalizzarmi, disperdermi meno. vi dico che dovrei ascoltare le persone giuste, fottermene di quelle sbagliate, mandarle apertamente affanculo quando non è più possibile ignorarle.
e che dovrei, anzi devo ed è precisamente quello che continuerò sempre a fare, e questo sì con la forza e l’esattezza di un proposito preciso, tenere stretto chi vale la pena di tener stretto. chi mi vuol bene e mi fa star bene e non ha doppie facce, doppi comportamenti, cattive intenzioni nascoste. tenere stretta tutta la gente che in questi ultimi anni, sempre, tutti i giorni anche col solo fatto di esistere e di essere parte della mia vita, di essere a portata di telefono, di email, di chiacchierata davanti a una birra, di abbraccio, di sguardo che basta a se stesso e lascia passare tutto quello che deve passare, mi tiene su e mi impedisce di crollare e mi fa considerare, alla fine di tutti i conti, che nonostante le mie insoddisfazioni e i miei scazzi e i miei momenti di malumore e le difficoltà più o meno piccole e momentanee, sono ancora, pur sempre, una donna fortunata. grazie a tutti quelli che ci sono, e che continueranno a esserci.
un buon 2010, a tutti quanti.
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